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Libia: L'intervento dell'Egitto manda all'aria i piani del turco Erdogan
Postato il 11/06/2020 di cdcnet

Libia

Il presidente egiziano Al Sisi ha proposto il cessate il fuoco in Libia indirizzato al governo di Tripoli, appoggiato dalla Turchia e dalla UE, ma allo stesso tempo ha mosso un massiccio schieramento di forze alla frontiera con la Libia.



Il presidente egiziano Al Sisi nei giorni scorsi ha fatto una proposta di cessate il fuoco in Libia indirizzata al governo di Tripoli, quello delll’Accordo Nazionale presieduto da Serraj e appoggiato dalla Turchia e dalla UE.
Nello stesso tempo Al Sisi ha però ha fatto muovere un massiccio schieramento di forze alla frontiera con la Libia inviando quindi un messaggio molto forte alla autorità di Tripoli e destinato anche ad Ankara, al presidente Erdogan che ha manifestato le sue intenzioni di estendere la sua influenza sulla Libia e sta sostenendo la parte di Serraj contro l’offensiva delle forze dell’Esercito Nazionale Libico (ENL) dirette dal generale Haftar.


La proposta di cessate il fuoco apparentemente è caduta nel vuoto e non ha fermato i combattimenti che si sono spostati nella zona della città costiera di Sirte, punto strategico per i terminal petroliferi. Le forze di Serraj sono imbandalzite per l’appoggio della Turchia e dei mercenari (ex terroristi filoturchi) fatti trasferire per ordine di Erdogan dalla Siria in Libia e che combattono con le formazioni governative che hanno l’intenzione di mettere alle corde l’esercito di Haftar.
Non hanno però fatto i conti con la determinazione dell’Egitto di non consentire l’instaurazione in Libia di uno stato sotto l’egidia del F.lli Mussulmani, la setta che rappresenta il nemico giurato per il governi del Cairo. Gli sforzi dell’Egitto sono appoggiati ache dalla Russia che ha inviato mezzi e formazioni armate di contractors a sostegno delle forze di Haftar.
Il ministro di Tripoli, Bashaga, ha dichiarato perentorio che le truppe continueranno la loro offensiva per recuperare il resto del territorio e impedire alla Russia di acquisire una base sul territorio libico.
La proposta di pace ha avuto il gradimento delle varie potenze, inclusi gli USA e la Francia, la Grecia e l’ONU. Persino il premier italiano Giuseppe Conte ha espresso il suo gradimento mediante una telefonata al Cairo prima di entrare alla sua convocazione degli “stati generali” per discutere dei programmi del governo.


La gravità della situazione non si può nascondere perchè il conflitto, allargandosi all’Egitto ed includendo l’intervento delle forze aeree russe, posizionatesi nella base di Al Jufra potrebbero determianre un capovolgimento della situazione militare sul terreno.
Questo mentre decine di migliaia di migranti e profughi stanno affollandosi nei centri di imbarco della costa Libica con destinazione per l’Italia, mediante barconi del trafficanti e navi appoggio delle ONG per il trasferimento in mare.
Un rischio che corre l’Italia, come effetto del caos libico (ricordiamo, creato dall’intervento NATO nel 2011) è quello di avere una torma di migliaia di migranti sulle proprie coste mentre i ministri del governo Conte invocheranno inutilmente l’Europa perchè venga in aiuto.


Libia effetti bombardamenti


Nel frattempo in Libia le forze che adesso avevano avuto la meglio sul campo, grazie ai mercenari e al sostegno turco, non vorrebbero mollare la presa e consegnare le armi e far rientrare tutti i mercenari stranieri, come recita la bozza dell’accordo.
Le divisioni corazzate egiziane alla frontiera stanno scaldando i motori metre i diplomatici si incontrano, Erdogan telefona a Washington e Putin si sente con Al Sisi.
I combattimenti non si fermano e proseguono senza sosta mentre la situazione dei civili, intrappolati fra i due fronti di combattimento, si fa sempre più critica e si preoccupa anche l’Onu che ha denunciato i saccheggi e distruzioni avvenute nelle città di Asabiya e Tarhuna (riconquistate pochi giorni fa dal Gna).

D’altra parte con i gruppi nercenari stranieri intervenuti nel paese era facile prevedere quello che adesso sta accadendo, violenze e saccheggi a danno della popolazione civile. Molti di questi mercenari, una volta finite le ostilità hanno già in programma di venire in Italia con il primo barcone disponibile ma il governo Conte non sembra essere consapevole di questi rischi. La ministra Bellanova si farà un altro pianto e proporrà una ennesima sanatoria (nuove braccia per l’agricoltura, ci racconterà).
Il quadro è drammatico con i combattimenti che hanno provocato oltre 16mila sfollati nell’area degli scontri. Fonti locali riferiscono della scoperta di numerosi cadaveri nell’ospedale di Tarhuna e non sono per il coronavirus, come ha scritto in un comunicato un emissario delle Nazioni Unite in Libia .
E pensare che questo paese, la Libia, prima dell’intervento della NATO del 2011 era un paese prospero ed in pace ma ad Obama, Sarkozy e Napolitano non andava bene. Da allora caose e guerre.

Fonti varie

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info


 
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