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Opinioni: Vince il femminismo di facciata
Postato il 17/08/2020 di cdcnet

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Sono passati pochi giorni dalla scelta di Kamala Harris da parte di Joe Biden per la candidatura alla vice-presidenza, e arriva il primo allocco del mainstream che è cascato nella messinscena del “scegliamo una donna per i ruoli importanti”.



L’allocco di turno si chiama Linda Laura Sabbadini, che ha scritto per La Stampa un articolo intitolato “Aspettando la Kamala italiana” che inizia così: “Kamala Harris. La prima donna nera candidata alla vice presidenza negli Stati Uniti. Una donna fiera delle sue radici indiane e giamaicane, forte del grande esempio materno che lei con determinazione rivendica. Ma quando potremo avere la nostra Kamala? E perché siamo così indietro? Quando la nostra Ursula von der Leyen? Quando la nostra Angela Merkel?Mai una donna Presidente della Repubblica, mai una presidente del Consiglio, mai una donna a capo della Banca d'Italia.”

Poverina. La Sabbadini intendo, non la Harris.

La nostra giornalista, che naviga nel più profondo solco del politically correct, non riesce a capire che la Harris è stata scelta proprio “perchè è donna”, e non perchè è la Harris. Non è stata cioè scelta una persona di valore, che casualmente si ritrova ad essere donna. No, Biden lo aveva detto chiaramente fin dall’inizio: “Sceglierò una donna per la vicepresidenza”. Quindi che valore può avere per Kamala Harris l’essere stata scelta, già sapendo che il parco delle candidate era ristretto alle sole donne? Al massimo, potrà consolarsi di essere “la migliore fra le donne”, ma non avrà mai la certezza che sarebbe prevalsa, se il campo fosse stato aperto anche agli uomini.

Un pò come la Red Bull o la Ferrari, che si consolano se riescono ad arrivare subito dietro alle Mercedes. “Ce l’abbiamo fatta – dicono – siamo i migliori dei perdenti”.

Tutto questo, naturalmente, prescinde dal fatto che quella delle “pari opportunità” sia una delle più grandiose buffonate mai messe in piedi dal nostro finto sistema democratico. Offrire delle “pari opportunità” anche alle donne, significa riconoscere implicitamente che esse siano inferiori. “Poverine - dice il concetto stesso delle pari opportunità - da sole non ce la farete mai, ma vi diamo noi una mano, e prenderemo una di voi per ciascuno di noi”. (Già nel "noi" e "voi" sta la quintessenza del maschilismo).

C’è poi un terzo concetto, ancora più alto, che sfugge completamente a queste vittime del politically correct: è il fatto che una donna riesce ad arrivare ai più alti posti di potere, solo ed esclusivamente se si comporta come un uomo. Le tanto invocate von der Leyen, Angela Merkel (e anche Christine Lagarde, già che ci siamo) possono restare nei posti che hanno raggiunto solo perché si comportano esattamente come farebbe un uomo, avendo sposato la stessa logica del potere maschile, e avendo completamente tradito la loro natura femminile.

Non dimentichiamo la famosa barzelletta degli anni 60, che diceva: “Lo sapete perché Golda Meir non porta mai la minigonna? Perché se la portasse si vedrebbero i coglioni”.

Massimo Mazzucco

https://www.luogocomune.net/28-opinione/5585-vince-il-femminismo-di-facciata


 
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