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  11 settembre 2001: Guida alla lettura

 

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  Michael Hudson: BLOOMBERG FA IL GIOCO SPORCO CON IL VENEZUELA - E CON ME
Postato il 18/04/2017 di cdcnet
 
 
  Venezuela

DI MICHAEL HUDSON
CounterPunch.org

Mi sono appena imbattuto in un fatto sgradevole ed imbarazzante con Bloomberg, e sento di esser caduto in un’imboscata e di aver  inciampato nei sacchetti di sabbia quando ho visto che le mie parole sono state usate fuori dal loro contesto, riportandole in un articolo scritto da giornalisti di Bloomberg sul Venezuela – evidentemente hanno cercato di distorcere le mie opinioni e giocando sporco con il  Venezuela.



Lunedi ’27 marzo ho ricevuto un messaggio da una giornalista di Bloomberg che mi chiedeva di commentare un bel complimento che il Presidente che del Venezuela e Segretario Generale del Movimento dei Paesi Non Allineati, Nicolás Maduro, aveva espresso su di me:

Stavo leggendo uno dei più grandi economisti americani, Michael Hudson, non so se lo conoscete, ma vi consiglio di leggere quanto ha scritto. E’ un teorico dell’economica, ha lavorato come economista per lungo tempo a Wall Street, conosce molto bene quel mondo ed ha ribadito la necessità di costruire una economia reale. Infatti ha lanciato numerosi allarmi, da lungo tempo, con conferenze, scritti, libri ed interviste sul pericolo che corre il mondo, perché – come dice nelle sue ricerche – su $ 20 americani, 19 derivano dall’economia speculativa e solo UN DOLLARO arriva dall’economia reale.

Oltre il 90% dell’apparato economico del paese è nelle mani di società private.

La reporter, Christine Jenkins, mi ha chiesto se conoscessi il Presidente Maduro o se fossi in grado di spiegare quale parte dei miei scritti abbia potuto colpire il Presidente. Ho detto che probabilmente il Presidente si era riferito ad un argomento del mio libro  Killing the Host  che a settembre 2014 è stato ripreso dalla Harvard Business Review con un articolo di William Lazonick, intitolato “Profitti senza prosperità”, dato che nel decennio 2003-2012, ben 449 delle 500 società quotate nell’Indice di S & P, hanno speso solo il 9% dei loro guadagni in nuovi investimenti di capitale ed hanno usato il 54% dei profitti per ricomprare le proprie azioni oltre al 37% per pagare i loro dividendi. Ho detto alla giornalista che pensavo che il punto che aveva colpito il presidente poteva essere l’indicazione che il settore finanziario non finanzia nessuna formazione di capitale e non svolge nessuna funzione per aumentare la produzione.

Le ho detto che negli ultimi anni non avevo seguito da vicino l’economia del Venezuela ma che avevo discusso sull’Argentina e la Grecia che sono state sottoposte ad un regime di austerity a causa del loro debito estero, e che era mia convinzione che nessuna nazione sovrana dovrebbe essere obbligata a imporre misure di austerità sulla propria popolazione per pagare obbligazionisti stranieri. Cosa che è stata infatti il problema dell’America Latina per decenni e che è il tema centrale trattato in tutti i miei libri da quando cominciò il Super Imperialismo  nel 1972.

E per mettere un bel cappello a tutto, naturalmente, la politica estera americana ha mobilitato la Banca Mondiale ed il FMI per dare man forte agli interessi dei creditori, agli investimenti stranieri e alle privatizzazioni – mentre venivano isolati paesi come Cuba o il Venezuela (e ora anche la Grecia) per dimostrare che la diplomazia neoliberista può far diventare un paria, qualsiasi paese tenti di fare qualcosa di serio per reagire alla austerity e alla finanziarizzazione.

A parte questo, non abbiamo avuto nessuna discussione specifica. La reporter ha passato in rassegna qualcuno dei fatti economici più recenti sulla crisi economica del Venezuela e io le ho risposto dicendo che effettivamente la situazione sembrava un vero e proprio dilemma. Mi ha detto che il paese sembrava che stesse facendo sforzi per pagare i suoi debiti esteri e che presto potrebbe andare in default. Io le ho risposto con lo stesso consiglio che avevo dato parlando della Grecia: se il paese sta inevitabilmente andando in default per il debito sovrano, è meglio che smetta di pagare subito e che si tenga la valuta pregiata che gli resta e poi cerchi di rinegoziare il debito per ricondurlo entro limiti che gli permettano di rimborsarlo. In caso contrario, il paese finirà per cadere nel groviglio legale del default e sarà spogliato anche dei soldi che servono all’economia nazionale per sopravvivere.

Ho detto di non aver nessuna soluzione per questo problema. Non ho studiato lo status giuridico del debito estero del Venezuela, e non conosco quali alternative potrebbe trovare il governo considerando la forte opposizione interna fatta dalla oligarchia nazionale e la pressione che viene dall’estero.

La reporter, Christine Jenkins, ha detto che avrebbe letto i miei libri per vedere cosa avesse attirato l’attenzione del Presidente Maduro, poi mercoledì scorso, è tornata e mi ha detto che stava scrivendo un articolo per Bloomberg.

Le ho chiesto di mandarmene una copia, e lei mi  ha risposto che “ Ciao – veramente non mi è permesso inviare gli articoli prima della pubblicazione!” Questa è stata la frase che mi ha fatto veder rosso, è mia impressione che ogni giornalista serio ricontrolla sempre con la sua fonte e si accerta che il suo racconto sia fedele. Questa mi sembra che solo sia etica giornalistica di base.

L’articolo doveva essere pubblicato alle 6.00 del mattino di giovedì . La ragazza ha cercato di placare le mie preoccupazioni dicendomi “qualcosa su quello che dice l’articolo … abbiamo detto molto chiaramente che Lei non si considera un esperto del  Venezuela – come mi ha detto – ma che se il governo si rende conto dell’inevitabilità del default, è meglio che si fermi subito. Parliamo poi del suo ultimo libro, e  anche  di  Killing the Host dicendo che è probabilmente, quello che ha attratto l’attenzione di Maduro. E parliamo di come abbia conseguito un seguito internazionale, per effetto delle consulenze cocesse a vari governi, ma l’unica cosa che abbiamo voluto aggiungere è la nostra definizione di economista un po’ tenebroso – e spero che Lei concordi con noi, dato che sicuramente non scrive sui main-stream, non è un nome molto famigliare e, come ha detto Lei stesso, gli argomenti di cui parla non vengono insegnati nelle università più classiche, ecc”

Ma a mezzogiorno ancora non mi era arrivata nessuna copia di quell’articolo, quindo l’ho richiesto nuovamente  e quando mi è arrivato non ho visto che non c’era proprio niente di quello che avevo detto io. Sembrava che io avessi voluto criticare i politici del Venezuela e, implicitamente, il presidente Maduro. Ma in nessun punto dell’intervista io avevo criticato i tentativi del Venezuela di fare riforme. Piuttosto, avevo criticato il problema di una opposizione neoliberista verso quei paesi che cercano di portare le loro popolazioni sulla strada seguita dal Venezuela, facendo uso della leva del debito per costringere gli stessi paesi a imporre un regime di austerità. Mi sembra che il Venezuela stia ricendo il “trattamento greco.”

Sono rimasto allibito nel trovare che l’articolo è un pezzo che vuol colpire il Venezuela, che mi fa apparire come critico verso il Presidente Maduro e che implicitamente dichiaro che il paese non può più essere aiutato. Non ho mai detto di non essere “un fan del leader socialista.” Plaudo anzi ai suoi tentativi di muoversi al meglio, chiuso com’è in quell’angolo in cui si trova il Venezuela. Ho sottolineato due volte che il paese “è entrato in un periodo di anarchia” che ci sono disordini in corso e che è in atto una crisi costituzionale che ha portato la Corte Suprema a sospendere il suo congresso. Ma questa non era una critica ma solo l’interpretazione del mio “Umm-hmm” mentre la giornalista mi stava raccontando la situazione.

Il Venezuela negli ultimi anni ha fatto sforzi erculei per pagare i suoi obbligazionisti dopo aver preso  una decisione politica per evitare che problemi ancora più profondi potessero portare al default, ma io non posso essere nella mente né del Presidente Maduro, né di altri responsabili politici venezuelani che probabilmente hanno portato il paese sulla strada migliore possibile  – buona almeno quanto sarebbe stata qualsiasi altra strada disponibile.

L’ articolo conclude dicendo che “io non sarei incline ad assumere altri ruoli da consulente, se mi venisse chiesto, essendo già molto occupato”. Avevo detto solo che non avevo seguito approfonditamente la situazione e che mi ero dedicato poco ai problemi della America Latina. Naturalmente avrei dato,in qualche modo, il mio aiuto  se mi fosse stato chiesto.

Il danno vero mi è arrivato dal giornale di destra Caracas Chronicles, dove Jose Gonzales Vargas ha scritto un pezzo  “Hudson on the Guaire”, che attacca per aver detto certe cose, chiedendosi retoricamente “Ma chi diavolo è ?” e nell’articolo mi definisce:

“punto di riferimento di uno spettro politico anti-establishment come CounterPunch — che non molto tempo fa ha pubblicato dei pezzi apologetici  sullo chavismo − e come  Zero Hedge, che … è stato chiamato da un suo ex collaboratore  cheerleader  di “Hezbollah, Tehran, Beijing, and Trump.” Parlando poi di cose possono far riferimento alla Russia, inoltre è stato anche su   RT un paio di volte.”

Non ho mai scritto per  Zero Hedge, anche se qualche volta vengono ripubblicati alcuni dei miei articoli sul  Naked Capitalism  e nemmeno su CounterPunch. La battuta di poco gusto sulla “ cheerleader per “Hezbollah, Tehran, Beijing, and Trump” non era riferita a me; ma a qualcuno che stava criticando  Zero Hedge, dopo aver deciso di smettere di scrivere per quel giornale on-line.

Non è stato detto niente sul fatto che ho scritto numerosi editoriali per il Financial Times, the New York Times, 3  articoli di copertina per Harpers, e che sono andato in onda sulla BBC  e su Bloomberg radio.

La chicca dell’articolo è stata l’ultima frase: “Beh, almeno ci sono ancora  Weisbrot e  Ciccariello-Mahler oltre a quelli di Podemos, che non gireranno nelle spalle alla rivoluzione Bolivariana  … Giusto?

L’implicazione di questo fatto è che io ho rotto i ranghi e che‘la sinistra si sta rivoltando contro il Presidente Maduro. Da parte mia, non posso pensare a un consulente migliore di Mark Weisbrot. Non ho consigli da dare al Venezuela – in una situazione di ristrettezze economiche come quelle attuali – a cui non abbiano già pensato i suoi leaders.  

Ma, naturalmente, mi piacerebbe aiutare se mi fosse richiesto. Come ho scritto alla giornalista di Bloomberg dopo aver letto la sua storia: “Il problema è che io sono in sintonia con gli obiettivi di Chavez ecc.  Il problema vero è l’ostilità che esiste tutto intorno a lui  che sta tenendo ferma l’economia. E’ questo che rende il problema irrisolvibile.”

Nessuna delle mie idee coincide con quello che risulta su  Bloomberg e sul Caracas Chronicles.

 

Fonte : http://www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2017/04/03/bloombergs-hit-job-on-venezuela-and-me/

3.04.2017

 

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

 
 
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