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  LA SFIDA DI TALLINN: IMMIGRAZIONE O DEPORTAZIONE?
Postato il 06/07/2017 di cdcnet
 
 
  Italia



Quindi se al vertice di Parigi si è affrontato il problema delle ONG, vuol dire che gli stati membri dovranno regolare il flusso migratorio del Mediterraneo, e Minniti ha ammesso per la prima volta che i migranti sono in gran parte economici e arrivano da oltre la Libia.





Del resto tutti i media hanno sistematicamente negato la responsabilità delle Ong, e in modo particolare Enrico Mentana si è speso parecchio in proposito «Sta a vedere che adesso la colpa finisce sulle Ong. In una stagione di voltagabbana, a costo di trovarmi tanti contro, non cambio idea rispetto a quel che ho scritto in questi mesi. Giustissimo ripartirci ogni onere con l’Europa, giustissimo verificare celermente chi ha diritto a restare e chi no, ma dare la colpa di un fenomeno come quello migratorio a chi salva la gente in mare (e chi la soccorre nel suo paese sotto le bombe, e chi la cura) ci riporta davvero alla caccia ai monatti».


Poi arriva Emma Bonino, ex commissario europeo nonché ex-ministro degli esteri del governo PD di Enrico Letta che fa delle affermazioni piuttosto curiose sugli accordi tra Italia e l’Europa.

In un’intervista recente, racconta come nel 2014-2016 il governo italiano abbia chiesto che «gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia» … «L’abbiamo chiesto noi! L’accordo l’abbiamo fatto noi! sottolinea accorata l’ex ministro».

«All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. Quindi che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato. Io non apprezzo per niente né l’atteggiamento spagnolo, né francese, né quello degli altri. Ma un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione. Io non credo che la settimana prossima arriveremo a una soluzione. Credo che quello che dà un senso di paura, di ansia, sia questo esercito che ci stiamo creando da soli, di cosiddetti clandestini, che in Italia sono 500mila».

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Dunque le decine di migliaia di sbarchi sono frutto di un preciso accordo? Il fatto che l’Italia sia costretta ad accogliere e mantenere tutti coloro che vengono trasportati qui dall’Africa, anche da navi battenti bandiere straniere (in violazione degli accordi di Dublino, come precisa anche la Bonino), è scritto da qualche parte?

Come mai il governo Renzi avrebbe concluso un accordo così dannoso per il Paese? Motivi politici o semplice convenienza, con grossi guadagni per le Coop e tutte quelle associazioni che ingrassano sui migranti?

La maggior parte delle organizzazioni non governative sono finanziate dal grande capitale in quanto utilissimi strumenti  all’interno delle cosiddette Psy Operations, infatti sfruttando con grande abilità tecnica la rete e i social, possono facilmente diffondere propaganda e manipolare di conseguenza il consenso.

In realtà esistono intrecci sorprendenti tra i poteri oligarchici e le associazioni non governative senza scopo di lucro. Celate sotto l’inganno di nobili principi umanitari, queste istituzioni operano nell’ombra per servire gli obiettivi dei centri di potere, manipolando il consenso e le scelte della gente comune, sempre più responsabili per la deriva regressiva ed autoritaria del mondo attuale.



Per esempio Marco Debenedetti, figlio dell’imprenditore Carlo De Benedetti, riveste la carica di amministratore delegato di Save de Children Italia Onlus.

Nonostante ciò pare che l’opinione pubblica sia stata paralizzata da un’ipnosi collettiva, rifiutando il proprio interesse, per allinearsi con una minoranza di potere che favorisce sistematicamente gli interessi corporativi.

 

È di fondamentale importanza liberarsi dai dogmi della propaganda, e sostanzialmente rifiutare i continui attacchi ben orchestrati di depoliticizzazione, disinformazione di massa, addomesticamento delle coscienze, praticati dalle élite e dai media, loro asserviti.  L’industria del non-profit deve essere inquadrata come uno strumento di potere, come sostegno e fondamento del dominio imperialista.

Proprio Renzi è dunque politicamente corresponsabile del disastro immigrazione, con il suo governo è entrata in vigore l’operazione Triton che autorizza le navi di 15 Stati europei a pattugliare il Mar Mediterraneo.

Queste navi portano i migranti solo in Italia. I dettagli tecnici, tra cui le modalità di sbarco di queste operazioni congiunte, sono contenuti nel piano operativo dell’operazione stessa, purtroppo però il documento non è pubblico. Quindi perché i migranti arrivano solo nei porti italiani, quando invece spesso il porto più sicuro è quello maltese o tunisino. Da quando Triton è entrato in vigore – il 1 novembre 2014 – sono sbarcati in Italia ben 413.000 migranti.



Nel 2017 (fino al 28 giugno) sono arrivati 98.185 in Italia, 8.975 in Grecia, 4.029 in Spagna. Sbarcano tutti solo in Italia. I dati dicono che rispetto al 2016 quest’anno si registra il 26% in più di arrivi.

Se continua così quest’anno toccheremo il record assoluto di 230.000 sbarchi. Per l’immigrazione l’Italia ha previsto 4,6 miliardi di spesa, 1 miliardo in più rispetto al 2016.

Se i migranti vengono salvati da una nave che porta la bandiera di altri Stati membri, allora la domanda di asilo dovrebbe essere presentata in quegli Stati. L’Italia non dovrebbe sobbarcarsi la gestione di centinaia di migliaia di richieste di asilo che nella maggior parte dei casi non riguardano il nostro Paese ma sono dirette ad altri Paesi europei.

Però al vertice dei ministri dell’interno di Tallinn (Estonia) non decolla la proposta italiana di «regionalizzare» l’approdo dei migranti, tratti in salvo nel Mediterraneo che ora vengono sbarcati all’85% nei porti della Penisola. Dopo il no di Francia e Spagna, è arrivato il rifiuto del Belgio, dell’Olanda, del Lussemburgo e Germania: tutti contrari all’apertura di altri porti Ue per lo sbarco dei migranti.

Triton non cambia, ha detto il commissario Ue per l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, che ha escluso un cambiamento nel modulo di impiego della missione navale dell’Unione, Triton (Frontex), attualmente dispiegata nel Mediterraneo: «Il mandato della missione Triton è ben definito. Si tratta di migliorare quanto già concordato. Fanno già un lavoro molto buono».

E la bagarre politica è d’obbligo, con scambi di accuse tra i fautori dell’accoglienza per tutti a tutti i costi e chi vorrebbe immediati rimpatri e respingimenti.

Ideologia contro interessi nazionali, secondo quanto emerso dalle inchieste di tre Procure, soprattutto da quella di Catania dove il procuratore Carmelo Zuccaro ha parlato in una recente intervista di Ong buone e cattive.



«Su Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire, discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte», cioè 5 su 9 Ong schierate nel Mediterraneo con 11 navi.

Le Ong tedesche sono SOS Méditerranée (nave Aquarius battente bandiera di Gibilterra), Sea Watch Foundation (due navi con bandiera neozelandese e olandese), Sea-Eye (una nave con bandiera olandese), Lifeboat (una nave con bandiera tedesca), Jugend Rettet (una nave con bandiera olandese).

La maltese Moas ha due navi: la Phoenix  batte bandiera del Belize e la Topaz Responder delle isole Marshall. La spagnola Proactiva Open Arms dispone di una nave con bandiera panamense. Medici senza frontiere opera con due unità (la Bourbon Argos e Dignity I), Save the Children con una.

Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti, ha detto il procuratore, telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder (per non farsi localizzare) sono fatti accertati.

Tutte le nove Ong sono, comunque, sotto la lente della procura: «Per quelle sospette dobbiamo capire cosa fanno, per quelle buone occorre invece chiedersi se è giusto e normale che i governi europei lascino loro il compito di decidere come e dove intervenire nel Mediterraneo».

Zuccaro ha toccato il vero nervo scoperto della questione ed è paradossale che a farlo sia un magistrato mentre la politica si divide, i fans delle Ong fanno muro criticando le inchieste della magistratura.

«L’inchiesta richiede tempi che l’Europa non si può permettere e d’altronde la risposta giudiziaria non è sufficiente» ha concluso il procuratore «Il problema resta essenzialmente politico e i governi europei, non solo quello italiano, devono intervenire subito anche perché per me quei 250mila in arrivo quest’anno sono una stima per difetto».

Le autorità italiane hanno ormai rinunciato ad esercitare ogni forma di sovranità sui confini nazionali, consentendo a chiunque paghi criminali di attraversare le nostre frontiere con il supporto logistico di organizzazioni private.

Il diritto marittimo prevede l’obbligo del soccorso in mare, ma stabilisce che i «naufraghi» vengano sbarcati nel porto sicuro più vicino, che in questo caso è maltese, tunisino o sulla stessa costa libica.

La motivazione che i migranti illegali non si possano riportare in Libia perché non c’è sicurezza non regge per diverse ragioni. La prima è che in Libia si combatte sono in alcune aree specifiche, tutte lontane dalle spiagge della Tripolitania da dove salpano barconi e gommoni.

La seconda è che, come sottolinea anche l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), il 64% dei 381 mila migranti presenti attualmente nella ex colonia italiana intende stabilirsi proprio in Libia per cercare lavoro.

Del resto il respingimento in Libia (o il trasferimento in Tunisia) dei migranti illegali obbligherebbe le Nazioni Unite a gestirne l’assistenza e il rimpatrio.

Il rapporto dell’OIM intitolato «Libya Migrant Report» riferisce sulla base di 1.314 interviste sul campo compiute tra dicembre e marzo scorso che il 94% dei migranti che si trova in Libia ha lasciato il paese di origine a causa di povertà e solo il 5% scappa da guerre e condizioni di insicurezza.

Oltre 9 su 10 sono quindi migranti economici che non avrebbero diritto ad alcuna forma di asilo o accoglienza, ben di più di quell’80% degli sbarcati in Italia che secondo Frontex dovrebbero venire rimpatriati.

Provate a raccontarlo alla massa dei teledipendenti, vediamo se ci credono.

«Le masse non hanno mai sete di verità. Chiunque sia in grado di alimentare le loro illusioni diventa facilmente il loro padrone; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.» Gustave Le Bon, The Crowd, 1895

 

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

06.07.2017

 
 
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