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ISTERIA COLLETTIVA: I LEADER OCCIDENTALI LAVORANO AD ALTERARE LA DEFINIZIONE DI REALTA'
Postato il 18/02/2021 di cdcnet

Russia

A Monaco, nel 2007, il Presidente Putin sfidò l’Occidente: “Noi non l’abbiamo fatto. Voi l’avete fatto. Voi attaccate continuamente la Russia, ma noi non ci piegheremo”. Dal pubblico vennero risolini di derisione. Adesso, parlando il mese scorso al convegno (virtuale) di Davos, dopo un’assenza di dodici anni da quel forum, il Presidente Putin ha messo uno specchio di fronte agli “influenzatori” chiave dell’Occidente: “Guardate cosa siete diventati nel frattempo; guardate voi stessi, e preoccupatevi”.




Questo non è stato lo schiaffo col guanto che precede il duello con l’arma di vostra scelta, ma un sincero ammonimento. Alla cui radice vi è l’avvertimento che le dinamiche socio-economiche messe in moto dal modello occidentale, con zero interessi e guidato dal debito, non solo hanno spinto sotto il treno larghe fette della società ma, piuttosto, la catastrofe socio-economica interna è largamente sfogata sugli “altri” esterni. Cioè è proiettata psichicamente sull’estero, in un ardente desiderio di combattere demoni immaginari.

L’Italia del Quattrocento sperimentò uno stress psicologico in qualche modo simile all’odierno, il ribaltamento dei vecchi “miti”, dei vecchi legami culturali e delle fonti della coesione sociale, innescato dalla tempesta montante della Riforma e dell’Illuminismo scientifico. I nuovi leader insistevano a mettere sul rogo purificatore della splendente nuova cultura dello scetticismo razionalista i vecchi valori e l’ethos della “continuità”. Questo fu allora, nessuna Cina da incolpare, ma la strega e l’isteria satanica di quel periodo, un’isteria di massa collettiva, che portò alla “cancellazione” di qualche decina di migliaia di europei, bruciati vivi per esser rimasti fedeli alle vecchie strade (giudicati negazionisti della “Verità”). In fin dei conti, l’Inquisizione fu allestita per condannare e punire l’eresia.

La scorsa settimana, il Presidente Putin notava [in inglese] a Davos:

Questa [crisi del modello economico], a sua volta, sta oggi causando una repentina polarizzazione delle opinioni del pubblico e provocando la crescita del populismo, del radicalismo di destra e di sinistra ed altri estremismi… Tutto ciò sta influenzando inevitabilmente la natura delle relazioni internazionali e non le sta rendendo più stabili o più prevedibili. Le istituzioni internazionali stanno diventando più deboli, i conflitti regionali stanno emergendo uno dopo l’altro, e si sta deteriorando il sistema di sicurezza globale… le differenza ci stanno portando in una spirale discendente.

La situazione può prendere una svolta inaspettata e incontrollabile, a meno di non fare qualcosa per evitarla. C’è la possibilità che si debba affrontare  una formidabile rottura dello sviluppo globale, che sarebbe combattuto come una guerra di tutti contro tutti… E i tentativi di appianare le contraddizioni mediante la nomina di nemici interni ed esterni [a cui addossare la colpa], le negative conseguenze demografiche della corrente crisi sociale e la crisi dei valori, potrebbero condurre l’umanità a perdere interi continenti culturali e civili.

Il modello esistente, spiegava Putin, sembra aver invertito “mezzi e fini”, i Mezzi (come nell’enfasi posta dal Grande Reset sulla trasformazione tecnologica, perfino trans-umana, dell’economia) sembrano aver preso il predominio sugli umani, intesi come loro Fini.

Sì, la globalizzazione può aver sollevato miliardi di persone dalla povertà eppure, come Putin puntualizza, “ha condotto a sbilanciamenti significativi nello sviluppo socio-economico globale, e questi sono il risultato diretto delle politiche perseguite negli anni ’80, spesso rozze o ideologiche”. Ha reso “virtualmente impossibile lo stimolo economico con metodi tradizionali, mediante prestiti privati. Il cosiddetto quantitative easing sta unicamente aumentando la bolla delle attività finanziarie e approfondendo la divisione sociale. Il divario crescente fra l’economia reale e quella virtuale… presenta una minaccia molto reale ed è irto di seri e imprevedibili shock”.

Le speranze sulla possibilità di un nuovo inizio del vecchio modello di crescita sono legate ad un rapido sviluppo tecnologico. In effetti, duranti gli ultimi vent’anni, abbiamo creato le fondamenta per la cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale basata sull’ampio uso di Intelligenza Artificiale, di automazione e di robotica. Tuttavia questo processo sta portando a nuovi cambi strutturali, penso in particolare al mercato del lavoro. Queste vuol dire che molte persone potrebbero perdere i loro lavori, a meno che lo Stato non prenda misure effettive per prevenirlo. La maggior parte di questa gente appartiene alla cosiddetta classe media, quella alla base di ogni moderna società.

Putin sottolinea che questi difetti, inerenti al modello occidentale di crescita, e il “volgersi” alle Big Tech per la salvezza, non sono causati specificamente dalla pandemia. Quest’ultima nondimeno ha tolto la maschera dalla faccia del modello economico ed ha anche esacerbato i suoi sintomi deleteri:

La pandemia del coronavirus… diventata per l’umanità una sfida seria, ho solo stimolato e accelerato i cambiamenti strutturali, le cui condizioni sono state create da molto tempo. Non c’è bisogno di dire che non ci sono paralleli diretti nella storia. Anche se alcuni esperti, di cui rispetto l’opinione, paragonano la situazione corrente a quella degli anni ’30 [la Grande Depressione].

Putin allude, ma non dice esplicitamente, che la pandemia, aggravando lo stress socio-politico, ha proprio contribuito all’isteria generale (e alla polarizzazione) e alla caccia ai nemici esterni (cioè come nel caso del “virus Comunista Cinese”).

Putin indica un altro fattore che ha contribuito:

I moderni giganti della tecnologia, in special modo le aziende digitali, hanno iniziato a giocare un ruolo sempre più importante nella vita sociale. Su quest’argomento è stato detto molto, specie sugli eventi accaduti durante la campagna elettorale negli Stati Uniti. Essi non sono solo giganti economici, in certe aree competono de facto con gli Stati. La loro platea consiste di miliardi di utenti che passano una parte considerevole delle loro vite in questi ecosistemi. Secondo queste aziende, il loro monopolio è ottimale per organizzare i processi tecnologici e gestionali. Forse è così, ma la società si sta chiedendo se tale monopolio soddisfi l’interesse pubblico.

Qui Putin allude a qualcosa di più preoccupante, il fallimento del modello di sistema a realizzare le promesse di prosperità e opportunità “per tutti”, in particolare per i più svantaggiati nella società. Non si può dire che questo difetto sia direttamente in relazione con la crescita [in inglese] del morbido totalitarismo tecnologico? Poiché la natura sistemica del fallimento non può essere ammessa, è allora così sorprendente il rivolgersi alle Big Tech per rinforzare la versione più favorevole della realtà (quella per cui tutti i fallimenti sistemici derivino, piuttosto, dal razzismo e dalle ingiustizie storici, e non si deve tollerare alcun dissenso a questa narrazione)?

Qui, l’idea base, per rispondere alla rabbia civile socio-economica, è che una combinazione di stimolo monetario senza precedenti, radicale discriminazione positiva privilegiante le identità non-bianche e accesso alle competenze Tech della élite oligarchica, avrebbe risolto la maggior parte dei problemi della società. Ciò è pura ideologia. Ma, incapaci di affrontare direttamente l’evidenza dei fallimenti sistemici e della “manipolazione” economica (essendo questo un argomento troppo delicato), i leader occidentali lavorano invece per alterare la definizione della realtà. Quando tenti di prolungare un’economia finta stampando sempre più debito, nonostante i tuoi fallimenti storici, non c’è da meravigliarsi se ti tocca silenziare il dissenso.

Allora quelli che non accettano la propaganda che le Big Tech e i media corporativi spingono incessantemente, devono essere allontanati dalle piattaforme [in inglese] e spinti ai margini della società. In un’eco sorprendente di quella precedente era italiana di tensioni psichiche, il New York Times sta ora chiedendo all’amministrazione Biden di nominare [in inglese] uno “Zar della Realtà” a cui dare l’autorità di affrontare la “disinformazione” e l’ “estremismo” (fantasmi dell’Inquisizione?).

Il discorso [in inglese] di Putin è stato una raggelante decostruzione (educata e molto misurata) di dove ci troviamo e perché. Il suo pubblico avrà ascoltato? E avrà un qualsiasi impatto la richiesta del Presidente Putin per un ritorno al modello economico “classico”, all’economia reale, alla creazione dei posti di lavoro, agli standard di vita confortevoli e all’istruzione con opportunità per i giovani?

Probabilmente no, sfortunatamente. Basta guardare l’ “isteria” europea per un veloce ritorno all’assoluta “normalità”, al tutto “com’era prima”, e soprattutto alle “nostre vacanze estive”. Putin allude ancora ma non lo dice, la pandemia ha messo in mostra la fragilità, la friabilità della società europea. Essa ritiene le avversità impossibili da sopportare (perfino per quelli ben isolati dalle vere avversità, quelle reali, ma solo per alcuni: “È peggio della Seconda Guerra Mondiale questa pandemia”, mi ha detto stamani un veterano!). Lo spazio per vere (e urgenti) riforme strutturali è sempre più piccolo.

Il corso futuro per le economie occidentali è ovvio. Basta guardare al ritorno della (già a capo della FED) Janet Yellen al Tesoro statunitense, della (già a capo del FMI) Christine Lagarde alla BCE e del (già a capo della BCE) Mario Draghi alla [in inglese] Presidenza del Consiglio italiana, per capire che è in corso un “affare di reflazione” in piena regola.

E per quanto riguarda la messa in guardia di Putin sui “tentativi di affrontare le contraddizioni mediante la nomina di nemici interni ed esterni [a cui dare la colpa] delle negative conseguenze demografiche della corrente crisi sociale”, non sembra sia più promettente di quella sulla scena finanziaria.

Recentemente, un anonimo ex funzionario del governo statunitense ha scritto un articolo di raccomandazioni politiche sulla Cina. Entrambi The Atlantic Council e Politico hanno pubblicato [in inglese] delle versioni del pezzo, e si sono trovati d’accordo a tenere nascosta l’identità dell’autore per ragioni conosciute solo da loro. Il The Atlantic Council afferma che l’anonimità si è resa necessaria a causa dello “straordinario significato delle intuizioni e raccomandazioni dell’autore”. Non è tuttavia chiaro il perché ritengano così straordinarie queste intuizioni e raccomandazioni; l’articolo è semplicemente ancora un altro piano per un cambio di regime (in questo caso, un colpo di Stato contro il Partito Comunista Cinese).

È alquanto probabile che sia già chiusa la porta per una risoluzione pacifica delle tensioni statunitensi con la Cina. Le intenzioni della Cina sono sempre state di riassorbire pacificamente Taiwan nella Cina mediante un’integrazione economica. È impegnata in questo. Ma sembra che l’amministrazione Biden, a guardare le sue dichiarazioni, sia egualmente impegnata ad esacerbare sufficientemente il problema dell’autonomia di Taiwan in modo che a Pechino non resti altra opzione che l’annessione di Taiwan con la forza (un’ultima risorsa per Pechino). Negli Stati Uniti, sulle pagine dei media dominanti, gli esperti si rammaricano ufficialmente di ciò, eppure concludono nondimeno che l’America ancora una volta “sarà obbligata” ad intervenire, per impedire ad “uno Stato aggressore” l’occupazione di un democratico alleato americano.

Sempre nel contesto delle sue tensioni interne, ciò riguarda più la fragilità della psiche statunitense a un momento di potenziale angoscia di Tucidide che qualsiasi minaccia che la Cina possa porre all’America. La Cina sovrasterà gli Stati Uniti, a un certo punto. I leader statunitensi cercano di suggerire [in inglese] che l’America abbia ancora il potere di alterare la realtà per conformarla al suo mito eccezionalista.

Il Presidente Putin, ovviamente, sa tutto ciò, ma almeno nessuno può ora lamentarsi “Non siamo stati avvertiti”.

*****

 Articolo di Alastair Crooke pubblicato su  TheAltWorld l’8 febbraio 2021
Traduzione in italiano di Fabio_san per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]


 
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