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UOMO E ANIMALI: Guida alla lettura
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ALIMENTAZIONE: Guida alla lettura
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11 settembre 2001: Guida alla lettura
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IL PROFITTO UBER ALLES! IL PROFITTO INNANZITUTTO!
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LO STATO DI POLIZIA E IL MERAVIGLIOSO GRANDE FRATELLO
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Cinema: HOLLYWOOD E IL PASSATO (SPIELBERG VS TARANTINO)
DI GILAD ATZMON
counterpunch.org
Si pensa comunemente che la storia sia un tentativo di produrre un
racconto strutturato del passato. La storia ha il compito di
trasmetterci fatti realmente accaduti, ma nella maggior parte dei casi
non lo porta a termine. In realtà, tale disciplina è concepita per
celare la nostra vergogna, per adombrare i vari elementi, eventi,
incidenti e avvenimenti che non abbiamo saputo affrontare in passato. La
storia, quindi, può essere considerata come un meccanismo di
dissimulazione.
Di conseguenza, il ruolo dello storico vero e
proprio è simile a quello dello psicoterapeuta: entrambi mirano a
svelare ciò che è represso. Lo psicoterapeuta agisce sull’inconscio. Lo
storico, invece, si occupa del nostro disonore collettivo.
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Postato da cdcnet il 14/03/2013 (133 letture)
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Cinema: ZERO DARK THIRTY: IL REGALO DI HOLLYWOOD AL POTERE AMERICANO
DI SLAVOJ ŽIŽEK
The Guardian
Molti hanno sottolineato che il film di Kathryn Bigelow approva la tortura. Ma perché un film simile è stato fatto ora?
Ecco come, in una lettera al Los Angeles Times,
Kathryn Bigelow ha giustificato come Zero Dark Thirty mostri dei metodi
di tortura utilizzati dagli agenti del governo per catturare e uccidere
Osama bin Laden:
"Quelli di noi che lavorano nelle arti sanno che la rappresentazione non
è approvazione. Se così fosse, nessun artista sarebbe in grado di
dipingere le pratiche disumane, nessun autore potrebbe scriverne, e
nessun regista potrebbe approfondire i temi spinosi della nostra epoca."
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Postato da cdcnet il 28/01/2013 (200 letture)
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Cinema: ARGO: DALL'HOLLYWOODIANISMO ALL'IRANFOBIA
ISMAIL SALAMI
countercurrents.org
Negli ultimi anni, l’iranofobia è arrivata a comprendere un’ampia gamma
di media, incluso il cinema, che è senza dubbio capace di esercitare un
effetto più potente nel manipolare il pubblico.
Tra gli ultimi tentativi iranofobici c’è “Argo” (2012), un “thriller da
cardiopalma” che, secondo David Haglund, si prende alcune libertà sulla
storia. Libertà, eccome!
La falsa facciata del film ed in
particolare la glorificazione dell’agente della CIA Antonio Mendez (il
protagonista, interpretato da Ben Affleck) ed in generale dell’apparato
di intelligence nel trafficare con le evasioni da Teheran, gli
conferiscono un aspetto esageratamente fittizio e, allo stesso tempo,
una sensazione di “troppo bello per essere vero” alla moltitudine di
spettatori, le cui menti sono già state pilotate dai media occidentali.
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Postato da cdcnet il 09/11/2012 (322 letture)
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Cinema: VENDETTA, BARBARIE E "BASTARDI SENZA GLORIA" DI TARANTINO
DI GILAD ATZMON
Counterpunch
Ancora una volta Quentin Tarantino è riuscito a produrre l'impossibile: 'un film anti Olocausto'. Il genere cinematografico Olocausto può essere colto come una rappresentazione realistica cinematografica della 'vittima ebraica' (un individuo innocente e innocuo) di fronte all'ultima brutale ideologia burocratica omicida conosciuta come Nazismo. Il genere può essere recepito come un intenso ricatto emotivo che mira a descrivere la storia del 20° secolo attraverso un’identificazione empatica con un fantomatico, impeccabile protagonista ebraico. Inutile dire che questo genere ha avuto un certo successo. Se si tratta di Schindler's List, Il pianista, Ogni cosa è illuminata, Il bambino con il pigiama a righe o di qualsiasi altro film sulla Shoah (termine ebraico per Olocausto), è sempre l'innocenza ebraica che affronta un terrore istituzionale di stato.
Tarantino riesce a risolvere la netta discrepanza tra la cinematografica 'innocenza ebraica' e l’ebraica nazionalista 'realtà assassina'. Lo fa completamente attraverso la fantasia. Nella sua ambientazione immaginaria, l'ebreo è un soggetto vendicativo. Egli è un crudele selvaggio iconico e vendicativo, un assassino biblicamente motivato. Nell’epopea più recente di Tarantino, per la prima volta, l'ebreo della Diaspora assomiglia al suo nipote israeliano.
Attraverso una trama cinematografica immaginaria, la storia diventa un
continuum omogeneo in cui il passato ebraico e il presente israeliano
sono unificati in un’implacabile spedizione di vendetta suicida. Se i
film davvero assomigliano all’azione del sogno e dell'inconscio,
l’ultimo di Tarantino può essere preso come una sveglia; illumina
qualcosa che noi insistiamo nel voler sopprimere e negare.
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Postato da cdcnet il 06/10/2009 (2450 letture)
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Cinema: IL CINEMA ITALIANO E LA SINISTRA: RISCOPRENDO IL REGISTA ROBERTO ROSSELLINI
DI GAITHER STEWART
onlinejournal.com
La storia di Roberto Rossellini è una storia molto italiana, che riguarda l’Italia nel cambiamento dal periodo fascista, che va oltre la sua esistenza, fino al 2009. Sebbene l’Europa non sia Europa senza l’Italia, la storia di Rossellini, nel più stretto senso, è una storia molto italiana; non una storia europea. Perché l’Italia, separata dal resto dell’Europa dalle Alpi, è, e forse lo è sempre stata, qualcosa a parte, ancora oggi considerata dai nord europei un posto esotico verso cui fuggire. Come è comunemente detto, l’Italia è un posto meraviglioso da visitare, ma un inferno per viverci. La storia di Roberto Rossellini ha a che fare con questo paradosso. Leggi Roberto Rossellini e pensa all’Italia degli ultimi 75 anni.
Il regista italiano Roberto Rossellini, conosciuto al 95% come
neo-realista, ebbe molto successo nella sua carriera di regista.
Tuttavia – e qui abbiamo due pezzi d’informazione che potrebbero essere
notizia per gli appassionati del cinema – dopo essere cresciuto in una
famiglia borghese nei pressi della Via Veneto della Dolce Vita a Roma e
aver armeggiato con un cinema insignificante durante il periodo
fascista, divenne poi un regista del cinema italiano della Sinistra.
Più tardi nella sua vita, Rossellini ebbe una visione, una visione
lontana anni luce dalla registica europea: negli anni ’70, molto più
avanti del suo tempo, si innamorò dell’Oriente e sognava un
ricongiungimento tra Occidente e Islam.
Nella foto: Roberto rossellini e Ingrid Bergman
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Postato da cdcnet il 27/09/2009 (1810 letture)
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Cinema: STAR TREK E LA MISSIONE CONTINUA DELL'IMPERIALISMO AMERICANO
DI SOPHIA MIHIC Counterpunch
È ambientato nel futuro ma il nuovo film di Star Trek è in realtà nostalgico degli anni 60.
Sono seduta incollata allo schermo con mio marito e nostra figlia tra di noi. Nello stesso momento vengo riportata indietro nel tempo agli inizi della serie, tra il 1966 e il 1969, quando ciò che avveniva avviene ancora oggi. Ecco cosa successe nell’ambito politico e culturale americano negli anni 60: una storia che va avanti ancora oggi, che si ripete e che non si è ancora esaurita. Nelle ripetizioni, ci sono molti più avvenimenti inventati di quelli che realmente successero.
E vista la storia originale, così come la nostalgia per gli anni 60, ciò che sta avvenendo ora è una delle storie più importanti di tutti i tempi. Quindi, cos’è successo nella manciata di settimane precedenti l’uscita del film? Di cosa abbiamo nostalgia? E cosa ci stiamo rifiutando di lasciare?
Non mi ero posta queste domande seduta tranquillamente com’ero a vedere Spock che pubblicamente faceva delle avances un po’ spinte ad Uhura, sussurrandone dolcemente il nome.
(Dimenticate l’appiccicoso liquido rosso che essi portavano in una bottiglia, capace di creare un buco nero. La dimostrazione di affetto del vulcaniano è la scena più surreale di tutta la pellicola. Ma a molti di noi piacciono queste incongruenze per tante piccole ragioni che ci fanno apparire ciò che vediamo nello schermo come reale, e per questo le accettiamo incondizionatamente ).
No, la maggior parte delle mie paure doveva ancora arrivare. Ma seduta lì, era la prima volta che vedevo il film, ebbi come l’impressione che quello spettacolo riproducesse fedelmente ciò che era successo nei momenti di massima egemonia del potere Americano.
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Postato da cdcnet il 06/07/2009 (694 letture)
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Cinema: THE WRESTLER: UNA PARABOLA PER UN IMPERO IN DECOMPOSIZIONE
DI SAUL LANDAU
counterpunch.org
Da ragazzo guardavo il Super Swedish
Angel, Gorgeous George e Primo Carnera (ex pugile) lottare da un
piccolo schermo televisivo in bianco e nero. Gridavo contro la TV dal
mio salotto perché l’arbitro stava sempre guardando altrove quando il
furfante tirava un colpo di taglio alla nuca. I “tipi cattivi” usavano
tattiche sporche e occasionalmente “vincevano” perfino l’incontro.
Mi piaceva molto anche guardare il Roller Derby. La squadra dei membri
“cattivi” tiravano i capelli o colpivano i virtuosi rivali e li
buttavano oltre la ringhiera della pista di pattinaggio. Dopo aver
fatto finta di soffrire un dolore atroce, ritornavano eroicamente poco
dopo al corteo di pattinaggio.
Questi “sport” trafissero la mia immaginazione pre-adolescenziale molto
prima che capissi che questi tipi di spettacoli sono i sintomi di una
vena malata conficcata nella cultura popolare – e in me dodicenne.
Adoravo quell’”intrattenimento” (sensazione indiretta) in cui
l'audience (come me) provava piacere nel guardare una persona
somministrare dolore – in modo teatrale – a un’altra. Infatti, “la
battaglia finale” in TV e i combattimenti mortali con i cani
organizzati clandestinamente sono diventati parte integrante dela
cultura popolare quanto NASCAR [National Association for Stock Car Auto
Racing, famosa serie di gare automobilistiche, ndt].
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Postato da cdcnet il 10/03/2009 (908 letture)
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Cinema: DARK (K)NIGHT [IL CAVALIERE OSCURO]
DI JAMES HOWARD KUNSTLER
Clusterfuck Nation
Ciò che più colpisce nel nuovo film di Batman, che sta polverizzando tutti i record di botteghino, è l'enfasi posta sugli aspetti sadomasochistici che attualmente imperversano nella cultura americana. È una scelta destinata a sollecitare l'interesse di quegl'individui furiosi che nel nostro paese vogliono ferire gli altri, anche quando si sentono essi stessi meritevoli delle peggiori punizioni. In altre parole, il quadro riflette l'estrema perversione morale dell'attuale stato d'animo americano. Vedere tutto in rovina intorno a sé permette di confermare la confusa percezione emozionale, e quindi gratificante, in tutta la sua miseria.
Il ricco simbolismo dello spettacolo dipinge la situazione odierna degli USA come una realtà di gran lunga peggiore di quella creata dai Nazisti nel 1933. Non c'è niente che ci piaccia più che vedere gli altri soffrire e andare in pezzi: e quanto più lentamente la gente (inclusi gli spettatori) viene torturata tanto più raffinato è il piacere che ne ricaviamo. La civiltà non offre nessun conforto; in effetti è uno sporco gioco. La civiltà si compone quindi solo di torturatori e vittime.
Gotham City, dove si svolgono tutte le attività sadomasochistiche, è una città priva di comfort (mancano completamente i quartieri periferici residenziali). Anche i rifugi personali di "Batman", cioè del multimiliardario Bruce Wayne, sono non-spazi per un nevrotico.
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Postato da cdcnet il 21/08/2008 (920 letture)
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Cinema: REDACTED DI BRIAN DE PALMA
DI LAYLA ANWAR
An Arab Woman Blues
Per tutti coloro che desiderano vedere Redacted di De Palma. L'intero film può essere visto qui.
È l'1.30 del mattino. M mi ha inoltrato questo link dicendo ironicamente “procurati un pacchetto di sigarette, una bottiglia della tua bevanda preferita… e guarda… e per favore non dimenticarti i pop corn”.
Il film è stato ispirato da eventi REALI nell'Iraq “liberato”, uno dei quali è lo stupro di Abeer Al Janabi, di 15 anni, che ha subito uno stupro di gruppo da parte dei vostri coraggiosi ragazzi, è stata poi bruciata e la sua famiglia massacrata.
Le immagini al termine del film sono REALI. Così come lo è l'Occupazione…
Dunque godetevi la vostra Occupazione!
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Postato da cdcnet il 24/04/2008 (1617 letture)
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Cinema: LA GUERRA DI CHARLIE WILSON (UNA COMMEDIA IMPERIALISTA)
Aprite il libro di Steve Coll, abilmente intitolato Ghost Wars: The Secret History of the CIA, Afghanistan, and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September 10, 2001 [Fantasmi di Guerra: La Storia Segreta della CIA, dell’Afghanistan e di Bin Laden, dall’Invasione Sovietica al 10 Settembre 2001] e in quasi ogni pagina potreste trovare dei riferimenti che si prendono gioco del film La Guerra di Charlie Wilson. A pagina 90, ad esempio, si parla del celebrato dirigente CIA dell’epoca, William Casey, il “Cattolico Cavaliere di Malta istruito dai Gesuiti”, il quale “credeva ardentemente che favorendo la diffusione delle conquiste e del potere della Chiesa Cattolica egli avrebbe potuto in qualche modo contenere l’avanzata del comunismo o addirittura rovesciarla”. E, se la Chiesa non fosse riuscita in ciò, come nell’Afghanistan degli anni ’80, allora la seconda alternativa, secondo Casey, erano i guerriglieri islamici della jihad, possibilmente i più estremisti, con i quali, nel suo anticomunismo religioso, egli credeva di avere molto in comune. (Il nemico del mio nemico è mio amico, dopo tutto). Infatti, Casey era uno jihadista americano, che negli anni ’80 desiderava non solo la sconfitta dei sovietici in Afghanistan ma voleva spingere “la jihad afgana proprio all’interno della Russia”. La sua CIA, se da un lato promuoveva attività come tradurre il Corano in uzbeko (essendo l’Uzbekistan all’epoca uno stato dell’Unione Sovietica), dall’altro convogliava regolarmente, attraverso il servizio d’intelligence pakistano, un largo traffico di armi tecnologicamente avanzate verso le frange
più estremiste (e, anche, anti-americane) degli jihadisti afgani.
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Postato da cdcnet il 10/02/2008 (977 letture)
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Cinema: PERCHE' HANNO PAURA DI MICHAEL MOORE?
Di John Pilger
In Sicko, il nuovo film di Michael
Moore, c’è una breve scena in cui si vede un giovane Ronald Reagan
mentre consiglia ai lavoratori americani di respingere “la medicina
socialista” come eversione comunista. Negli anni 40 e 50 Reagan era
stato alle dipendenze dell’American Medical Association e faceva grossi
affari come affabile portavoce di un certo neo-fascismo deciso a
persuadere l’uomo qualunque che i suoi veri interessi, come il diritto
alla tutela della salute, fossero “anti-americani”.
Guardando questo, mi sono ritrovato a pensare alle effusioni di
commiato a Reagan quando morì tre anni fa. “Molti credono – disse Gavin
Esler nel programma Newsnight
della BBC – che lui ristabilì fiducia nelle azioni militari americane e
che fu amato persino dai suoi oppositori politici”. Sul Daily Mail
Esler scrisse che “Reagan personificò il meglio dello spirito americano
– l’ottimismo di credere che tutti i problemi possono essere risolti,
che il domani sarà meglio dell’oggi, e che i nostri figli saranno più
ricchi e felici di quanto lo siamo noi”.
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Postato da cdcnet il 17/11/2007 (814 letture)
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Cinema: LA GUERRA ALLA DEMOCRAZIA DEGLI STATI UNITI
PABLO NAVARRETE intervista JOHN PILGER
Venezuelan Analysis
John Pilger è un giornalista vincitori di numerosi premi, autore di libri e regista di documentari, che ha iniziato la sua carriera nel 1958 in Australia, la sua patria, prima di trasferirsi a Londra negli anni '60. Ha iniziato come corrispondente estero e reporter dalla prima linea, a partire dalla guerra in Vietnam del 1967. E' un feroce critico delle avventure estere, economiche e militari, dei governi occidentali.
"Per i giornalisti occidentali", dice Pilger, "è troppo facile vedere l'umanità in termini della sua utilità per i 'nostri interessi' e per come segue le agende dei governi che decretano chi siano i tiranni buoni e quelli cattivi, le vittime degne e quelle indegne, e presentare le 'nostre' politiche come sempre benigne, quando di solito è vero il contrario. E' il lavoro del giornalista, anzitutto, guardare nello specchio della propria società".
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Postato da cdcnet il 14/05/2007 (1086 letture)
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Cinema: "FIGLI DEGLI UOMINI": QUEL CHE IL TUO RIFIUTO TI IMPEDISCE DI VEDERE
DI CAROLYN BAKER
CarolynBaker.org
Gli ultimi giorni del genere umano
Il regista Alfonso Cuaron ha adattato il romanzo futuristico di P. D. James del 1993 [Children of Men, che significa appunto "Figli degli uomini" n.d.r] scritto nello stile di George Orwell, in un film sensazionale che molta gente non vedrà – non oserà vedere, dato che raffigura il mondo in cui tutti noi temiamo di essere catapultati a gran velocità. Quel mondo del 2027 è uno in cui la gente della mia età potrebbe esserci o no, ma se potessi scegliere preferirei passare.
Il thriller/mattone futuristico di Cuaron si discosta quasi immediatamente dagli Stati Uniti dato che nei primi cinque minuti del film ci viene detto che insieme ad una pletora di altre nazioni, sono crollati, mentre "L'Inghilterra resiste". Tutti gli altri imperi moderni sono andati in frantumi, e rimangono soltanto le ultime tracce del vecchio impero britannico dato che milioni di profughi e migranti da tutto il mondo, sperando di sopravvivere, inondano il paese, che è stato diretto per rimanere relativamente calmo e prospero. Per cui è stato disposto un enorme apparato di sicurezza interna per riunirli e recluderli. Nel frattempo, l'inquinamento ha reso sterile l'umanità, e il bambino più giovane sulla Terra ha già diciotto anni. In questo mondo tetro e patologicamente grigio, non solo i gruppi terroristici abbondano e la guerriglia urbana prevale, ma ai cittadini vengono offerte gratuitamente pillole per il suicidio dalla Shakespeariana marca farmacologica, Quietus.
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Postato da cdcnet il 06/02/2007 (1301 letture)
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Cinema: V PER VENDETTA
DI WAYNE MADSEN Wayne Madsen Report
Non capita spesso che un film condizioni la classe politica di una nazione; ebbene questo è il caso di "V per Vendetta", uscito nelle sale cinematografiche il giorno di San Patrizio [1]. La pellicola è ambientata in un futuro abbastanza vicino, in un’Inghilterra governata dal partito conservatore che ha instaurato un governo fascista, ed in questa situazione si muove il protagonista chiamato "V", un prigioniero politico orribilmente sfigurato fuggito da una sorta di lager governativo, che indossa una maschera da Guy Fawkes, un mantello nero ed un capello, ed ha un arsenale di armi fantastiche; (insomma, una specie di clone di Zorro, Batman e del Fantasma dell’Opera). V fa saltare per aria l’Old Bailey (il Tribunale Penale di Londra) e la House of Parliament per vendicarsi dei genocidi e della politica repressiva perpetrati dal governo fascista.
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Postato da cdcnet il 23/12/2006 (2380 letture)
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Cinema: PERVERSO ''SYRIANA''
Informazione, diversivo o propaganda?
DI MIREILLE BEAULIEU
I film con grande successo di pubblico veicolano rappresentazioni della politica internazionale che possono influenzare le opinioni di milioni di spettatori nel mondo.
Reseau Voltaire inizia oggi la pubblicazione di una serie di articoli che mettono in luce questa dimensione della produzione cinematografica.
Mireille Beaulieu analizza il percorso sottinteso dal thriller politico “Syriana”, di Stephen Gaghan e prodotto da George Clooney, opera non sprovvista di ambiguità malgrado un involucro di contestazione.
Così, la denuncia della dipendenza USA dal petrolio si accompagna ad un’implicita convalida dei principi della “guerra al terrorismo”.
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Postato da cdcnet il 11/12/2006 (2370 letture)
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Cinema: IL PERDONATO: LA BUONA GUERRA DI CLINT EASTWOOD
DI MICKEY Z ZNet
Nel mezzo della loro attuale e perpetua guerra contro il male, gli Stati Uniti stanno ancora riflettendo sulla "buona guerra". Se Clint Eastwood ha il permesso di riciclare quelle immagini in "Flags of Our Fathers", il sottoscritto, quale autore di una storia alternativa della Seconda Guerra Mondiale, perché non dovrebbe dichiarare di nuovo la propria posizione?
Gli Stati uniti hanno combattuto quella guerra contro il razzismo con un esercito segregazionista.
Hanno combattuto quella guerra atta a porre fine alle atrocità sparando a soldati circondati, facendo morire di fame prigionieri di guerra, bombardando deliberatamente civili, facendo saltare in aria ospedali, mitragliando a bassa quota scialuppe di salvataggio, e nel Pacifico bollendo i teschi scarnificati del nemico per farne ornamenti da innamorati.
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Postato da cdcnet il 27/11/2006 (1122 letture)
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Cinema: I DIECI FILM CHE SPIELBERG DEVE ANCORA FARE
Immagina se fossimo in un universo parallelo nel quale Hollywood dà agli arabi e ai musulmani un’equa opportunità. Ecco dieci film (tutti basati su storie vere) che stanno giusto aspettando la magia di Spielberg.
DI MAS’ OOD CAJEE
"Munich", l’ultimo film del magnate di Hollywood Steven Spielberg (da oggi nelle sale italiane ndr), si concentra sugli sforzi di Israele per vendicarsi dell’uccisione dei suoi atleti nei Giochi Olimpici a Monaco del 1972. Nonostante il conflitto israelopalestinese sia adattissimo per ispirare potenziali film di successo, i film di Hollywood sul conflitto hanno la tendenza a rimanere convenzionali e disumanizzanti.
Spielberg spera che "Munich" sia diverso, e afferma di non aver voluto fare "un film alla Charles Bronson – i buoni contro i cattivi e gli ebrei che uccidono gli arabi senza un contesto". La critica, dice Spielberg, è troppo a favore di Israele per fare un film onesto sul conflitto.
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Postato da cdcnet il 10/11/2006 (992 letture)
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Cinema: UNA NAZIONE DI AMNESICI
DI PAUL DONOVAN
Guardian Unlimited / Comment is free
Che strana cosa é, l’orgoglio Britannico. Mentre in milioni vanno in giro sventolando le bandiere di San Giorgio [patrono di Inghilterra. La croce di San Giorgio, rossa in campo bianco, é il simbolo dell'Inghilterra sin dal 1200, ndt] a sostegno di una nazionale inglese strapagata e senza successo, un film di produzione britannica, premiato a Cannes e che meriterebbe di essere veramente celebrato, viene proiettato in soli 30 cinema in tutto il paese.
Il film di Ken Loach [nella foto] “The Wind that Shakes the Barley”[1], vincitore della Palma d’Oro, affronta il tema della guerra civile e di indipendenza irlandese. Vincere una Palma d’Oro é qualcosa che dovrebbe essere motivo di orgoglio. Invece, il film é stato ferocemente attaccato dai mass media di destra con l’accusa di essere anti-britannico. Il fatto che, come ha evidenziato il giornalista del Guardian, George Monbiot, la maggior parte di coloro che lo ha criticato non ha visto il film, dimostra la scontata attitudine a considerare sbagliato tutto ciò che critica l'Inghiterra.
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Postato da cdcnet il 28/07/2006 (1603 letture)
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Cinema: L' ANTI HOLLYWOOD TURCA ALL' ASSALTO DEI CRIMINI STATUNITENSI
DI MIREILLE BEAULIEU
L’industria statunitense dello svago è pervenuta, nel corso degli anni, a costruire rappresentazioni caricaturali degli avversari designati di Washington. Il cinema hollywoodiano ha successivamente fatto del Russo, del Vietnamita, poi del Sudamericano e dell’Arabo figure disprezzabili o grottesche, nemiche degli Stati Uniti e del “mondo libero” che questo Stato incarna nella sua stessa produzione audiovisiva. Il film turco La valle dei lupi – Irak di Serdar Akar, approfitta dei trucchi del cinema d’azione hollywoodiano al servizio del messaggio inverso: gli Stati Uniti sono una potenza imperialista che opprime le popolazioni del medio oriente. Mireille Beaulieu analizza questo film che ha suscitato critiche della stampa dominante occidentale tanto più virulente quanto più questo riflette, come uno specchio, i suoi pregiudizi.
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Postato da cdcnet il 19/06/2006 (5699 letture)
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