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UOMO E ANIMALI: Guida alla lettura
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ALIMENTAZIONE: Guida alla lettura
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11 settembre 2001: Guida alla lettura
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IL PROFITTO UBER ALLES! IL PROFITTO INNANZITUTTO!
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LO STATO DI POLIZIA E IL MERAVIGLIOSO GRANDE FRATELLO
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L'ATTUALE INVASIONE DELL'AFRICA NON FA NOTIZIA
E HOLLYWOOD CI REGALA LA LICENZA DI MENTIRE.
DI JOHN PILGER
johnpilger.com
È in pieno svolgimento una vera e propria invasione dell’Africa. Gli
Stati Uniti stanno schierando le loro truppe in 35 paesi africani, dalla
Libia al Sudan, all’Algeria, al Niger. Questa notizia, data
dall’Associated Press il giorno di Natale, non ha trovato riscontro
sulla maggior parte dei media anglo-americani.
L'invasione ha poco a che fare con l’"islamismo", ma quasi tutto con ciò
che riguarda la conquista delle risorse, particolarmente quelle
minerarie, e con l’accentuata rivalità con la Cina. Diversamente dalla
Cina però, gli Stati Uniti e i loro alleati sono pronti ad usare lo
stesso grado di violenza messa in atto in Iraq, Afghanistan, Pakistan,
Yemen e Palestina. Come per la guerra fredda, si richiede che una
suddivisione del lavoro tra giornalismo occidentale e cultura popolare
assicurino la copertura di una guerra santa contro la “crescente
minaccia” dell’estremismo islamico, per nulla diverso dal sedicente
"pericolo rosso" del complotto comunista mondiale.
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Postato da cdcnet il 06/02/2013 (203 letture)
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Imperialismo: ZERO DARK MALI
DI PEPE ESCOBAR
atimes.com
Goooooooood morning, Vietnam! Oops, scusate, quello era un altro
pasticcio del passato. Allora la colonna sonora erano Hendrix,
Jefferson Airplane, Motown e Stax. Ora siamo al Goooooooooood morning,
Mali! E la colonna sonora non può essere niente di meno trascendentale
di Dounia (1) di Rokia Traore e niente di meno psichedelico di Amadou o
di Dimanche a Bamako (2) di Mariam. Qualcosa di molto più minaccioso.
Qualcosa che si avvicina all’immancabile Hendrix di Machine Gun (3).

Il tempismo – come nella diffusione della Guerra Globale al Terrore
(GWOT) – è tutto. Le controffensive Libiche nel Sahel, sapientemente
coreografate, non potrebbero essere miglior sostituzione della NATO che
issa una gigantesca bandiera bianca in Afghanistan. Non c’è più
Goooooood morning, Kabul! C’è solo il triste conto alla rovescia prima
di vedere l’ultimo elicottero della NATO che lascia Bagram, in stile
Saigon 1975.
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Postato da cdcnet il 28/01/2013 (193 letture)
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Terrore e Guerre: GUERRA AL TERRORE, PER SEMPRE
DI PEPE ESCOBAR
atimes.com
E il vincitore dell'Oscar per il miglior Sequel del 2013 è ... La guerra globale contro il terrorismo
(GWOT), una produzione del Pentagono. Lascino ogni speranza tutti
coloro che avevano pensato che l’ultima scena della saga
cinematografica di "Geronimo", alias Osama bin Laden, fosse stata la sua
fugace apparizione, come un cameo in una scena di tortura nel film
Zero Dark Thirty (non ancora uscito in Italia).
Ora è ufficiale – sono parole dette direttamente dal leone, il Capo di
Stato Maggiore USA, il Gen. Martin Dempsey, come è stato rigorosamente
riportato nel sito di AFRICOM site, il braccio armato africano del Pentagono.
Dopo l’uscita di scena della "storica al-Qaeda”, rintanata da qualche
parte nelle terre del Waziristans, tra le tribù del Pakistan; ecco che
arriva una nuova al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Le parole di Dempsey ci rivelano che AQIM "è
una minaccia non solo per il Mali, ma per tutta la regione, e se ... lo
lasceremo fare, potrebbe diventare una minaccia globale".
Nella foto: Moktar Belmokhtar, l’imprendibile (almeno per i servizi segreti francesi) leader del MUJAO
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Postato da cdcnet il 23/01/2013 (143 letture)
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Terrore e Guerre: BRUCIA, BRUCIA - AFGHANISTAN DELL' AFRICA
DI PEPE ESCOBAR
atimes.com
LONDRA – Si dovrebbe proprio amare il rombo dei Mirage francesi, che
spuntano all’alba per sentire l’odore ... di una deliziosa colazione
neo-coloniale, in salsa Hollandaise. Una salsa che lascia pensare.
A quanto pare, è un gioco da ragazzi. In Mali ci sono 15 milioni e
ottocentomila persone - con un reddito medio di mille dollari l'anno e
un'aspettativa di vita media di soli 51 anni - in un territorio grande
il doppio della Francia (PIL pro capite oltre 35 mila USD). Ora, quasi i
due terzi di questo territorio è occupato da islamici armati fino ai
denti. E allora?
Bombardiamo, baby, bombardiamo.
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Postato da cdcnet il 20/01/2013 (169 letture)
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Politica: MORSI: IL NUOVO FARAONE D'EGITTO
DI CHRIS HEDGES
Common Dreams
Quando l’ayatollah Ruhollah Khomeini tornò in Iran il 1° febbraio del
1979 dopo 14 anni di esilio, aveva intenzione di distruggere le forze
dell’opposizione secolare, compreso il Partito Comunista iraniano, che
era stato essenziale per rovesciare lo scià. La dichiarazione di
Khomeini di un governo islamico, sostenuto da referendum, lo vide
riscrivere la costituzione, chiudere i giornali dell’opposizione e
bandirne i gruppi, compresi il Fronte Democratico Nazionale ed il
Partito Repubblicano del Popolo Musulmano. I dissidenti che sotto lo
scià erano stati rinchiusi per anni nel carcere iraniano, notoriamente
brutale, vennero di nuovo imprigionati dal nuovo regime. Alcuni
tornarono nelle loro celle accolti dai loro vecchi carcerieri, i quali
avevano offerto i loro servizi al nuovo regime.
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Postato da cdcnet il 20/12/2012 (204 letture)
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Approfondimenti: LA NIGERIA, TRASCINATA NEL CAOS E NELLA GUERRA CIVILE
IL RUOLO DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global Research
La Nigeria, la nazione più popolata
e il più grande produttore di petrolio dell’Africa, è con sistematica
evidenza, oramai immersa nel caos e nella guerra civile. La recente
e improvvisa decisione del Governo di Goodluck Jonathan di togliere
i sussidi alla benzina e a altri carburanti importati ha un retroterra
più sinistro della semplice corruzione, e il Fondo Monetario Internazionale,
con sede a Washington, svolge un ruolo fondamentale. La Cina sembra
essere chi andrà a perderci, assieme al popolo nigeriano.
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Postato da cdcnet il 17/02/2012 (538 letture)
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MONSANTO E LA GATES FOUNDATION SPINGONO GLI OGM IN AFRICA
DI MIKE LUDWIG
Truth-out.org
Sbirciare la sezione Agricultural Development del sito di Bill e Melinda Gates
è un’esperienza edificante: contadini africani che sorridono, in un
gioioso slide show che alterna alle immagini descrizioni dell’impegno
profuso dalla fondazione per combattere fame e povertà.
Eppure, gli attivisti della biosicurezza definiscono il programma
finanziato dalla Gates Foundation un ‘cavallo di Troia’, finalizzato ad
aprire la via al settore agro-alimentare privato e all’introduzione di
sementi geneticamente modificate, tra cui un tipo di mais resistente
alla siccità che la Monsanto spera di far approvare negli USA e nel
resto del mondo.
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Postato da cdcnet il 14/08/2011 (566 letture)
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GLI USA PARLANO DI PACE E PREPARANO LA GUERRA IN SUDAN
DI SUSAN GARTH
Global Research
Nel conflitto sempre
più duro tra il governo di Khartoum e gli stati del sud che hanno
votato per l’indipendenza nel referendum di gennaio, si stima
che siano state uccise più di 1.500 persone dalla data del voto e altre
150.000 hanno dovuto lasciare le proprie case. Le agenzie d’assistenza
hanno annunciato un disastro umanitario proprio mentre il paese si incammina
verso una ripresa della guerra civile tra nord e sud che in due decenni
ha provocato più di due milioni di morti.
Il Presidente Barack Obama ha preteso
un “cessate il fuoco”, presentandosi come un onesto intermediario
in un conflitto che, per larga parte, è un prodotto degli Stati Uniti.
Il disastro umanitario minaccia di diventare un pretesto per un’altra
avventura militare in Africa. Washington è già intervenuta in Libia
con i raid di bombardamenti che avevano l’obbiettivo di rovesciare
il regime di Gheddafi regime. Ora ha il Sudan nel mirino.
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Postato da cdcnet il 22/06/2011 (386 letture)
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Terrore e Guerre: IL MIGLIOR AFFARE E' SEMPRE LA GUERRA
DI PEPE ESCOBAR
atimes.com
Bugie, ipocrisia e piani segreti. Ecco i dettagli che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha omesso nell’esporre all’America e al mondo intero la sua dottrina libica . Difficile comprendere cosa succede a causa dei tanti buchi neri che caratterizzano questa splendida piccola guerra che non è una guerra (“un’azione militare a raggio e a tempo limitati” come la definisce la Casa Bianca) e caratterizzata dall’incapacità dell’area progressista di condannare, allo stesso tempo, la crudeltà del regime di Muhammar Gheddafi e i bombardamenti ‘umanitari’ anglo-franco-americani.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1973 ha operato come un cavallo di Troia, permettendo al consorzio anglo-franco-americano e alla NATO di diventare la forza aerea dell’ONU nel suo sostegno a un’insurrezione armata.
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Postato da cdcnet il 02/04/2011 (499 letture)
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L'ESERCITO EGIZIANO DIRIGE UN VASTO IMPERO COMMERCIALE
DI MIKE HEAD WSWS
L’esercito egiziano è stato presentato dal governo di Obama, come anche dai dirigenti dell’opposizione ufficiale egiziana, quali Mohamed ElBaradei, come il garante di una “transizione in buon ordine” verso un nuovo ordine democratico. È completamente falso. I generali hanno una lunga storia di repressione contro la classe operaia, a cominciare dal passaggio alla corte marziale e l’esecuzione di due capi dello sciopero dei lavoratori del tessile solo un mese dopo il colpo di stato del 1952 che instaurò il regime di Nasser (si veda anche La classe ouvrière egyptienne prend le devant de la scene).
Contrariamente a ciò che afferma il mito della neutralità delle forze armate, tutte le crisi acute di questa dittatura militare al soldo degli Sati Uniti, hanno visto le truppe mobilizzate per controllare il malcontento della classe operaia. Queste occasioni comprendono la rivolta del pane del 1977, scatenata per l’applicazione da parte dellla Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale di misure per l’aumento dei prezzi, come anche una rivolta degli arruolati nella polizia del Cairo e di altre città nel 1986.
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Postato da cdcnet il 25/03/2011 (505 letture)
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Imperialismo: LA GUERRA DEL CLUB MED
DI PEPE ESCOBAR
atimes.com
Sarebbe davvero incoraggiante immaginare che la risoluzione 1973 [1] di giovedi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fosse stata votata esclusivamente per sostenere il movimento anti-Gheddafi sotto assedio con una no-fly zone, con logistica, alimenti, aiuti umanitari e armi. Questa sarebbe la prova che la "comunità internazionale" veramente "sta con il popolo libico nella loro ricerca di conseguire diritti umani universali", citando l'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Susan Rice.
Eppure, forse c'è qualcosa in più di questa giusta (morale) causa. La storia può registrare che il vero punto di svolta è avvenuto martedì scorso, quando, in un'intervista alla televisione tedesca, il re dei re africani ha fatto in modo che le società occidentali – ad esclusione della Germania (perche' il paese era contro la no-fly zone) - possano dire addio all'abbondanza energetica della Libia. Gheddafi ha detto esplicitamente, "Non ci fidiamo delle loro aziende, hanno cospirato contro di noi ... I nostri contratti petroliferi stanno andando verso le aziende russe, cinesi e indiana". In altre parole: i paesi membri del BRICS.
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Postato da cdcnet il 22/03/2011 (511 letture)
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EGITTO: MOVIMENTI, CIA E MOSSAD
DI JAMES PETRAS DissidentVoice
I limiti dei movimenti sociali
I movimenti di massa che hanno forzato la rimozione di Mubarak, mostrano sia le forze, sia le debolezze delle ribellioni spontanee. Da una parte il movimento ha dimostrato la sua capacità di mobilitare centinaia di migliaia, se non addirittura milioni, di persone a sostenere una battaglia vincente, culminata con il rovesciamento del dittatore in un modo che la pre-esistente opposizione non era riuscita, o forse non voleva fare.
Dall' altra parte, mancando qualsiasi leadership politica nazionale, i movimenti non potevano prendere il potere politico e realizzare le loro richieste, concedendo agli alti comandi militari di Mubarak di prendere il potere e definire il processo "post Mubarak", garantendo il mantenimento della subordinazione Egiziana verso gli Stati Uniti, la protezione dell' illecita ricchezza del clan Mubarak (70 miliardi di dollari), le numerose corporation dell' elite militare e la protezione delle classi sociali alte.
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Postato da cdcnet il 10/03/2011 (499 letture)
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Politica: LA RIVOLUZIONE IN TUNISIA: UNA STORIA REALE O VIRTUALE?
DI MARIO SEI
comedonchisciotte.org
da Tunisi
Era il 6 ottobre 1999 quando, davanti alla Commissione Stragi del Parlamento, Fulvio Martini, per sette anni a capo del SISMI, racconta con orgoglio, naturalmente senza spiegarne i dettagli, che il colpo di stato del 1987 per mettere al posto di Bourghiba il generale Zin Abidine Ben Ali fu soprattutto opera dei servizi segreti italiani e di due figure di spicco della recente storia d'Italia: Giulio Andreotti e Bettino Craxi. Non è certo un caso se quest'ultimo, in fuga dopo le condanne per corruzione e finanziamenti illeciti, ha poi scelto la Tunisia come luogo di residenza e se i suoi figli hanno continuato fino all'ultimo ad avere profondi intrecci con Ben Ali e il suo clan.
Dal 7 novembre 1987 fino al 14 gennaio scorso, il regime di Ben Ali fu considerato dalla stampa e dalle diplomazie occidentali un esempio da seguire, per la sua moderazione, per i successi economici e sociali ottenuti, per aver sconfitto il pericolo islamista, per essersi saputo presentare come meta ideale per turisti e tour operators. Era chiaro a tutti che si trattava, in realtà, di un regime ferocemente repressivo, con una censura che arrivava ad essere persino ridicola tanto era esagerata, con un tasso di disoccupazione altissimo, che nella fascia d'età tra i 15 e i 30 anni supera il 40%, e con un sistema di corruzione che avvolgeva l'economia nazionale, gestito in modo mafioso da due famiglie: quella di Ben Ali e quella, numerosa e vorace, della moglie, Leila Trabelsi.
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Postato da cdcnet il 10/02/2011 (689 letture)
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Imperialismo: I ''DITTATORI'' NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI
IL MOVIMENTO DI PROTESTA IN EGITTO
DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca
Il regime di Mubarak potrebbe crollare di fronte al vasto movimento nazionale di protesta... Quali Prospettive per l'Egitto e Il mondo arabo?
I "Dittatori" non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. Questo è vero in Tunisia, Algeria ed Egitto.
I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono.
Il Presidente Hosni Mubarak è stato un fedele servitore degi interessi economici occidentali e così lo è stato Ben Ali.
Il Governo nazionale e l'oggetto del movimento di protesta. L'obiettivo è quello di spodestare il burattino, piuttosto che il burattinaio. Gli slogan in Egitto sono "Abbasso Mubarak, abbasso il regime". Nessun manifesto anti-Americano è stato segnalato ... L'influenza dominante e distruttiva degli Stati Uniti in Egitto e in tutto il Medio Oriente resta nell’ombra.
Le potenze straniere che operano dietro le quinte sono schermate dal movimento di protesta.
Non si verificherà nessun cambiamento politico significativo a meno che il problema dell'interferenza straniera non sia affrontata significativamente dal movimento di protesta.
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Postato da cdcnet il 31/01/2011 (797 letture)
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ISRAELE IN AFRICA
DI GALAL NASSAR Al Ahram Weekly
Le promesse di Tel Aviv agli stati africani sono la chiosa ad un esercizio di cinismo estremo, scrive Galal Nassar.
Il Ministro dell'Estero israeliano Avigdor Lieberman, a capo di un enorme convoglio di consiglieri politici, militari e addetti alla sicurezza, nonché un treno di commercianti e rappresentanti delle maggiori compagnie israeliane, è andato a bussare alle porte di cinque nazioni dell'Africa subsahariana. Le 54 nazioni africane hanno respinto le aperture diplomatiche di Israele per decadi. Oggi l'amministrazione Netanyahu ritiene di avere l'opportunità di aprire una breccia in quel muro. Dopotutto, alcuni paesi arabi ora riconoscono Israele. Non ultimo tra questi l'Egitto, lo scoglio contro cui si sono infranti per lungo tempo i sogni di Golda Meir e del suo successore, che speravano di poter saccheggiare l'Africa e nutrirsi delle sue abbondanti risorse.
Ora, non solo molte nazioni africane sono pronte a sbloccare i propri rapporti con Israele, ma alcune hanno già iniziato ad esplorare la possibilità di collaborazioni strategiche. Tel Aviv conosce perfettamente il valore del vasto potenziale offerto dall'Africa.
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Postato da cdcnet il 27/09/2009 (983 letture)
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FARESTE A MENO DI SCRIVERE SMS PER SALVARE UNA SPECIE DALL'ESTINZIONE?
DI MICKEY Z.
onlinejournal.com
Fareste a meno della possibilita' di scrivere “ttyl” (*) al vostro “bff” (**) per salvare una specie dall’estinzione? Questa, nel 2009, non e' una domanda insensata.
La prossima volta che il vostro telefonino squilla, provate a concentrarvi su queste quattro semplici parole: Repubblica Democratica del Congo. Ve lo sto chiedendo perche' uno dei componenti principali del circuito dei telefoni cellulari e' un minerale metallico chiamato Columbite-Tantalite, o “coltan.”
L’80% delle riserve conosciute di coltan nel mondo si trova nell’africana Repubblica Democratica del Congo (o Congo Belga), che, guarda caso, si trova ad essere invischiata in una guerra civile brutale (persino per gli standard attuali) fin dall’era pre-telefonino del 1994. Nel corso degli anni, tutte le fazioni coinvolte in questa lotta implacabile hanno abilmente iniziato ad usare l’estrazione e la vendita del coltan non solo per nutrire l’apparentemente insaziabile dipendenza da telefonino dell’Occidente, ma anche per finanziare la propria inesorabile distruzione. In Congo, le morti civili in questo stesso periodo – dovute principalmente a malattia e malnutrizione conseguenti alla guerra – non sono calcolate nell’ordine delle centinaia, migliaia o persino decine di migliaia, ma piuttosto nell’ordine dei milioni… e cio' rende questo il piu' micidiale conflitto militare dopo la Seconda Guerra Mondiale.
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Postato da cdcnet il 27/03/2009 (1115 letture)
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Imperialismo: MANCANZA DI PANAFRICANISMO NEI COLLOQUI PER IL CONGO E LO ZIMBABWE
DI TAFATAONA MAHOSO (AFRICAN FOCUS)
NdT: Questo articolo è stato ripreso da “The Herald” del 9/11/2008 (nell’immagine, come appariva quel giorno la relativa pagina web) . Alcuni giorni dopo l’articolo non era più presente. Attualmente è reperibile in lingua inglese su questo forum. Sembrava al traduttore che l’articolo fornisse un punto di vista stimolante sulla situazione attuale in Africa Centrale ed è per questo che ne viene ugualmente divulgata la traduzione.
Nel caso dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai [1] e il suo MDC-T [2] stanno giocando il ruolo dei ribelli (dissidenti) cui va la responsabilità di provocare una guerra economica che non solo colpirà il popolo dello Zimbabwe, ma che sta rendendo difficile alla Southern African Development Community (Sadc) [3] di reintervenire nella Repubblica Democratica del Congo [DRC] e (una volta ancora) fermare la spartizione della DRC, così come voluta dall’Europa e dagli Stati Uniti. Inoltre, l’MDC-T di Tsvangirai ha sempre rivendicato, per conto della GB, USA e Rodesia, la rimessa in discussione e l’annullamento delle politiche di riforma agraria e di reclamo delle terre, e degli accordi commerciali e minerari fra lo Zimbabwe e i suoi alleati orientali: Cina, Russia, Iran, Malesia, India e Indonesia.
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Postato da cdcnet il 08/12/2008 (1017 letture)
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Imperialismo: IL VERO RUOLO DEI MISSIONARI ALL'EPOCA COLONIALE
FONTE: AFRICAMAAT
I missionari hanno davvero evangelizzato i Negri o hanno molto semplicemente servito gli interessi delle potenze coloniali?
Per farci un'idea sul ruolo dei missionari all'epoca coloniale, volgiamo l'attenzione sulla dichiarazione fatta nel 1920 da Jules Renquin, ministro delle colonie belghe nel Congo belga [1].
Questo fu il suo discorso di benvenuto ai missionari arrivati in Africa in quella data:
“Reverendi padri e cari compatrioti, siate i benvenuti nella nostra seconda patria, il Congo belga.
Il compito che siete invitati a svolgere è molto delicato e richiede molto tatto. Sacerdoti, voi certo venite per evangelizzare. Ma questa evangelizzazione deve ispirarsi al nostro grande principio: tutto innanzitutto per gli interessi della metropoli (il Belgio).
Lo scopo essenziale della vostra missione non è affatto di insegnare ai neri a conoscere Dio. Lo conoscono già. Parlano e si sottomettono a uno Nzamb o a un Nvindi-Mukulu e a chi so io. Sanno che uccidere, rubare, calunniare, ingiuriare è sbagliato.
Abbiate il coraggio di riconoscerlo, non venite per insegnare loro ciò che già sanno. Il vostro ruolo è essenzialmente quello di facilitare il compito degli amministratori e degli industriali. Ciò significa che interpreterete il vangelo nel modo che meglio serva i nostri interessi in questa parte del mondo.
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Postato da cdcnet il 05/07/2008 (1678 letture)
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L'AFRICA DEVE PRODURRE O PERIRA'
DI PHILIP EMEAGWALI
Online Journal
Immaginate che sia il 25 Maggio del 2063, il 100° anniversario dell’Africa Day, una giornata
per riflettere sui successi e i fallimenti dell’Africa. Il titolo sul giornale annuncia: “L’ultimo giacimento petrolifero nel territorio americano dell’Africa Occidentale si è esaurito.”
L’articolo continua: “L’ultimo pezzetto di foresta pluviale sarà
presto terra desolata, segnata da oleodotti, stazioni di pompaggio e raffinerie di gas naturale. L’inquinamento su
vasta scala sarà l’eredità ambientale per le future generazioni.
“Le riserve di petrolio al largo delle coste dell’Africa si andranno
esaurendo. I pozzi di petrolio abbandonati potrebbero di certo
diventare attrazioni turistiche, e gli insediamenti del boom del
petrolio trasformarsi in derelitte città fantasma.”
“In un mondo senza più petrolio spariranno gli aerei, e la gente
viaggerà oltremare su navi alimentate a carbone. Gli agricoltori
useranno i cavalli invece dei trattori, e le falci al posto delle
mieti-trebbiatrici. Col diminuire dei raccolti e l’incremento
demografico, il mondo sarà stretto dalla morsa della fame.
Senza mezzi per alimentare i propri veicoli, i genitori saranno
costretti in casa, senza lavoro, e i bambini andranno a scuola a piedi.”
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Postato da cdcnet il 28/05/2008 (1277 letture)
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