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  Economia: PRIMA DELL'ONDA
Postato il 20/11/2011 di cdcnet
 
 
  Economia FONTE: Crashoil.blogspot.com

Cari lettori,

Uno dei fenomeni più intriganti che sono a cavallo tra oceanografia e geologia è quello degli tsunami, principalmente quelli di origine sismica. Un spostamento trasversale di una faglia sul fondo marino, per l'enorme energia che libera, può spostare tutta la massa di acqua al di sopra per una distanza non tanto grande, forse 50 centimetri, qualche volta un metro. Il problema è che lo spostamento colpisce tutta la colonna d’acqua, che può essere di quattro o più chilometri di altezza. L'onda generata dalla semplice gravità si diffonde alla velocità di centinaia di chilometri orari, e in alcuni casi, se il terremoto avviene in acque molto profonde, giunge quasi a velocità supersoniche. Quando questa onda si avvicina alla costa, la pendenza del suolo marino induce un effetto conosciuto come frantumazione (shoaling): l'onda solitonica si rompe e si scompone in diversi pacchetti, che si diffondono a velocità molto più piccole, alcuni chilometri l’ora, ma per l'aumento della pressione dell’acqua l’altezza cresce sempre di più.

Per questo motivo è molto più sicuro aspettare uno tsunami in alto mare, dove l'onda di alcuni centimetri passerà senza fare grossi danni, ma sulla costa l’altezza potrà essere di vari metri - in alcuni casi quindici, ma ci sono casi storici documentati di tsunami colossali di 50 metri di altezza – e sarà quindi capace di penetrare all’interno per vari chilometri, spianando tutto quello che si trova di fronte con la sua enorme potenza e pressione. Nei minuti che precedono la prima onda di uno tsunami, l'acqua del mare si ritira velocemente per alcuni chilometri, portando alla luce il fondo roccioso dall’aspetto irreale. Alcuni persone si sentono attratte dal fenomeno e rimangono a guardare intontite senza capire che, se in quel momento si affrettassero a correre verso l’entroterra, forse potrebbero riuscire ad allontanarsi quanto basta o guadagnare una posizione sufficientemente elevata per sopravvivere; si tratta di pochi minuti determinanti che precedono l'arrivo della prima onda. Un'altra cosa che la gente normalmente ignora è che la prima onda non è quasi mai la più grande, e a volte succede, come nello tsunami delle Hawaii del 1° aprile (il giorno anglosassone degli innocenti) del 1946, che la gente scenda sulla spiaggia per vedere quello che è successo nella mezz’ora che passa tra la prima e la seconda ondata, aumentando terribilmente le vittime quando la seconda – che di solito è la più grande – scarica tutta la sua violenza sulle persone indifese.

Ieri lo spread delle obbligazioni del Tesoro spagnolo su quelle tedesche è arrivato ai 500 punti base. Ciò significa che il rendimento di queste emissioni del debito spagnolo rendono il 5 per cento in più rispetto ai titoli equivalenti tedeschi. Siccome l'informazione fornita dai media è sempre brutalmente incompleta e oscurantista, non mi è mai chiaro a che cosa si riferiscono con esattezza: non so se stiamo parlando di buoni a un anno, a cinque o dieci, o di tutti contemporaneamente. Capisco inoltre che questo spread sui titoli tedeschi viene a formarsi nel mercato secondario, dove chi possiede il debito spagnolo lo sta rivendendo con un certo sconto, perché evidentemente non si possono rinegoziare le condizioni espresse nel titolo di debito. Se ci si pensi un po', la cosa è ancora più grave del fatto che adesso la Spagna debba collocare il proprio suo debito con un tasso di interesse più alto (cosa che già avviene, perché le emissioni del debito di solito seguono l’evoluzione del mercato secondario: la Spagna non può ottenere denaro a un costo minore di quello che percepisce il mercato). È più grave perché, in pratica, i debitori che vendono il debito spagnolo stanno accettando una percentuale di perdita (forse non perdite reali, di sicuro rispetto alle proprie aspettative di profitto) e ciò significa che la credibilità della Spagna come stato solvente sta precipitando.

Ma, alla fine, questo non è proprio un blog di economia e non dobbiamo perderci in tali questioni. La cosa interessante da notare è che il debito spagnolo è giunto ai livelli che hanno causato il "salvataggio" della Grecia o che hanno forzato un "cambiamento di Governo" in Italia la settimana scorsa. Qui, in Spagna, mancano solo due giorni alle elezioni generali, e tutti i sondaggi indicano che a vincerle sarà il Partito Popolare conservatore con una larga maggioranza; il suo leader, Mariano Rajoy, ha già anticipato che andranno intraprese misure adeguate per cercare di risanare i conti spagnoli, facendo capire che arriveranno maggiori tagli alle prestazioni sociali e ai salari di quelli che si sono prodotto nell'ultimo anno. E non potrebbe fare diversamente, perché, essendo stato un dilettante nell'applicazione di queste misure, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato fulminato dalla mediaticamente nominata Troika: io pensavo che la troika fosse formata da tre, ma ora ho capito che può fare anche con due, e di fatto ne basta anche uno, e avanza (tutti i sensi dell’ultima frase, in modo particolare quelli più piccanti, sono stati ricercati deliberatamente: viva le lingue latine).

Abbiamo, dunque, delle elezioni generali che cambieranno radicalmente la direzione del partito al governo, da socialista a conservatore, in un paese che ritiene che la destra diriga meglio e che per questo possa meglio fronteggiare la difficile situazione economica. In realtà, produrrà lo stesso risultato perché, dopo avere osservato quello che ha successo fatuamente nella democratica Unione Europea nel corso delle ultime settimane in Grecia e in Italia, è evidente che le decisioni non vengono prese dalle nazioni, e ancora meno è il potere di cui dispone il paese sovrano: i nostri nuovi governanti faranno quello che gli viene detto, fine. Questa situazione implicherà una delusione sempre più forte della popolazione spagnola verso la già malfamata classe politica, una delusione che si potrà trasformare in rabbia quando la nuova recessione porterà i livelli di disoccupazione dall’attuale 21,5 per cento al 25 o 26 per cento in un paio di anni. E, comunque, l’unica cosa certa è che stiamo percorrendo una strada ben conosciuta: quella verso il collasso.

A proposito del collasso, Dimitri Orlov ha rivisto di recente il suo modello di cinque fasi di collasso (finanziario, commerciale, dello stato, della comunità e della famiglia) e la sua conclusione non può essere più spoetizzante: secondo lui, il grande impegno degli stati per fermare la deriva finanziario - che si sarebbe dovuto esprimere in tutta la sua grandezza due o tre anni fa – farà sì che il collasso finanziario sopravvenga contemporaneamente a quello commerciale, e eventualmente anche a quello delle nazioni, soggiogate dall’enorme fardello del debito che è stato contratto nel corso del salvataggio finanziario. In pratica, il suo modello era troppo graduale e dolce se paragonato al percorso accidentato a cui ci costringe il BAU, Business as Usual. Una nuova dimostrazione che la discesa dal lato destro della curva di Hubbert sarà dominata dagli effetti non lineari. E gli eventi di questi giorni in Grecia suggeriscono che, effettivamente, il collasso finanziario coinciderà con quello commerciale: la Grecia ha dovuto ricorrere all'Iran come il fornitore principale di petrolio (vedi : La Grecia si affida al petrolio iraniano ), perché gli altri paesi non si fidano della sua solvibilità. La discesa appena iniziata da noi spagnoli, accodandoci a greci, irlandesi, portoghesi e italiani, ci porterà dal nostro presunto "Primo Mondo", al quale credevamo con arroganza di appartenere per meriti propri, verso il Secondo o il Terzo che abbiamo calpestato senza colpo ferire; e a poco è servito aver cominciato, qualche anno fa, a frequentare i ricchi e i potenti, che ora hanno le loro preoccupazioni e non possono essere disturbati in questo momento.

Questi giorni che portano alle elezioni sono come il mare che si ritira in attesa della prima onda di uno tsunami: c’è una calma strana e irreale, mentre un'ombra vaga e minacciosa si forma nell'orizzonte. In realtà, se conosciamo un po' di Storia e il modo in cui è stata gestita l'economia nel XX secolo, sappiamo cosa accadrà alla Spagna.

A partire da lunedì si incomincerà a dire quello che ora si tace: che è urgente prendere le misure per contenere la spesa, che è intollerabile che il deficit spagnolo si discosti dagli obbiettivi (fissato per quest’anno al 6 per cento ma che potrebbe arrivare all’8), eccetera. È possibile che il governo socialista, in carica fino a gennaio quando subentrerà il nuovo, si veda obbligato a prendere lui stesso alcune misure drastiche, misure che in ogni caso il PP adotterà quando sarà al potere: ribassare immediatamente e ancora una volta lo stipendio dei lavoratori pubblici – forse un 10 per cento- , tagliare ancora più su Sanità, Educazione e Infrastrutture, perché Germania e Francia sono molto sensibili per quegli aeroporti multimilionari senza passeggeri e altre stupide infrastrutture sottoutilizzate che sono state costruite nell'epoca dorata del mattone. Ci sarà, probabilmente, un aumento dell'IVA e certamente una riduzione generalizzata dei sussidi e degli aiuti (per quanto mi riguarda, in borse di studio e progetti).

Tutto questo porterà a una maggiore contrazione economica e a una maggiore disoccupazione, con cui incasseranno meno imposte e si dovranno pagare più sussidi: a un certo punto, si parlerà di ridurre il sussidio di disoccupazione e il salario minimo. E questo in un contesto in cui i prodotti di base saliranno di prezzo e quelli non fondamentali scenderanno mentre si liquida lo stock, per poi tornare a salire. In definitiva, diventeremo più poveri, più poveri…

Il sole si oscura: l'onda già lo copre, è già qui. In qualche sito web andavano esposte alcune verità in mezzo alle tante bugie che vengono propinate. Non sono "salvataggi" quelli che sono applicati, sono liquidazioni; non sono cambiamenti di Governo a favore di Governi "tecnocratici", sono colpi di Stato in cui si danno le redini ai nostri creditori, assicurando che i padroni riceveranno il denaro anche se a costo della rovina; non si tratta di austerità, è una rovina che monta; non si parlerà di ordine pubblico, ma di repressione; non ci sarà un interesse comune, ma sarà solo particolare; non riusciremo a recuperare la strada della crescita, ma ci addentreremo in quella dell'impoverimento; non c'è crescita, se non il fine della crescita. Ci rimane solo la misera consolazione che alla fine queste onde arriveranno anche a Berlino e a New York.

Ora arriva l’acqua.

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Fonte: Antes de la ola

18.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE
 
 
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