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Pepe Escobar: Siamo tutti ostaggi dell'11 Settembre
Postato il 16/09/2019 di cdcnet

11 settembre

Dopo cinque anni di cronaca sulla Guerra Globale al Terrore, molte domande sugli attacchi americani rimangono senza risposta.



L’Afghanistan è stato bombardato e invaso a causa dell’11 Settembre. Ero lì dall’inizio, prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Il 20 agosto 2001, avevo intervistato [in inglese] il comandante Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, che mi aveva parlato della “non-santa alleanza” tra Talebani, al-Qaeda e ISI (l’intelligence pakistana).

Tornato a Peshawar, ho appreso che qualcosa di davvero grosso stava per succedere: il mio articolo fu pubblicato [in inglese] da Asia Times il 30 agosto. Il Comandante Massoud fu ucciso il 9 settembre: da una fonte del Panjshir ho ricevuto una mail concisa con scritto solamente “il comandante è stato ucciso”. Due giorni dopo, è successo l’11 settembre.

Eppure, il giorno prima, niente di meno che Osama bin Laden in persona era ricoverato in un ospedale pakistano [in inglese] di Rawalpindi, come ha riportato la CBS. Già alle 11 del mattino dell’11 settembre, Bin Laden era stato proclamato responsabile, senza alcun tipo di indagine. Non sarebbe stato difficile localizzarlo in Pakistan e “consegnarlo alla giustizia”.

Nel dicembre 2001 ero a Tora Bora per rintracciare bin Laden, sotto i bombardieri B-52 e fianco a fianco con i mujahidin Pashtum. Successivamente, nel 2011, avrei ripercorso [in inglese] il giorno in cui bin Laden è scomparso per sempre.

Un anno dopo l’11 settembre, sono tornato in Afghanistan per un’indagine approfondita [in inglese] sull’uccisione di Massoud. Ormai era possibile stabilire un collegamento saudita: la lettera di presentazione degli assassini di Massoud, presentatisi come giornalisti, è stata agevolata dal comandante Sayyaf, una risorsa saudita.

Il saudita Osama bin Laden, la presunta mente terrorista, viene visto in un video girato in un luogo segreto in Afghanistan. E’ stato diffuso dalla tv Al-Jazeera il 7 ottobre 2001, il giorno in cui gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco per bombardare i campi, le basi aeree e i sistemi di difesa dei terroristi nella campagna contro i Talebani che proteggevano bin Laden. Foto: AFP

Per tre anni la mia vita ha ruotato intorno alla Guerra Globale al Terrore; per gran parte del tempo ho letteralmente vissuto per strada in Afghanistan, Pakistan, Iran, Iraq, Golfo Persico e Bruxelles. All’inizio dell’operazione “Shock and Awe[colpisci e terrorizza] in Iraq del marzo 2003, Asia Times ha pubblicato la mia inchiesta che approfondiva [in inglese] quali neo-conservatori avessero escogitato la guerra in Iraq.

Nel 2004, girovagando per gli Stati Unit, ho seguito di nuovo il viaggio dei Talebani in Texas [in inglese] e come una massima priorità, dagli anni di Clinton fino ai neo-conservatori, riguardava ciò che io ho battezzato “GasdottoStan”, in questo caso come realizzare un gasdotto tra Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (il TAPI [in inglese]), bypassando Iran e Russia, ed estendere il controllo americano sull’Asia centrale e meridionale.

Successivamente, ho approfondito [in inglese] le domande difficili che la Commissione dell’11 Settembre non ha mai fatto e come la campagna di rielezione di Bush nel 2004 fosse totalmente condizionata e dipendente dall’11 Settembre.

Michel Ruppert [in inglese], un informatore della CIA, che può essersi – o no – suicidato nel 2014, era un analista esperto dell’11 Settembre. Ci siamo scambiati molte informazioni, enfatizzando sempre gli stessi punti: l’Afghanistan girava intorno all'(esistente) eroina e all'(inesistente) gasdotto.

Nel 2011 il tardivo e grande Bob Perry avrebbe smascherato  [in inglese] altre bugie sull’Afghanistan e, nel 2017, io avrei dettagliato la ragione principale per cui gli Stati Uniti non avrebbero mai lasciato l’Afghanistan: la via dell’eroina. [in inglese]

Ora, il presidente Trump potrebbe aver identificato un possibile accordo con l’Afghanistan, che i Talebani, che controllano i due terzi del paese, sono obbligati a rifiutare in quanto permette il ritiro di solo 5.000 truppe americane delle 13.000 presenti. In più, il “Deep State” [Stato Profondo] americano è assolutamente contro qualsiasi accordo, così come l’India e il traballante governo di Kabul.

Ma Pakistan e Cina sono favorevoli, specialmente perché Pechino ha in programma di incorporare Kabul nel corridoio economico Cina-Pakistan, e ammettere l’Afghanistan come membro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, e in questo modo collegare l’Indu Kush e il Passo di Khyber al processo in corso di integrazione euroasiatica.

Pregare per una Pearl

Diciotto anni dopo il fatto che ha segnato una svolta, noi tutti rimaniamo ostaggi dell’11 settembre. I neoconservatori americani, riuniti attorno al Progetto per un Nuovo Secolo Americano [in inglese], pregavano dal 1997 per una “Pearl Harbour” che reindirizzasse la politica estera americana. Le loro preghiere sono state esaudite oltre i loro sogni più sfrenati.

Già nel libro “La Grande Scacchiera”, pubblicato anch’esso nel 1997, Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale, co-fondatore della Commissione Trilaterale e nominalmente non un neoconservatore, sottolineava che il pubblico americano “appoggiò l’impegno statunitense nella Seconda Guerra Mondiale in gran parte per l’effetto shock dell’attacco giapponese di Pearl Harbour”.

Quindi, aggiungeva Brzezinski, l’America “potrebbe trovare maggiore difficoltà a creare consenso sui temi di politica estera, eccetto che nelle circostanze di una minaccia esterna diretta e veramente enorme, ampiamente percepita”.

Come un attacco al proprio paese, l’11 Settembre ha generato la Guerra Globale al Terrore, lanciata alle 11 di sera dello stesso giorno dell’attacco, inizialmente battezzata dal Pentagono “la Lunga Guerra” e successivamente ammorbidita dall’amministrazione Obama in “Operazioni di Emergenza all’Estero”. E’ costata miliardi di dollari, ha ucciso più di mezzo milione di persone [in inglese] e si è ramificata in guerre illegali contro sette paesi musulmani, tutte giustificate per “motivi umanitari” e presumibilmente appoggiate dalla “comunità internazionale”.

Anno dopo anno, l’11 Settembre è essenzialmente una cerimonia rituale del tipo “avete il diritto di accettare solo la versione ufficiale”, anche se prove diffuse dimostrano che il governo americano sapeva che sarebbe successo l’11 Settembre, e non fece nulla per impedirlo.

Tre giorni dopo l’11 Settembre, la testata Frankfurter Allgemeine Zeitung riportò che nel giugno 2001 l’intelligence tedesca aveva avvertito la CIA sul fatto che dei terroristi mediorientali stavano “pianificando di dirottare un aereo di linea e usarlo come arma per attaccare importanti simboli della cultura americana e israeliana”.

Come rivelato dalla MSNBC in una intervista a Putin, trasmessa il 15 settembre di quell’anno, nell’agosto del 2001 il presidente Putin ordinò all’intelligence russa di informare il governo americano “nella maniera più incisiva possibile” che erano imminenti degli attacchi su aeroporti ed edifici governativi.

Nessuna agenzia governativa americana ha rilasciato alcuna informazione su chi abbia utilizzato sui mercati finanziari la previsione dell’11 Settembre. Il congresso americano non ha neanche sollevato il problema. In Germania, Lars Schall, giornalista ed esperto di indagini finanziarie, sta lavorando da anni su un enorme studio che dettaglia in larga misura l’insider trading prima dell’11 Settembre.

 

Il Signor Muller, immagino

Robert Mueller è stato direttore dell’FBI dal 2001 al 2003. Fu nominato dal presidente Bush solo una settimana prima dell’11 Settembre. Tre giorni dopo l’11 Settembre, Muller dichiarò “non ci sono stati segnali di allarme di cui io sia stato a conoscenza” mostrando la possibilità che degli aerei si sarebbero potuti schiantare sugli edifici.

In effetti, gli agenti dell’FBI hanno ripetutamente accusato il quartier generale di aver bloccato una miriade di indagini prima dell’11 settembre, tali da poterlo evitare.

In un libro sconcertante “Il complice dell’FBI sull’11 Settembre (documenti)”, scritto in francese e recentemente tradotto in inglese, Patrick Pasin riporta dettagliatamente tutti gli avvertimenti documentati, non solo all’FBI direttamente, ma anche quelli inclusi nell’ormai noto “Nota del 6 agosto”, che si riferivano ad attacchi pianificati che coinvolgevano più di un dirottamente aereo. Allora, come noto, la consigliere della sicurezza nazionale Condoleeza Rice ignorò la nota perché “molto vaga”, “non molto specifica” e “non c’è nulla di nuovo”.

Lo scopo di Pasin è di dimostrare che l’FBI sapeva tutto ciò che c’era da sapere sui segnali in merito alla possibilità di un 11 Settembre. Ma poi il bureau li ha silenziati, li ha sepolti, li ha fatti sparire, è caduto in un coma profondo e, in casi piuttosto seri, potrebbe anche aver creato delle prove false, come probabilmente quando ha prodotto una lista di dirottatori musulmani, completa del ritrovamento dei passaporti indistruttibili, inventando chiamate telefoniche impossibili a 30.000 piedi.

Trump conosce gli edifici

Screditare la versione ufficiale e immutabile sull’11 Settembre resta il tabù più grande. Centinaia di architetti e ingegneri [in inglese], che si sono impegnati in meticolose confutazioni tecniche di tutti gli aspetti della storia ufficiale sull’11 Settembre, vengono sommariamente rigettati come “teorici della cospirazione”.

Nel pomeriggio dell’11 Settembre, il costruttore Donald Trump (non ancora presidente degli Stati Uniti), fu intervistato telefonicamente [in inglese] da Channel 9 di New York.

Allacciatevi le cinture di sicurezza, perché è davvero scottante. Le parti importanti in sequenza cominciano dal minuto 5:20.

Channel 9: “Ci sono molti interrogativi sul fatto che il danno e il crollo finale degli edifici sia stato causato dagli aeroplani, a causa di un difetto architetturale o forse per delle bombe o dallo stress conseguente. Ha qualche opinione su questo fatto?”

Donald Trump: “Non è stato un difetto architetturale. Il World Trade Center è sempre stato considerato come un edificio molto, molto resistente. Non dimentichiamoci che è scoppiata una bomba nel seminterrato [nel 1993]. Ora, il seminterrato è il posto più vulnerabile perché ci sono le fondamenta, e ha resistito a questo. Sono andato a vedere quell’area 3 o 4 giorni dopo che è successo, perché uno dei miei ingegneri strutturali, che aveva costruito l’edificio, mi ha portato lì. E ho detto “non ci posso credere”. Il palazzo si reggeva solidamente e metà dei pilastri erano distrutti. Era un edificio incredibilmente forte se conosci la sua struttura. E’ stato uno dei primi edifici costruiti dall’esterno. L’acciaio, la ragione perché il World Trade Center aveva le finestre così strette è perché tra tutte le finestre c’era acciaio sulla parte esterna del grattacielo. Ecco perché la prima volta che l’ho visto aveva grandi e pesanti longheroni. Quando l’ho visto per la prima volta, non ci potevo credere perché c’era un buco nell’acciaio. Ed era acciaio, questo era… vi ricordate l’ampiezza delle finestre del World Trade Center, ragazzi, io penso che lo sappiate, se voi siete mai stati lassù, le finestre erano piuttosto strette e tra l’una e l’altra c’era questo acciaio pesante. Ho detto: come ha fatto un aereo, anche un 767 o 747 o qualsiasi esso sia stato, come ha potuto passare attraverso l’acciaio? Mi è capitato di pensare che non avessero solo un aereo ma che avessero delle bombe e che sono esplose quasi simultaneamente [il corsivo è mio]. Perché io non posso davvero immaginare nulla capace di penetrare quel muro. Molti palazzi sono costruiti con l’acciaio nella parte interna intorno agli assi degli ascensori. Questo è stato costruito dall’esterno, cioè con la struttura più forte che puoi avere. Ha fatto quasi come una lattina di zuppa”.

Channel 9: “Come sa…noi abbiamo guardato per tutta la mattina le immagini di quell’aereo che arrivava contro l’Edificio 2. E quando si guarda da un lato mentre si avvicina, poi improvvisamente nel giro di un millisecondo, si vede un’esplosione dall’altra parte”.

Donald Trump: “Giusto. Io penso appunto che c’era un aereo con più del suo carburante a bordo” [il corsivo è mio].

Donald Trump può essere estremamente discutibile, vale per tutto e per tutti. Ma una cosa che l’ex costruttore e attuale presidente degli Stati Uniti conosce bene è come si costruisce un edificio.

 

Domande serie

Al contrario, con lo scetticismo radicato nella tradizione greca e latina è stato prodotto “Zero[in inglese] probabilmente il miglior documentario sull’11 Settembre di produzione italiana. Anche il libro probabilmente più interessante sull’11 Settembre è italiano: “Il mito dell’11 Settembre” di Roberto Quaglia, che presenta una narrazione delicatamente sfumata dell’11 Settembre come mito, strutturato in un film. Il libro è diventato un best seller nell’Europa orientale.

Le domande serie [in inglese] suggeriscono dei sospetti piuttosto plausibili da indagare in merito all’11 Settembre, molto di più dei 19 Arabi armati di taglierini. Dieci anni fa, su Asia Times, ho fatto 50 domande [in inglese] (alcune estremamente dettagliate) sull’11 Settembre. Dopo richieste e suggerimenti da parte dei lettori, ne ho aggiunte altre 20 [in inglese]. Nessuna di queste domande sono state affrontate in maniera convincente – per non parlare delle risposte – dalla versione ufficiale.

L’opinione pubblica mondiale è portata a credere che la mattina dell’11 settembre quattro aerei, presumibilmente dirottati da 19 Arabi armati di taglierino, abbiano volato indisturbati per due ore attraverso lo spazio aereo più controllato al mondo e sorvegliato dall’apparato militare più devastante di sempre.

Il volo 11 dell’American Airlines ha deviato dalla sua rotta alle 8.13 del mattino e si è schiantato sul primo edificio del World Trade Center alle 8.57. Solo alle 8.46 il NORAD (il Comando della Difesa Aerea nordamericana) ha ordinato il decollo di due intercettori F-15 dalla base militare di Otis.

Per una curiosa coincidenza, la mattina dell’11 Settembre era in corso una simulazione di guerra del Pentagono, quindi i radar dei controllori aerei potrebbero aver ricevuto solo “segnali fantasma” di velivoli inesistenti che simulavano un attacco aereo. Bene, è stato molto più complicato di così, come hanno dimostrato dei piloti di professione [in inglese].

 

‘Angel era il prossimo’

L’opinione pubblica mondiale è anche portata a credere che il Boeing 757, con la sua apertura alare di 38 metri, è riuscito a penetrare all’interno del Pentagono attraverso un buco di sei metri di larghezza, all’altezza del primo piano. Un Boeing 757 con il carrello di atterraggio è alto 13 metri. Gli aerei di linea hanno un sistema elettronico che gli impedisce di schiantarsi, quindi è piuttosto difficile costringerne uno a volare a 10 metri di altezza, con i carrelli di atterraggio fuori, alla velocità fulminante di 800 km l’ora.

Secondo la versione ufficiale, il Boeing 757 si è letteralmente polverizzato. Eppure, anche dopo essersi polverizzato, è riuscito a perforare sei muri di tre anelli del Pentagono, lasciando un buco di due metri di larghezza nell’ultimo muro ma danneggiando solo leggermente il secondo e il terzo anello. La versione ufficiale è che il buco è stato causato dal muso dell’aereo, comunque piuttosto difficile dopo che si è polverizzato. Tuttavia, il resto dell’aereo, una massa di 100 tonnellate che viaggia a una velocità di 800 km/h, si è miracolosamente fermato al primo anello.

Tutto questo è accaduto con ai comandi Hani Hanjour, che tre settimane prima il suo istruttore di volo aveva giudicato incapace a pilotare un Cessna. Ciononostante, Hanjour è riuscito ad eseguire una spirale discendente ultra-veloce di 270 gradi, allineandosi al suolo a massimo 10 metri da terra, calibrando minuziosamente la traiettoria e mantenendo una velocità di crociera di circa 800 km orari.

A sinistra, Richard Meyers, presidente del Joint Chiefs of Staff USA e, a destra, il segretario della difesa USA Donald Rumsfeld durante la conferenza stampa al Pentagono l’8 ottobre 2001, a seguito dei bombardamenti americani sull’Afghanistan in risposta agli attacchi dell’11 settembre. Foto: AFP / Luke Frazza

Alle 9.37 del mattino, Hanjour ha colpito con precisione l’ufficio degli analisti del bilancio del Pentagono, dove tutti erano impegnati a lavorare sulla misteriosa sparizione di non meno di 2.3 trillioni di dollari [in inglese] di cui, in base a quanto dichiarato in una conferenza stampa il giorno prima dal Segretario della difesa Donald “Incognite Note” Rumsfeld, non si aveva più traccia. Quindi, non solo un Boeing si è polverizzato all’interno del Pentagono.

L’opinione pubblica mondiale è anche portata a credere che l’11 settembre la fisica di Newton aveva vinto un bonus speciale e non valeva più per le torri 1 e 2 del World Trade Center (per non parlare del World Trade Center 7  [in inglese], che non è stato colpito neanche da un aereo). La torre più lenta del World Trade Center ha impiegato 10 secondi a crollare per 411 metri, partendo da ferma. Quindi è crollata a 148 km all’ora. Considerando il tempo di accelerazione iniziale, è andata in caduta libera senza il minimo ostacolo da parte delle 47 enormi travi verticali di acciaio che costituivano il cuore strutturale della torre.

L’opinione pubblica mondiale è anche portata a credere che il volo 93 della United Airlines (150 tonnellate di aereo con 45 persone, 200 posti, bagagli e una apertura alare di 38 metri) si sia schiantato in un campo della Pennsylvania e si sia letteralmente polverizzato anche lui, sparendo totalmente dentro un buco di sei metri per tre di larghezza e solo due metri di profondità.

Improvvisamente, l’Air Force One è stato “l’unico aereo in cielo[in inglese]. Il colonnello Mark Tillman, che era a bordo, ha ricordato: “Riceviamo questo rapporto in cui c’è una telefonata che dice che ‘Angel sarebbe stato il prossimo’. Nessuno ora sa davvero da dove sia venuto il commento, se sia stato tradotto male o confuso nella Casa Bianca, nella Situation Room, tra gli operatori radio. ‘Angel’ era in nostro nome in codice. Il fatto che sapessero di ‘Angel’, beh, dovevi essere nella cerchia ristretta”.

Questo significa che i 19 Arabi armati di taglierino, e soprattutto i loro maneggiatori, dovevano essere sicuramente “nella cerchia ristretta”. Come prevedibile, non è mai stato pienamente indagato.

Già nel 1997, Brzezinski aveva avvertito che “è indispensabile che non emergano degli avversari euroasiatici, capaci di dominare l’Eurasia e sfidare così anche l’America”.

Alla fine, con grande disperazione dei neoconservatori americani, tutto il clamore collegato all’11 Settembre e alla Guerra Globale al Terrore/Operazioni di Emergenza all’Estero, in meno di due decenni si è concluso con una metastasi: non solo un avversario ma una partnership strategica Russia-Cina. Questo è il vero nemico, non al-Qaeda, un inconsistente frutto dell’immaginazione della CIA, riabilitata e ammorbidita nei “ribelli moderati” in Sira.

  *****

Articolo di Pepe Escobar pubblicato su Asia Times l’11 settembre 2019
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]

http://sakeritalia.it/attualita/siamo-tutti-ostaggi-dell11-settembre/


 
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