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Imperialismo: Gli USA rinnovano la missione 'Ruba il Petrolio' nel nord della Siria
Postato il 06/10/2020 di cdcnet

Iran

Si intensifica la politica del presidente degli Stati Uniti Trump di “Proteggere il Petrolio” per i siriani, con una società statunitense che si è assicurata i diritti nel nord della Siria per estrarre ed esportare il petrolio siriano, a cui è seguito un trasferimento di altre truppe statunitensi dall’Iraq alla Siria, indicando come le politiche degli Stati Uniti siano al centro della divisione permanente della Siria tra regioni “ricche di petrolio” e regioni “affamate di petrolio”.




Questo mettendo da parte il fatto che gli Stati Uniti, nel nome della “protezione” del petrolio, stanno rubando ufficialmente il petrolio della Siria, un atto che potenzialmente viola la convenzione di Ginevra ed equivale a commettere crimini di guerra. Sebbene commettere crimini di guerra [in inglese] non sia una novità per gli Stati Uniti, questo furto è ulteriormente aggravato dal fatto che la presenza degli Stati Uniti in Siria non ha l’autorizzazione legale del governo siriano né persino delle Nazioni Unite.

Sebbene l’accordo sia stato firmato tra un’oscura società statunitense e le SDF curde, non si può negare che abbia un’impronta ufficiale degli Stati Uniti molto visibile e troppo ovvia per ignorarla. In altre parole, anche se gli Stati Uniti potrebbero non essere parte ufficiale dell’accordo, un accordo riguardante una regione siriana sotto il controllo degli Stati Uniti rende questi ultimi i ​​creatori di fatto dell’accordo e anche i principali beneficiari, rendendo l’accordo una definizione pratica del mantra [in inglese] di Trump “Teniamoci il Petrolio”.

Mentre la narrativa ufficiale degli Stati Uniti al momento dell’annuncio della decisione di “Teniamoci il Petrolio” era di assicurarsi che il petrolio non cadesse nelle mani di un “ISIS ricostituito”, lo stesso avrebbe potuto essere e può ancora essere fatto lasciando il petrolio siriano al governo siriano, che ha già sconfitto l’ISIS in modo schiacciante. Una tale linea di condotta, tuttavia, non sarebbe servita efficacemente allo scopo di rubare il petrolio attraverso le sue società ombra.

Delta Crescent Energy, la principale compagnia petrolifera statunitense che ha acquisito diritti esclusivi per 25 anni di trivellazione ed esportazione di petrolio, non ha più di un anno. Si è registrata solo la scorsa settimana in Delaware, a significare come Washington abbia creato una società dall’oggi al domani per fornire una copertura apparentemente legale alla sua missione “Ruba il Petrolio” nel nord della Siria.

James Reese, un veterano dell’esercito americano e uno dei proprietari della compagnia, è stato un forte sostenitore della presenza militare statunitense in Siria per sfruttare il suo petrolio, ed è ben collegato con l’amministrazione Trump. In effetti, Mike Pompeo non ha usato mezzi termini quando ha confermato a Lindsay Graham che “L’accordo ha richiesto un po’ più di tempo, senatore, di quanto avessimo sperato, e ora siamo in fase di attuazione”.

Non dimentichiamoci che Lindsay Graham stesso è stato un convinto sostenitore di “Teniamoci il Petrolio” e di aiutare il flusso di entrate ai curdi per mantenerli “indipendenti” da Damasco. Questo è forse l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono mantenere una presenza militare diretta a lungo termine in Siria, impedire un’unificazione siriana e mantenere un forte focus sulla loro vera missione in Siria: annullare la presenza iraniana e bloccarne l’accesso al Libano.

Nel 2019, Graham ha confermato in un’intervista che le forze statunitensi e quelle curde, da tempo alleate con Washington, potrebbero avviare un’impresa per modernizzare i giacimenti petroliferi siriani, con le entrate che affluiscono ai curdi. “Il presidente Trump sta pensando fuori dagli schemi”, ha detto Graham dell’opinione di Trump sul petrolio. Quella soluzione “fuori dagli schemi” è ora uscita in termini di una società completamente nuova con 25 anni di diritti esclusivi.

Per citarlo [in inglese]:

Continuando a mantenere il controllo dei giacimenti petroliferi in Siria, negheremo ad Assad e all’Iran un guadagno in denaro. Aumentando la produzione dei giacimenti petroliferi, aiuteremo i nostri alleati delle forze democratiche siriane (SDF) che hanno combattuto così coraggiosamente per distruggere il califfato dell’ISIS. Possiamo anche utilizzare parte dei ricavi delle future vendite di petrolio per pagare il nostro impegno militare in Siria.

Che la “missione rubare” sia direttamente collegata all’amministrazione Trump è evidente anche dal fatto che Delta, azienda di appena un anno, sia riuscita a ricevere una rinuncia dalle quattro società che l’hanno richiesta. Per evitare sanzioni, le aziende necessitano di una deroga alle sanzioni dall’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Ottenere questa rinuncia non avrebbe potuto essere un problema. La proprietà attualmente riconosciuta della società include persone ben collegate con i repubblicani e l’amministrazione Trump. Comprende James Cain, un donatore repubblicano e ambasciatore dell’era Bush in Danimarca e John Dorrier, un dirigente petrolifero con legami con i finanzieri del regime siriano, che ha recentemente contribuito alla campagna elettorale a Trump e ai senatori repubblicani Ted Cruz e Lindsey Graham.

C’è quindi poco da dire sul fatto che l’accordo per sfruttare il petrolio siriano è la chiave per la presenza militare statunitense a lungo termine in Siria, e un passo verso una divisione de-facto della Siria sulla stessa linea dell’Iraq, dove il Kurdistan ha goduto di uno status autonomo per un tempo abbastanza lungo e senza possibilità di unificazione.

Allo stato attuale, il piano di Trump per “porre fine alla guerra” in Siria è diventato, per tutte le ragioni pratiche, un piano per restare permanentemente in Siria. Questa è davvero una chiara manifestazione di ciò che Reese aveva detto nel 2018 [in inglese] sulla Siria e il suo petrolio: “Possediamo l’intera parte orientale della Siria … Quella è nostra. Non possiamo rinunciarci.”

*****

 Articolo di Salman Rafi Sheikh pubblicato su New Eastern Outlook il 10 settembre 2020
Traduzione in italiano di Diego per SakerItalia


 
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