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  LA POTENZA DI FUOCO RUSSA IN SIRIA
Postato il 29/09/2017 di cdcnet
 
 
  Russia

DI ANDREI MARTYANOV
unz.com

Quanto si tratta di armi, le dimensioni sono importanti, così come gittata e velocità. C’è un piccolo contingente militare russo in Siria che crea grandi problemi agli americani, che si dice vogliano attaccare la base aerea Khmeimim.



Molti personaggi influenti in America non solo stanno considerando l’opzione, ma la stanno spingendo. Il tenente colonnello Ralph Peters non fa giri di parole quando si tratta di attaccare i russi: “la situazione potrebbe andare fuori controllo. In quel caso, dobbiamo vincere con rapidità e decisione – mantenendo le cose all’interno della Siria”.

Peters ed altri capi militari avranno sicuramente studiato gli strateghi del passato, da Clausewitz a Moltke a Guderian, ma bombardare i Russi a Khmeimim non ha senso. Gli Stati Uniti ovviamente possono sganciare il proprio arsenale e sterminare gli armamenti russi, siano essi SU-35, S-300 o S-400, con alta probabilità di mantenere l’intero conflitto confinato in Siria. Ma non è così scontato.

Che la Russia sia una superpotenza nucleare è indubbio, lo sanno tutti, anche i russofobi americani più accaniti. La Siria, però, è un po’ diversa: l’escalation verso un conflitto nucleare, infatti, potrebbe essere controllata da chi è più forte in un conflitto convenzionale. Il problema qui è proprio il concetto di guerra convenzionale – un tipo preciso di conflitto su cui i militari statunitensi si sono gettati negli ultimi 30 anni, vantando di essere in grado di gestire qualsiasi tipo di avversario.

Alla base di questo approccio stava la convinzione americana di avere le migliori armi stand-off. L’aggressione contro la Jugoslavia dimostrò che le forze armate potevano sopraffare la difesa aerea di una nazione come la Serbia abbastanza velocemente e da distanze ben al di là della portata delle sue obsolete difese aeree. Le migliaia di missili da crociera Tomahawk resero la difesa aerea serba praticamente inutile dopo le prime due settimane di incessanti bombardamenti.

Ma il problema per gli Stati Uniti scatta qui: la Russia può fronteggiare questo ipotetico conflitto convenzionale ben più della Siria. Può infatti rispondere colpo su colpo in qualsiasi parte del Medio Oriente, essendo dotata del più avanzato arsenale di armi stand-off ad alta precisione ad oggi noto.

Per questo è abbastanza ridicolo parlare di “sconfiggere” il contingente russo in Siria. La guerra non è una sparatorie, comincia nelle sale operative e negli uffici politici ben prima che venga sparato il primo colpo. Se il contingente russo in Siria fosse stato dispiegato diciamo nel 2005, lo scenario di Peters non avrebbe avuto alcun ostacolo. Ma non è il 2005 e la Russia è in grado di contraccare efficacemente in caso di attacco convenzionale su Khmeimim.

Ieri, a seguito della morte del tenente generale Asapov in Siria, presumibilmente “favorita” dalla cosiddetta Coalizione in prossimità della liberata Deir-ez-Zor, l’aviazione strategica russa ha lanciato dei missili da crociera X-101 a lungo raggio verso bersagli ISIS in Siria. Non è una novità che i russi usino missili da crociera con più di 5.500 chilometri di gittata, né che la Marina lanci 3M14 della famiglia Kalibr con più di 2.500 km di gittata da qualsiasi parte del Mediterraneo orientale o del Mar Caspio. Queste gittate sono fuori portata per qualsiasi arma difensiva americana, con il Tomahawk TLAM-A Block II che al massimo ne ha una di circa 2.500 chilometri ed il TLAM Block IV che ne ha una di 1.600 chilometri.

La Raytheon dice che questi missili ed il Tomahawk sono in grado di colpire obiettivi in movimento. Le cose importanti però sono gittata e precisione e questo è un po’ il punto debole degli U.S.A. La portata offre una flessibilità operativa senza precedenti ed il lancio di ieri dai bombardieri strategici russi Tu-95 Bears ha lanciato un messaggio molto chiaro – non in termini della gittata degli X-101, ci sono in costruzione missili da crociera con distanze ancor maggiori, fino a 10.000 chilometri. Il messaggio stava nel fatto che i missili sono stati lanciati dallo spazio aereo iraniano ed iracheno. Non ce n’era bisogno, si poteva fare più comodamente dall’area del Mar Caspio. Ma i Bears sono stati lanciati mentre venivano portati nello spazio aereo iraniano da Su-30 e Su-35 delle Forze Spaziali Aeree russe e questo, oltre a dimostrare di poter raggiungere qualsiasi asset terrestre americano nell’area, ha lanciato un segnale inquietante.

L’Iran sa bene che, dovessero gli americani attaccare i russi in Siria, verrebbe immediatamente “coinvolta”, volente o no. Per cui, perché non prepararsi al meglio a quando resterà solo l’opzione nucleare? Ecco dunque che avere forze russe al proprio fianco e nel proprio spazio aereo aiuta notevolmente. Ma ciò apre anche ad un’altra grave possibilità in caso di conflitto convenzionale tra Russia e Stati Uniti – scenario che i neocon sognano. Mettendo da parte le emozioni e guardando i dati, la Dottrina Militare russa, riaffermata nell’Edizione 2014, dal 2010 considera l’uso delle stand-off High Precision come una chiave della strategia di contenimento, come l’articolo 26 della suddetta dottrina chiaramente afferma. La Russia non vuole la guerra con gli Stati Uniti, ma se spinta è in grado non solo di raggiungere gli asset terrestri statunitensi, come il nucleo CENTCOM in Qatar, ma, cosa ancor più significativa, anche quelli navali nel Golfo Persico.

Oltre a 66 bombardieri strategici di lunga portata, i Tu-160 e Tu-95, la Russia ha a disposizione più di 100 bombardieri TU-22M3, molti dei quali sono capaci sia di rifornirsi in volo sia di portare un’arma piuttosto intimidatoria: il missile da crociera X-32 (Kh-32), la cui gittata è di 1000 chilometri e la cui velocità supera i 4.2 Mach. Questo missile è stato precipuamente progettato per colpire qualsiasi cosa si muova sulla superficie del mare. Il missile praticamente non è intercettabile e come dimostrato ieri l’Iran non ha problemi a consentire a questi TU-22M3 di operare nel proprio spazio aereo. Lanciata dalla zona di Darab, la salva non solo coprirebbe tutto il Golfo Persico ma chiuderebbe il Golfo di Oman a qualsiasi forza navale. Nessuna nave e nessun Carrier Battle Group sarebbe in grado di entrare in questo settore in caso di conflitto convenzionale con la Russia in Siria. La salva di 3M14 dal Mar Caspio del 7 ottobre 2015 ha impressionato così tanto la USS Theodore Roosevelt ed il suo CBG da costringerle ad abbandonare quasi immediatamente il Golfo.

Questo semplice fatto dimostra perché per due anni un piccolo contingente militare russo sia stato in grado di operare in modo efficace in Siria e, difatti, imporre condizioni nella zona delle proprie operazioni. Il contingente non è solo una base militare, è una forza strettamente integrata con le Forze Armate, e sono queste ultime a decidere l’eventuale escalation. Speriamo solo che tutto quanto sopra descritto rimanga solo speculazione e non abbia alcuna base nella vita reale – se questi scenari non si avverano è meglio per tutti.

 

Andrei Martyanov

Fonte: www.unz.com

Link: http://www.unz.com/article/russia-the-800-pound-gorilla/

27.092.107

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

 
 
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