Il maligno accerchiamento della Russia
Data: 21/10/2020
Argomento: Russia


Nelle ultime settimane è scoppiata una serie di eventi negli stati che circondano la Federazione Russa che non sono certo accolti con gioia al Cremlino. Ogni centro di crisi di per sé non è un punto di svolta definitivo per la futura sicurezza russa. Presi insieme suggeriscono che qualcosa di molto più minaccioso si sta svolgendo contro Mosca.




Un recente studio della RAND preparato per l’esercito americano suggerisce con notevole accuratezza chi potrebbe esserci dietro quella che senza dubbio diventerà una delle principali minacce alla sicurezza russa nei prossimi mesi.

Gli attacchi sostenuti dalla Turchia da parte dell’Azerbaigian contro il Nagorno Karabakh, che hanno incendiato un territorio dopo quasi tre decenni di relativo stallo e cessate il fuoco, la destabilizzazione in corso di Lukashenko in Bielorussia, il bizzarro comportamento dell’UE e del Regno Unito che circonda il presunto avvelenamento del dissidente russo Navalnyj, e, più recentemente, le proteste di massa in Kirghizistan, un’ex parte dell’Unione Sovietica in Asia centrale, portano le impronte digitali dell’MI6 britannico, della CIA e di una serie di ONG private dedite ai cambi di regime.

Il Nagorno Karabakh

Il 27 settembre le forze militari dell’Azerbaigian hanno rotto il cessate il fuoco del 1994 con l’Armenia per il conflitto nel Nagorno-Karabakh, a maggioranza armena. Con l’escalation del confronto sono seguiti i combattimenti più pesanti degli ultimi anni da entrambe le parti. Il turco Erdogan si è schierato apertamente a sostegno di Baku contro l’Armenia e il Nagorno Karabakh popolato da armeni, portando Nikol Pashinyan, il Primo Ministro dell’Armenia, ad accusare la Turchia di “continuare una politica genocida come compito pragmatico”. Era un chiaro riferimento all’accusa armena del genocidio del 1915-23 di oltre un milione di cristiani armeni da parte dell’Impero Ottomano. La Turchia fino ad oggi si rifiuta di riconoscere la responsabilità.

Mentre l’Armenia incolpa Erdogan per aver sostenuto l’Azerbaigian nell’attuale conflitto nel Caucaso, l’oligarca russo Yevgeny Prigozhin, a volte chiamato “lo chef di Putin” per il suo impero della ristorazione e per i suoi stretti legami con il presidente russo, ha detto in un’intervista ad un giornale turco che il conflitto armeno-azero è stato provocato dagli “americani”, e che il regime di Pashinyan è essenzialmente al servizio degli Stati Uniti. Qui diventa interessante.

Nel 2018 Pashinyan è salito al potere tramite proteste di massa chiamate “Rivoluzione di Velluto”. È stato apertamente e pesantemente sostenuto dalla Open Society Foundation-Armenia di Soros, che dal 1997 è attiva nel finanziamento di numerose ONG “democratiche” nel paese. In qualità di Primo Ministro, Pashinyan ha nominato i destinatari del denaro di Soros nella maggior parte delle posizioni chiave del governo, tra cui sicurezza dello Stato e Difesa.

Allo stesso tempo è impensabile che la Turchia di Erdogan, ancora nella NATO, appoggi così apertamente l’Azerbaigian in un conflitto che potenzialmente potrebbe portare ad un confronto turco con la Russia, senza il previo appoggio in qualche forma di Washington. L’Armenia è membro dell’associazione economica e di difesa dell’Unione Economica Eurasiatica insieme alla Russia. Ciò rende particolarmente interessanti i commenti di Prigozhin.

Vale anche la pena notare che il capo della CIA, Gina Haspel, e il capo dell’MI-6 britannico, Richard Moore, recentemente nominato, sono entrambi esperti di Turchia. Moore è stato ambasciatore del Regno Unito ad Ankara fino al 2017. La Haspel è stata capo della stazione della CIA in Azerbaigian alla fine degli anni ‘90. Prima di allora, nel 1990, la Haspel era un ufficiale della CIA in Turchia e parlava correntemente il turco. In particolare, sebbene sia stata cancellata dalla sua biografia ufficiale della CIA, era anche capo della stazione della CIA a Londra appena prima di essere nominata capo della CIA dall’amministrazione Trump. Era anche specializzata in operazioni contro la Russia quando era a Langley, presso la Direzione delle Operazioni della CIA.

Ciò solleva la questione se le mani oscure di un’operazione di intelligence anglo-americana siano dietro l’attuale conflitto azero-armeno nel Nagorno Karabakh. Aggiungendo ulteriore polvere da sparo ai disordini nel Caucaso, il 5 ottobre il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che gli interessi di sicurezza della NATO sono sinonimo di quelli della Turchia, nonostante l’acquisto turco di sistemi avanzati di difesa aerea russi. Washington fino ad ora è stata vistosamente silenziosa sul conflitto nel Caucaso e sul presunto ruolo della Turchia.

E la Bielorussia…

Lo scoppio del conflitto in ebollizione del Nagorno Karabakh, vicino al confine meridionale della Russia, non è l’unico in cui Washington sta attivamente promuovendo la destabilizzazione dei vitali vicini dei russi, in questi giorni. Dalle elezioni di agosto, la Bielorussia è stata piena di proteste orchestrate che accusavano il presidente Lukashenko di frode elettorale. L’opposizione è stata attiva anche in esilio, dai vicini paesi baltici della NATO.

Nel 2019, il National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal governo degli Stati Uniti, ha elencato sul suo sito web circa 34 sovvenzioni per progetti NED in Bielorussia. Tutti loro sono stati indirizzati a coltivare e formare una serie di gruppi di opposizione anti-Lukashenko e creare ONG nazionali. Le sovvenzioni sono state destinate a progetti come “Rafforzamento delle ONG: aumentare l’impegno civico locale e regionale… Per identificare i problemi locali e sviluppare strategie di patrocinio”. Un altro era quello di “espandere un archivio online di pubblicazioni non facilmente accessibili nel paese, inclusi lavori su politica, società civile, storia, diritti umani e cultura indipendente”. Poi un’altra borsa di studio NED è stata: “Per difendere e sostenere giornalisti e media indipendenti”. E un altra, “Rafforzamento delle ONG: promuovere l’impegno civico dei giovani”. Un’altra grande sovvenzione del NED è andata a “formare partiti e movimenti democratici in efficaci campagne di difesa”. Dietro i progetti NED dal suono innocente c’è un modello di creazione di un’opposizione appositamente addestrata sulle linee del modello NED della CIA “Rivoluzioni colorate”.

Come se i disordini nel Caucaso e in Bielorussia non bastassero a dare l’emicrania a Mosca, il 29 settembre a Bruxelles, il Primo Ministro georgiano Giorgi Gakharia ha incontrato il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. Stoltenberg gli ha detto che “”la NATO sostiene l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Chiediamo alla Russia di porre fine al riconoscimento delle regioni [separatiste della Georgia] dell’Abcazia e dell’Ossezia del Sud, e di ritirare le sue forze”. Stoltenberg ha poi detto a Gakharia: “E ti incoraggio a continuare a sfruttare appieno tutte le opportunità per avvicinarti alla NATO. E per prepararsi all’adesione”. Naturalmente l’adesione alla NATO di un vicino della Russia, la Georgia, rappresenterebbe una sfida strategica per la Russia, così come quella dell’Ucraina. I commenti della NATO si aggiungono alle tensioni che recentemente si trova ad affrontare il Cremlino.

La terza rivoluzione colorata del Kirghizistan?

Anche nell’ex repubblica centroasiatica dell’ex Unione Sovietica, il Kirghizistan, sono scoppiate proteste di massa che hanno fatto cadere il governo per la terza volta dal 2005, a causa delle accuse dell’opposizione di frode elettorale. L’USAID, una copertura nota spesso per le operazioni della CIA, è attiva nel paese così come la Fondazione Soros, che ha creato un’università a Bishkek e finanzia la consueta serie di progetti “per promuovere la giustizia, il governo democratico e i diritti umani”. Va notato che anche il Kirghizistan è un membro dell’Unione Economica Eurasiatica guidata da Russia insieme ad Armenia e Bielorussia.

Poi per aumentare la pressione contro la Russia abbiamo le bizzarre accuse dei servizi segreti della Bundeswehr tedesca e ora dell’OPCW secondo cui il dissidente russo Aleksej Navalnyj è stato avvelenato in Russia usando “un agente nervino dell’era sovietica”, che i tedeschi ritengono sia il Novichok. Anche se Navalnyj da allora è evidentemente sembrato abbastanza vivo, ed è stato dimesso dall’ospedale, i funzionari tedeschi così come quelli inglesi, non si preoccupano di spiegare una guarigione così miracolosa da quello che è ritenuto l’agente nervino più letale in assoluto. In seguito alla dichiarazione dell’OPCW secondo cui la sostanza era Novichok, il Ministro degli Esteri tedesco minaccia severe sanzioni contro la Russia. Molti chiedono alla Germania di annullare il gasdotto russo NordStream-2 come risposta, un colpo che ferirebbe la Russia in un momento di grave debolezza economica a causa dei bassi prezzi del petrolio e degli effetti del lockdown causato dal coronavirus.

Né la Germania si preoccupa di indagare sulla misteriosa compagna russa di Navalnyj, Marija Pevchikh, che afferma di aver conservato la bottiglia d’acqua vuota “avvelenata da Novichok” della camera d’albergo di Navalnyj a Tomsk, in Russia, prima che fosse portato in volo a Berlino su invito personale di Angela Merkel. Dopo aver consegnato di persona la bottiglia avvelenata a Berlino, a quanto pare è volata rapidamente a Londra, dove vive, e nessuna autorità tedesca o di altra natura ha cercato di interrogarla come potenziale testimone materiale.

La Pevchikh ha una lunga relazione con Londra, dove lavora con la fondazione Navalnyj ed è in stretto contatto con l’amico di Jacob Rothschild, Mikhail Khodorkovsky, il truffatore condannato e nemico di Putin. Khodorkovsky è anche uno dei principali finanziatori della Fondazione Anticorruzione di Navalnyj (FBK in russo). Ci sono rapporti credibili secondo cui la misteriosa Pevchikh sarebbe una risorsa dell’MI-6, lo stesso MI-6 che ha diretto un altro ridicolo dramma sul Novichok nel 2018, sostenendo che il disertore russo Sergej Skripal e sua figlia Julija Skripal sono stati avvelenati in Inghilterra dall’intelligence russa usando il letale Novichok. Di nuovo, entrambi gli Skripal sono miracolosamente guariti dall’agente nervino più mortale del mondo, e sono stati ufficialmente dimessi dall’ospedale, dopo di che “sono scomparsi”.

Un progetto della RAND?

Anche se più ricerche forniranno indubbiamente più prove, lo schema delle misure attive della NATO o anglo-americane contro i principali paesi della periferia della Russia o contro gli interessi economici strategici russi, tutti nello stesso arco di tempo, suggerisce una sorta di attacco coordinato.

E così accade che gli obiettivi degli attacchi si adattino precisamente allo schema di un importante rapporto del think tank militare statunitense. In un rapporto di ricerca del 2019 per l’esercito degli Stati Uniti, la società RAND ha pubblicato una serie di raccomandazioni politiche dal titolo “Estendere la Russia: competere da un terreno vantaggioso”. Notano che per estendere la Russia intendono “misure non violente che potrebbero stressare l’esercito o l’economia russi o la posizione politica del regime in patria e all’estero”. Tutti i punti di cui sopra certamente soddisfano questa descrizione. Più sorprendente è l’elaborazione specifica di possibili punti di stress per “estendere la Russia”, cioè per estenderla eccessivamente.

Il rapporto discute in modo specifico quelle che chiamano “misure geopolitiche” per estendere eccessivamente la Russia. Queste includono la fornitura di aiuti letali all’Ucraina; promuovere il cambio di regime in Bielorussia; sfruttare le tensioni nel Caucaso meridionale; ridurre l’influenza russa in Asia centrale. Comprende anche proposte per indebolire l’economia russa sfidando i suoi settori del gas e del petrolio.

In particolare, queste sono le stesse aree di turbolenza geopolitica all’interno della sfera di influenza strategica della Russia oggi. In particolare, sul Caucaso, la RAND afferma, “Georgia, Azerbaigian e Armenia facevano parte dell’Unione Sovietica, e la Russia mantiene ancora oggi un’influenza significativa sulla regione…” Notano che, “Oggi, la Russia riconosce sia l’Ossezia del Sud che l’Abcazia come paesi separati (uno dei pochi governi a farlo) e si impegna nella loro difesa… Gli Stati Uniti potrebbero anche rinnovare gli sforzi per portare la Georgia nella NATO. La Georgia ha cercato a lungo l’adesione alla NATO;…” Ricordiamo le citate osservazioni di Stoltenberg per incoraggiare la Georgia ad aderire alla NATO e chiedere alla Russia di rinunciare al riconoscimento dell’Ossezia del Sud e dell’Abcazia.

Il rapporto RAND evidenzia anche le tensioni tra Armenia e Azerbaigian:

“La Russia gioca un ruolo chiave anche con Azerbaigian e Armenia, in particolare sul territorio conteso del Nagorno Karabakh… Gli Stati Uniti potrebbero spingere per un più stretto rapporto della NATO con Georgia e Azerbaigian, probabilmente portando la Russia a rafforzare la sua presenza militare in Ossezia del Sud, Abcasia, Armenia e Russia meridionale. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero tentare di indurre l’Armenia a rompere con la Russia”.

In relazione alle attuali massicce proteste in Kirghizistan nell’Asia centrale, la RAND osserva: “La Russia fa parte di due iniziative economiche legate all’Asia centrale: l’EEU e la Nuova Via della Seta”. Un cambio di regime pro-NATO potrebbe gettare una grande barriera tra Russia e Cina e all’interno della sua UEE. Per quanto riguarda le pressioni economiche, il rapporto della RAND cita la possibilità di fare pressioni sull’UE affinché abbandoni il gasdotto NordStream-2 che va dalla Russia direttamente alla Germania. Il recente incidente di Navalnyj sta creando una crescente pressione all’interno dell’UE, e persino della Germania, per fermare il NordStream-2 come sanzione per l’affare Navalnyj. Nota la RAND,

“In termini di estensione economica della Russia, il principale vantaggio della creazione di alternative di fornitura al gas russo è che ridurrebbe i ricavi delle esportazioni russe. Il bilancio federale russo è già sotto stress, portando a tagli programmati alla spesa per la Difesa, e la riduzione delle entrate del gas stresserebbe ulteriormente il bilancio”.

Se esaminiamo le crescenti pressioni sulla Russia dagli esempi qui citati e le confrontiamo con il linguaggio del rapporto RAND del 2019, è chiaro che molti degli attuali problemi strategici della Russia sono stati deliberatamente progettati e orchestrati dall’Occidente, in particolare da Washington e Londra. Il modo in cui la Russia affronterà tutto questo, così come la futura escalation delle pressioni della NATO, rappresenta chiaramente una grande sfida geopolitica.

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Articolo di F. William Engdahl pubblicato su Global Research il 14 ottobre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.







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