LA GRECIA METTE IN CRISI IL NUOVO BAILOUT DELL'EURO
Data: 01/11/2011
Argomento: Grecia


DI PHILIP INMAE E HELENA SMITH
Guardian.co.uk

Il Primo Ministro ha scioccato i colleghi con la proposta che il proprio paese tenga un referendum sul caposaldo del salvataggio del debito

Lunedì il Primo Ministro greco, George Papandreou, ha scioccato i dirigenti europei dopo aver proposto che il proprio paese tenga un referendum sull’accordo per il debito della scorsa settimana.

Un voto della Grecia contro l’accordo potrebbe mandare all’aria settimane di negoziazioni su come salvare l’economia del paese e per prevenire una crisi del debito pari al crollo di Lehman Brothers di tre anni fa.



I mercati azionari, che erano risaliti nelle scorse settimane data la maggiore probabilità di un accordo sostenibile, hanno reagito immediatamente alle notizia con una svendita di azioni. A New York, l’indice Dow Jones delle maggiori compagnie è caduto decisamente mentre veniva rivelato il piano di Papandreou. L’euro è calato del 2% contro il dollaro e l’US Volatility index – detto anche l’"indice della paura" – è salito del 22%, l’aumento maggiore giornaliero dalla metà di agosto.

Papandreou non ha fornito date o altri dettagli del referendum proposto, anche se il ministro degli Interni, Haris Kastinidis, ha detto che potrebbe essere probabile in gennaio.

La scorsa settimana, dopo una forte pressione dei dirigenti globali timorosi delle ripercussioni della crisi del debito europeo, i membri dell’eurozona hanno acconsentito a tagliare il debito di Atene del 50% e di fornire altri 130 miliardi di euro per prestiti di salvataggio che costituiscono un fondo di salvataggio realizzato con il Fondo Monetario Internazionale lo scorso anno.

I greci hanno già manifestato il proprio disappunto per il pacchetto. I sondaggi hanno mostrato che il 60% degli intervistati ritengono sia una cosa pessima per il paese, rendendo così il referendum una grossa scommessa per il governo socialista.

Nella gran parte dei sondaggi i votanti hanno manifestato il loro supporto a rimanere all’interno dell’euro, ma hanno sempre più evidenziato la propria frustrazione per le misure di austerità. I tagli del saturo settore pubblico, le riduzione degli stipendi e delle pensioni, le nuove tasse e la privatizzazione degli aeroporti, delle lotterie di stato, degli impianti per la distruzione dell’acqua e del servizio postale fanno parte del piano firmato dal governo Papandreou.

Svelando il suo progetto per il referendum, Papandreou ha detto: "I cittadini sono la fonte della nostra forza e i cittadini verranno sentiti per dire “sì” o “no” all’accordo. Non spetta ad altri decidere ma solo al popolo greco […] abbiamo fiducia nella gente. Crediamo nella partecipazione democratica. Non abbiamo paura.

"Al popolo verrà chiesto se vogliono accettare [l’accordo] o rifiutare [l’accordo]. Questo voto di fiducia sarà una pietra di fondazione su cui verrà costruita una nuova struttura, una nuova Grecia."

Il ministro greco delle Finanze, Evangelos Venizelos, ha detto che il voto popolare – il secondo dal 974, quando la democrazia è stata ripristinata dopo il collasso del governo militare – sarà ristretto a due domande: "I greci vogliono rimanere in Europa, con l’euro, in un paese che appartiene al mondo sviluppato, o vogliono tornare indietro agli anni ‘60? Credono che sia una cosa buona dovere 100 miliardi di euro alle banche o non pensano che sia una cosa positiva vivere con un debito del genere?"

Papandreou, parlando ai membri socialisti del parlamento, ha anche detto che cercherà un voto di fiducia. Il suo governo ha visto la maggioranza ridotta di tre seggi e il suo indice di gradimento è sprofondato nel pesante clima delle misure di austerità che potrebbero far rimanere il paese in recessione anche nel 2012, per il quarto anno consecutivo.

I partiti di opposizione in Grecia hanno protestato il fatto che il referendum pone forti rischi; "Il signor Papandreou è pericoloso, si gioca l’adesione della Grecia all’UE come se dovesse lanciare una moneta in aria", ha detto un portavoce del principale partito conservatore di opposizione, la Nuova Democrazia: "Non può governare e, invece di ritirarsi con onore, sta mettendo la dinamite dappertutto."

Chris Williamson, degli analisti Markit, ha detto: "Un ‘no sarebbe un incubo per l’eurozona e nel frattempo tutti diventerebbero più nervosi."

Raoul Ruparel, capo della ricerca economica al think-tank anti-federalista Open Europe, ha detto: "Se i greci voteranno ‘no’ nel referendum, la Grecia rimarrebbe senza fondi e senza governo, affacciandosi sul margine di un default disordinato e di un’uscita disordinata dall’eurozona. È giusto che il popolo greco dica la sua, ma l’eurozona deve iniziare a prepararsi per un ‘no’ e a come gestire una Grecia fallita e senza nessuno al timone, che probabilmente includerà un piano per consentirle di uscire dall’euro."

Sony Kapoor, direttore esecutivo di Re-Define, un think-tank economico, ha riferito: "Viste le dimensioni degli aggiustamenti che sono stati richiesti ai cittadini greci, un referendum sarà positivo per la democrazia e per la legittimazione, ma è dura capire come possano vincerlo."

Nel corso delle negoziazioni della scorsa settimana tra Germania, Francia e altri quindi membri dell’eurozona, i lavoratori di tutta la Grecia hanno tenuto uno sciopero generale e hanno scagliato razzi contro la polizia.

I dirigenti europei hanno sperato di sancire l’accordo nel corso della riunione del G20 che si terrà giovedì a Cannes. I leader mondiali si riuniranno per discutere come poter incrementare un fondo di arresto globale per fare da supplemento al pacchetto da un trilione di euro per sostenere Grecia, Portogallo e Irlanda e per assicurarsi contro il default degli altri due paesi vulnerabili dell’eurozona, Italia e Spagna.

Barack Obama ha definito la formazione dell’European Financial Stability Facility da un trilione di euro come un buon inizio per risolvere i problemi del debito che pesa sulla gran parte dei membri dell’eurozona. Il presidente cinese, Hu Jintao, ha espresso la propria preoccupazione che l’accordo europeo sia fragile, anche se sta prendendo in considerazione la richiesta di Bruxelles di rifornire l’EFSF con fondi extra da Pechino. Come il Regno Unito, il Canada e gran parte dei paesi sviluppati, Stati Uniti e Cina hanno segnalato la propria volontà di potenziare le risorse del Fondo Monetario Internazionale, ma solo nel caso di un accordo certo che coinvolga tutti i 17 membri dell’euro. La prospettiva di un referendum greco potrebbe indebolire le iniziative per forgiare una piattaforma di questo tipo.

I creditori dell’Europa si erano già agitati esprimendo preoccupazione per il fatto che il governo di Silvio Berlusconi non è stato in grado di realizzare le misure di austerità promosse da Bruxelles. Il premier italiano è stato sottoposto a ulteriori pressioni per dimettersi dopo che il boss della Ferrari ha detto che ha oramai perso la capacità di spingere in direzione delle misure necessarie per ridurre la spesa pubblica. Il costo del prestito per Roma è salito oltre il 6%, che gli analisti considerano inavvicinabile per una nazione che sta crescendo dell’1% da un decennio e che mostra pochi segni di ripresa per il 2012. L’Italia ha già preso pesantemente a prestito dalla Banca Centrale Europea, dopo che era diventato troppo caro farlo dagli investitori stranieri.

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Fonte: Greece throws euro bailout into fresh crisis

31.10.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE







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