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11 settembre 2001: Guida alla lettura
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IL PROFITTO UBER ALLES! IL PROFITTO INNANZITUTTO!
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LO STATO DI POLIZIA E IL MERAVIGLIOSO GRANDE FRATELLO
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UNA COMPONENTE ESSENZIALE DEL SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO MONDIALE
DI DANIEL ESTULIN
danielestulin.com
Due giorni fa, il giornale tailandese THE NATION, pubblicato in inglese e considerato generalmente un organo di propaganda della DEA (Drug Enforcement Administration) in Tailandia, ha pubblicato un articolo sulla lotta in corso per la conquista del potere politico in Birmania, lotta che vede ancora una volta vede come favoriti.....i monaci birmani. L'articolo consisteva di tre paragrafi e citava tra le sue fonti i servizi di spionaggio statunitensi e alcuni membri del Dipartimento di Stato nordamericano. Cosa accomunano Afganistan, Birmania, i documenti “segreti di WikiLeaks” e Hamid Gul, il generale rimosso dal suo incarico ed ex capo dei servizi sergreti pachistani (ISI)? La droga.
Negli anni '80, il generale Gul era il coordinatore della guerra combattuta dai guerrieri mujahadeen contro le truppe sovietiche. La guerra, per inciso, veniva finanziata dalla CIA attraverso il traffico di droga. Nei documenti pubblicati da Wikileaks, Gul viene descritto come collaboratore dei Talebani e di Al-Qaeda, oltre che come coordinatore degli attacchi suicidi organizzati dalla NATO in Afganistan. Per quale motivo i documenti di Wikileaks, supposti segreti, si soffermano sulla figura di un vecchio generale di 74 anni? Gul, nel giugno del 2010, commise un “errore” imperdonabile quando durante una intervista concessa ad un giornalista locale tirò fuori il ruolo dell'esercito americano nella vendita di eroina afgana attraverso la sua base top secret Manas, nel Kyrgyzstan.
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Postato da cdcnet il 01/09/2010 (43 letture)
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Economia e Finanza: CRISI. MA QUALE CRISI? I PROFITTI BALZANO ALLE STELLE!
DI JAMES PETRAS informationclearinghouse.info
Mentre i progressisti e i sinistroidi scrivono di "crisi del capitalismo", gli industriali, le compagnie petrolifere, i banchieri e altre major sia sulla costa atlantica che su quella pacifica, alla faccia loro, fan soldi a palate.
Dal primo trimestre di quest'anno, gli utili aziendali sono saliti dal venti a oltre il cento per cento (Financial Times, 10 Agosto 2010, p. 7). Infatti, i profitti aziendali sono aumentati molto più di quanto non fossero prima dell'inizio della recessione del 2008 (Money Morning, 31 Marzo 2010). Contrariamente a quanto dicono i blogger progressisti, i tassi di profitto stanno crescendo, non diminuendo, soprattutto fra le maggiori corporation (Consensus Economics, 12 Agosto 2010). La tendenza al rialzo dei profitti aziendali è un diretto risultato della sempre più profonda crisi della classe operaia, dell'impiego pubblico e privato e delle piccole e medie imprese.
Con l'inizio della recessione, i grandi capitali si sono liberati di milioni di lavoratori (un americano su quattro è stato senza lavoro nel 2010), hanno salvaguardato le rendite dai capi delle organizzazioni sindacali, hanno ricevuto esenzioni fiscali, sussidi e prestiti quasi senza interessi dai governi locali, statali e federali.
Quando la recessione si è temporaneamente arrestata, le grandi aziende hanno raddoppiato la produzione con la rimanente forza lavoro, intensificando lo sfruttamento (più produzione per singolo lavoratore) e hanno diminuito i costi facendo ricadere sulla classe operaia una più ampia parte dell'assicurazione sanitaria e delle indennità pensionistiche, con l'acquiescenza dei ricchi funzionari sindacali. Ne è risultato che mentre le entrate sono diminuite, i profitti sono aumentati e i bilanci migliorati (Financial Times, 10 Agosto 2010).
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Postato da cdcnet il 26/08/2010 (117 letture)
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LA MORTE NATURALE DEL CAPITALISMO
DI SIV O'NEALL onlinejournal.com
Cala il sipario sul mondo unipolare che conosciamo e ora si pone urgente la questione se, come e quando le vere forze della democrazia, dei diritti umani, della pace e civiltà potranno dissipare la nube che ha coperto quello che una volta poteva essere considerato un modo di vivere decente.
La lunga discesa nel capitalismo totalitario interessato esclusivamente al profitto corporativo sta per finire il suo ciclo. La festa è finita e la bancarotta si avvicina. Non sappiamo però quanto durerà questa caduta libera dell’economia.
Sovvengono alla memoria esempi come la Germania del Reich, ma non è possibile stabilire un parallelismo. La mancanza di umanità è la stessa ma ora l’ipocrisia è molto peggiore, essa domina il mondo. Chi governa gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali nasconde la propria ideologia e gli obiettivi da raggiungere. I nostri cosiddetti leaders dicono solo menzogne ed è così che hanno organizzato a proprio vantaggio il loro gioco.
Si suppone che noi la popolazione non dovremmo sapere di essere trattati come feccia da scartare. Il potere immagina che finché nessuno dirà la verità su come ci ingannano, rimarremo proni come cani bastonati a leccare i piedi dei nostri torturatori.
Ci siamo allontanati così tanto dalla società civile che i Padri Fondatori avevano in mente per le popolazioni dei 13 stati, che la portata può essere misurata solo se consideriamo l’abissale mancanza di beni e diritti essenziali che ora costituisce la norma negli Stati Uniti. Di fatto, nel 2010 non sono rimaste aree libere dal declino generale, culturale, economico o umanitario. I diritti umani sono ridotti in brandelli, lo standard di vita della maggioranza delle famiglie americane può solo peggiorare, la voce della popolazione rimane inascoltata, lo standard qualitativo delle istituzioni culturali e dell’educazione, con i vantaggi che queste comportano, è ridotto al lumicino.
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Postato da cdcnet il 17/08/2010 (85 letture)
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Economia e Finanza: I TERRORISTI DEL DEFICIT COLPISCONO NEL REGNO UNITO.
I PROSSIMI SARANNO GLI STATI UNITI?
DI ELLEN BROWN Web of Debt
La settimana scorsa il nuovo governo inglese ha dichiarato che avrebbe abbandonato i piani di incentivi del governo precedente e che avrebbe introdotto le misure di austerità richieste per ripagare i debiti stimati in circa 1.000 miliardi di dollari. Questo equivale al taglio della spesa pubblica, al licenziamento dei dipendenti, alla riduzione dei consumi e all’aumento della disoccupazione e dei fallimenti. Ed equivale anche alla riduzione dell’offerta monetaria, in quanto tutto il “denaro” odierno ha origine in pratica sotto forma di prestiti o di debito. La riduzione dei debiti insoluti farà diminuire la quantità di denaro disponibile per pagare i lavoratori ed acquistare le merci, aggravando la depressione e portando altre sofferenze all’economia.
Il settore finanziario a volte è stato accusato di ridurre di proposito l’offerta monetaria, allo scopo di aumentare la domanda per i propri prodotti. I banchieri lavorano nel business del debito e se venisse concesso ai governi di creare abbastanza denaro per tenersi alla larga dai debiti – i governi stessi e i loro elettori – i prestatori fallirebbero. Le banche centrali, che hanno la responsabilità di mantenere il business bancario, insistono dunque su una “moneta stabile” a tutti costi, anche se questo significa il taglio dei servizi, il licenziamento dei dipendenti e l’aumento del debito e degli interessi. Affinché il business finanziario possa continuare a prosperare, ai governi non deve essere permesso di battere moneta, sia stampandola integralmente che prendendola a prestito dalle banche centrali di proprietà dello stato.
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Postato da cdcnet il 05/07/2010 (513 letture)
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COS'HANNO IN COMUNE LA BP E LE BANCHE? L'ERA DELL'ANARCHIA AZIENDALE
DI GONZALO LIRA Global Research
In occasione del disastro della marea nera della BP, il presidente Obama ha rilasciato ieri sera dalla Sala Ovale un discorso – un capolavoro di timida finta indignazione. Il discorso era tutto incentrato su “energia pulita” e “porre fine alla nostra dipendenza dai carboni fossili”. A fronte della marea nera della BP – probabilmente il più grave disastro ambientale di tutti i tempi – la risposta del presidente Obama è stata questa: gentile indignazione e vaghi piani per “adottare la linea dura”, “mettere da parte la sola compensazione” e “fare qualcosa”.
Il presidente Obama non ha capito veramente di cosa si tratti. Sebbene è indubbio che sia un disastro ambientale, la marea nera della BP è molto, molto di più.
La dispersione di petrolio della BP è parte dello stesso problema della crisi finanziaria: sono due esempi dell’era nella quale viviamo, l’era dell’anarchia aziendale. In poche parole, in questa era di anarchia aziendale, le società non
devono osservare alcuna regola – nenche una. Legali, morali, etiche,
persino quelle finanziarie sono irrilevanti. Sono state tutte annullate
in nome della ricerca di profitti – letteralmente non conta nient’altro.
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Postato da cdcnet il 25/06/2010 (320 letture)
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Economia e Finanza: USCITA DALLA CRISI FINANZIARIA
DI ROBERT BIBEAU
mondialisation.ca
Contrariamente a quanto declamato da molti analisti, l'obiettivo dell'operazione speculativa atta a far vacillare l'euro, non è di attentare alla “democrazia europea”. Cito qui di seguito l'estratto di un testo apparso questa settimana sul quotidiano Le Monde: “Questa amministrazione finanziaria mondiale (proposta dal presidente del FMI) con la messa sotto tutela delle economie nazionali e la distruzione delle democrazie”(1).
Tutti ricorderanno che la creazione dell'Unione Europea e dell'euro fu una vera e propria operazione antidemocratica e antinazionale. Quando il popolo francese rifiutò Maastricht con il referendum(2), il governo francese e i dirigenti europei immaginarono il trattato di Lisbona e lo fecero adottare dall'assemblea nazionale francese senza referendum per paura che fosse rigettato dal popolo come accaduto con quello irlandese.(3)
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Postato da cdcnet il 25/06/2010 (351 letture)
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Economia e Finanza: ECONOMIA SPACCIATA: LA CRISI FINANZIARIA IN GRECIA E NELL' UNIONE EUROPEA
DI MICHAEL HUDSON
globalresearch.ca
Indovinello: Che differenza c’è tra i rivoltosi greci e il movimento
Tea Party in America?
Risposta: Entrambi ripudiano il governo che è stato assorbito da
un’oligarchia finanziaria per spostare il peso fiscale sul lavoro.
La differenza è che i membri del movimento Tea Party hanno perso fiducia
nel governo ed è, naturalmente, quello che vuole l’oligarchia
finanziaria. Abbandonando la speranza di ottenere il controllo
elettorale per perseguire un equo programma fiscale, i membri del
movimento Tea Party hanno rinunciato alla lotta secolare per le riforme
per dare al governo maggiori poteri per controllare la finanzia rapace e
la ricchezza. Scivolando verso destra nell’arco politico e agendo
principalmente per frustrazione, essi hanno ceduto al desiderio utopico
di schiacciare semplicemente il governo che essi vedono comportarsi in
modo contrapposto ai loro interessi.
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Postato da cdcnet il 31/05/2010 (353 letture)
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UN MESSAGGIO DALL'ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO!
DI ADRIAN SALBUCHI
voltairenet.org
Ci sono analogie sconcertanti tra il decennio catastrofico dell'Argentina (1991-2001), che ha portato ad un massiccio default, e le recenti ed incombenti difficoltà della Grecia. In tutti e due i casi, la colpa è delle organizzazioni di credito internazionali ed entrambi i paesi sono stati afflitti da rivolte e proteste diffuse contro le misure di austerità imposte dal FMI. L'economista argentino Adrian Salbuchi offre una vigorosa analisi di questa crisi “artificiosa” che non conosce frontiere.
Nel momento in cui gli argentini, oggi, guardano il telegiornale e vedono le cose terribili che accadono in Grecia, non possono che dire “Hey, è IDENTICO all'Argentina nel dicembre 2001 e l'inizio del 2002...!”. All'epoca, l'Argentina subì il suo peggiore collasso a livello monetario, del sistema bancario e del debito pubblico, che portò a tumulti, violenza folle, proteste e guerra sociale. L'agitazione fu così dannosa da costringere alle dimissioni il Presidente Fernando de la Rua, soprattutto a causa del suo famigerato Ministro dell'Economia pro-cartelli bancari, Domingo Cavallo, generando un vuoto politico che portò l'Argentina ad avere cinque (ben cinque!!) presidenti in quell'ultima terribile settimana di dicembre 2001.
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Postato da cdcnet il 24/05/2010 (226 letture)
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Politica: PREVISIONE 2012: VERSO UN NUOVO ORDINE SOCIALE
DI RICHARD K.MOORE Global Research
Contesto storico – Lo stabilirsi della supremazia capitalista
Quando, alla fine del '700, in Gran Bretagna iniziò la Rivoluzione Industriale, si potevano fare tanti soldi investendo nelle fabbriche, aprendo nuovi mercati e guadagnando il controllo delle fonti di materie prime. Tuttavia, la gente con più soldi da investire, non era in Gran Bretagna ma per la maggior parte in Olanda. L’Olanda era la principale potenza Occidentale nel '600 ed i suoi banchieri i principali capitalisti. All’inseguimento del guadagno, nel mercato azionario britannico fluiva il capitale Olandese, e fu così che gli Olandesi finanziarono l’ascesa della Gran Bretagna che succesivamente eclissò l’Olanda sia economicamente che geopoliticamente.
In questa maniera, l’Industrializzazione Britannica giunse ad essere dominata da facoltosi investitori ed il capitalismo divenne il sistema economico dominante. Questo portò ad un’ importante trasformazione sociale. La Gran Bretagna, fino ad allora, era stata essenzialmente una società aristocratica dominata da famiglie latifondiste. E come il capitalismo divenne economicamente dominante, così i capitalisti divennero politicamente dominanti. La struttura fiscale e la politica dell’import-export furono gradualmente modificate a favore degl’investitori anzichè dei latifondisti.
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Postato da cdcnet il 20/05/2010 (395 letture)
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Politica: L'AVVENTO DEI PAESI DEL BRIC PUO' CAMBIARE IL MONDO?
DI CHEMES EDDINE CHITOUR
mondialisation.ca
«Il capitalismo è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, il comunismo, è esattamente il contrario.»
Parole attribuite a Nikita Kruscev
Questo motto di spirito del segretario del Partito Comunista Sovietico, all’epoca del suo massimo splendore, riassume tutta l’ambiguità della strategia dei nuovi paesi emergenti che vogliono assumere le regole del capitalismo e dargli un volto umano. La loro attuale « riuscita» la devono al mercato e al fatto che, come ogni paese in crescita, hanno dovuto attraversare una fase ascensionale? Oppure si tratta di una nuova realtà che può servire da esempio agli altri paesi in via di sviluppo? Di fatto, la coordinazione per fare muro contro i vecchi paesi industrializzati e il loro verbo unico sono per noi il segno di un cambiamento che, al contrario della filosofia no global ,ha una base concreta. Così, veniamo a sapere che il 15 Aprile, a Brasilia, quattro grandi paesi, e non di quelli che contano meno, hanno deciso di prendere in mano il proprio destino e di smettere di essere solo trascinati dalla globalizzazione. Le loro dichiarazioni, che curiosamente sono passate sotto silenzio nei media occidentali, rimettono profondamente in causa il modo di procedere ereditato dagli accordi di Bretton Woods.
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Postato da cdcnet il 11/05/2010 (261 letture)
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