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Peter Koenig: Cambiamenti geopolitici: un nuovo futuro sorge in Oriente
Postato il 06/10/2021 di cdcnet

Mondo

Nei prossimi anni ci sarà senza dubbio uno spostamento del punto di riferimento del potere, delle alleanze e della forza economica mondiali. Di fatto, è già in corso. Ma non necessariamente secondo il “Grande Reset” (WEF) di Klaus Schwab. “Non necessariamente”, perché noi, il popolo, possiamo fermarlo. In più, ci sono nazioni e i loro alleati che non sono d’accordo e non accetteranno la schiavitù di gran parte del mondo al potere auto-designato di una élite ultra ricca.




Il Saker, nell’articolo sul suo blog “Grandi, grossi cambiamenti nel futuro prossimo (tentativo di lista)” del 26 settembre 2021, ha trattato la maggior parte delle trasformazioni geopolitiche che molto probabilmente si verificheranno nel prossimo futuro.

Prendete la SCO, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: ha appena ammesso l’Iran come nuovo membro. Questa organizzazione, di cui si parla poco (in Occidente), è un’associazione di Paesi orientali creata da Cina e Russia il 15 giugno 2001, con inizialmente 7 membri dell’Asia centrale e orientali (Repubblica di Kazakistan, Repubblica Popolare Cinese, Repubblica di Kirghizistan, Federazione Russa, Repubblica di Tagikistan e Repubblica di Uzbekistan).

Da allora si sono uniti India, Pakistan e ora Iran. Membri associati sono Malesia e Mongolia. Il che rende la SCO una delle più potenti (forse LA più potente) organizzazione al mondo dal punto di vista socio-economico e di difesa strategica, con quasi metà della popolazione mondiale e circa un terzo del PIL mondiale.

Ci si può legittimamente chiedere che cosa ci faccia l’India in questo club, dato che oscilla da Occidente a Oriente e da Oriente a Occidente, dove anche le briciole del patrimonio sembrano essere più grandi. Le recenti foto del Primo Ministro indiano Narendra Modi con il Presidente Biden, mentre sorridono insieme alla stampa, parlano da sole.

Beh, ci sono sicuramente delle ragioni di macro-strategia per tenere l’India di Modi nella SCO. Verrà il giorno in cui l’India sarà nuovamente India, non solo per espressione della volontà del popolo ma anche dei suoi leader.

Come ben illustrato nell’articolo del Saker, l’Occidente è destinato a frantumarsi, e alla fine crollare. Ricorda l’immagine di un aereo che sta cadendo, con i passeggeri che discutono e si agitano mentre l’aereo, che sta rapidamente perdendo quota, va a pezzi ed è sul punto di schiantarsi a terra. E va presumibilmente in fumo. Molto probabilmente non sarà così drammatico ma ci si andrà vicino.

L’Europa di fatto non riesce a decidere se appartenere al blocco occidentale anglo-sionista che ha anche catturato l’Australia e la Nuova Zelanda, oppure al molto più stabile e molto più pacifico e congeniale mega-continente euroasiatico. Solo un paio di numeri su cui riflettere: 55.000.000 metri quadrati (21.000.000 miglia quadrate) e 5.4 miliardi di abitanti a ottobre 2019, circa due terzi della popolazione mondiale.

Effettivamente, non è difficile. Vedremo presto se l’Europa, l’Unione Europea, alla fine crollerà per non aver saputo dove stare o prenderà la giusta decisione all’ultimo minuto. E’ un peccato che il “sistema” che si sta insinuando nel governare l’Ordine Mondiale non veda (o non voglia vedere) che stanno scommettendo su una tigre di carta, come la NATO, per venire in suo soccorso.

Prendiamo in considerazione l’AUKUS. L’acronimo sta per Australia, United Kingdom [Regno Unito] e US [Stati Uniti] e ha lo scopo di modernizzare nei prossimi decenni il beneficiario primario (l’Australia) per affrontare le sfide della sicurezza nella regione indo-pacifica.

Il piano è che i due partner dell’Australia le diano accesso a tecnologie militari all’avanguardia, incluse le competenze futuristiche come l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche. Questo riguarda il recente accordo sui sottomarini nucleari di produzione anglo-americana, che ha cancellato il contratto che l’Australia aveva con la Francia. Guardate questo link [in inglese].

Questo accordo AUKUS, che ha preso la Francia alla sprovvista, ha annullato un equivalente contratto del valore di 66 miliardi di dollari tra Australia e la francese Naval Group, a maggioranza statale, per la fornitura di 12 sottomarini diesel-elettrici convenzionali.

E pensate che questo è solo uno dei primi “accordi” della piuttosto nuova alleanza AUKUS. Quello che potrebbe venir dopo sono altri accordi molto più egoistici e orientati al profitto immediato che contribuiranno a far ulteriormente crollare l’alleanza occidentale un tempo così potente.

Il nuovo accordo AUKUS fornirà all’Australia i sottomarini a propulsione nucleare. L’accordo è però nuovissimo: né il costo né la durata sono al momento di dominio pubblico.

La Francia ha ritirato i suoi ambasciatori negli Stati Uniti e in Australia, dopo che la scorsa settimana il Presidente americano Joe Biden ha svelato una nuova triplice alleanza con Gran Bretagna e Australia, che permetterà a quest’ultima di accumulare una flotta di almeno otto sottomarini nucleari.

Russia Today (RT) riassume: Non sorprende, quindi, che la triplice alleanza recentemente forgiata tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, nota come AUKUS, abbia attirato l’attenzione dei leader e dei capi della difesa russi. Annunciato il 15 settembre, il patto è stato presentato come un modo per prendere di mira la Cina. E’ chiaro, comunque, che le sue implicazioni geopolitiche non si faranno sentire solo a Pechino.

Il nuovo blocco nucleare AUKUS non si limiterà a combattere la Cina, ma porterà anche l’Occidente a confrontarsi con la Russia [in inglese], ha affermato il capo della sicurezza a Mosca.

La risposta di Mosca, inizialmente cauta, è velocemente diventata più critica. Nikolai Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo, ha denunciato l’AUKUS come “il prototipo di una NATO asiatica”, fatta per espandersi e diretta contro Cina e Russia.

L’essenza dell’AUKUS non è complessa: sebbene riguardi varie aree (come la sicurezza informatica e l’intelligenza artificiale), il suo nucleo è il trasferimento di tecnologia dagli Stati Uniti all’Australia. E non una tecnologia qualunque ma quella dei sottomarini a propulsione nucleare, che, finora, è stata in possesso di soli sei Stati: Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti e (in maniera complicata dipendente dalla Russia) India. E, ovviamente, inutile dirlo: Israele.

Concludendo: Mosca potrebbe, di conseguenza, espandere la sua flotta di sottomarini nucleari nel Pacifico. In un mondo del genere, la già esistente partnership strategica tra Cina e Russia può solo diventare più forte.

Parallelamente a questo tradimento AUKUS nei confronti della Francia, Biden sta ospitando un vertice del Quad (Alleanza Quad = Dialogo quadrilaterale sulla sicurezza, è un’alleanza strategica informale tra Stati Uniti, India, Giappone e Australia). Sebbene l’argomento non sia stato ancora comunicato ufficialmente, non è difficile indovinare che il tema sia come “contenere” (leggete “aggredire”) Russia e Cina. E, stranamente, l’India – membro importante della SCO – sta al gioco.

C’è poi l’impatto economico che tale accordo può avere, non solo in termini di cifre in denaro ma anche come precedente. Non viene rispettata alcuna regola. Questo è il “libero mercato” del Mondo Nuovo, in cui neanche gli alleati tradizionali vengono rispettati e sono al sicuro.

E’ difficile prevedere come reagirà la Francia di Macron. Di certo, Macron non è De Gaulle. Il Presidente Macron (o i suoi attendenti) ha fatto intendere che, in risposta alla cancellazione dell’accordo franco-australiano per i sottomarini nucleari, la Francia potrebbe uscire dalla NATO. Possiamo facilmente supporre che è quello che avrebbe fatto de Gaulle. Per la Francia, sarebbe qualcosa di cui andare fiera e, a lungo andare, anche per l’Europa. Ma è improbabile che accada. Macron è “guidato” da forze oscure.

Questa rottura socio-economica e politica della cosiddetta alleanza occidentale ferirà sicuramente molte persone ma il mondo, la Madre Terra, sopravviverà e lo farà anche la maggior parte di coloro che non hanno tradito le proprie convinzioni.

Rimane un mistero che cosa l’insorgere del covid abbia distrutto in termini di ricchezza socio-economica e, semplicemente, di benessere. La popolazione del Sud del mondo, di cui quasi nessun politico occidentale parla, sta morendo di fame, disperazione, malattia. O soltanto di disperazione. Secondo il World Food Program, quasi un miliardo di persone stanno già soffrendo per la carestia o stanno per soffrire gravemente per la scarsità di cibo.

L’imminente crollo dell’Occidente accelererà lo spostamento del potere economico e politico verso Est.

L’Europa non ha molto tempo per decidere se far parte del Futuro (l’Est) o del passato defunto e decadente (l’Occidente, l’autodistruzione per egocentrismo e per impero autoimposto). C’è bisogno di due cose: che i popoli (occidentali) si sveglino e riprendano il potere, sequestrato da forze oscure invisibili, e che abbiano la capacità umana di sopravvivere in una modalità di non vendetta, non aggressione, malgrado gli enormi sacrifici che potrebbero essere necessari per salvare la nostra civiltà.

Sì, è possibile. Possiamo farlo.

 

Peter Koenig è un analista geopolitico ed ex economista senior presso la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dove ha lavorato per oltre 30 anni sui temi relativi ad acqua e ambiente in tutto il mondo. Insegna nelle università di Stati Uniti, Europa e Sud America. Scrive regolarmente per testate online ed è autore di “Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed” [Implosione, un thriller su guerra, distruzione ambientale e avidità delle imprese” in inglese] e co-autore del libro di Cynthia McKinney “When China Sneezes: From the Coronavirus Lockdown to the Global Politico-Economic Crisis” [“Quando la Cina starnutisce: dal lockdown del Coronavirus alla crisi politico-economica globale”, in inglese] (Clarity Press – 1 novembre 2020).
Peter Koenig è ricercatore associato al Center for Research on Globalization. È anche membro senior non residente presso l’Istituto Chongyang dell’Università Renmin di Pechino.

 

*****

Articolo di Peter Koenig pubblicato su The Saker il 28 settembre 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.


 
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