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Terrore e Guerre: MALATTIE NON DIAGNOSTICATE E GUERRA RADIOATTIVA
Postato il 18/11/2007 di cdcnet |
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DI ASAF DURAKOVIC
Reseau Voltaire
La sperimentazione e l'uso della bomba atomica, poi di munizioni e blindature all'uranio impoverito, hanno irradiato i luoghi di sperimentazione e le scene delle operazioni.
Nuove malattie hanno colpito sia i soldati dell'alleanza atlantica che maneggiavano le armi, che i loro nemici, come anche le popolazioni civili. Molto tempo dopo il ritorno della pace, le radiazioni continuano a contaminare coloro che ne sono stati esposti.
Nonostante che i governi "occidentali" abbiano volontariamente intralciato il più possibile la ricerca medica in questo settore, una documentazione abbondante è stata accumulata nel corso degli anni.
Pubblichiamo una lunga sintesi in cui Asaf Durakovic tira il bilancio delle conoscenze attuali di questa catastrofe sanitaria.
Ormai, il modo in cui i Paesi della Nato fanno la guerra può anche uccidere cittadini in tempo di pace.
Una contaminazione interna da parte degli isotopi di uranio
impoverito (UI) è stata constatata tra i vecchi combattenti britannici,
canadesi e statunitensi della guerra del Golfo, ancora nove anni dopo la loro esposizione alla polvere radioattiva, durante la prima guerra
del Golfo. Alcuni isotopi di UI sono stati ugualmente osservati in
campioni di autopsia di polmoni, di fegato, di reni e di ossa prelevate
sui veterani canadesi. In alcuni campioni di terra prelevati in Kosovo,
si sono trovate centinaia di particelle di diametro generalmente
inferiore a 5 micron, del peso di alcuni milligrammi.
La prima guerra
del Golfo ha lasciato nell'ambiente 350 tonnellate di UI e
nell'atmosfera da 3 a 6 milioni di grammi di gas disperso in particelle
liquide di UI.
Le sue conseguenze, la sindrome della guerra
del Golfo, consistono in turbe complesse multi-organiche, progressive
ed invalidanti: fatica invalidante, dolori muscolari-scheletrici ed
articolatori, mal di testa, disturbi neuropsichici, cambiamenti
d'umore, confusione mentale, problemi visivi, disturbi dell’andatura,
perdite di memoria, patologie del sistema linfatico, deficienza
respiratoria, impotenza ed alterazioni morfologiche e funzionali del
sistema urinario.
Ciò che attualmente si sa sulle cause, è assolutamente insufficiente.
Dopo l'operazione Anaconda condotta in Afghanistan (2002), la nostra
squadra ha esaminato la popolazione nelle regioni di Jalalabad, Spin
Gar, Tora Bora e Kabul ed ha constatato che i civili presentavano
sintomi simili a quelli della sindrome della guerra
del Golfo. Sono stati prelevati campioni di urina raccolte per 24 ore
su 8 soggetti sintomatici, scelti secondo i seguenti criteri:
1. I sintomi hanno cominciato giusto dopo lo sganciamento delle bombe
2. I soggetti erano presenti nella regione bombardata
3. Manifestazioni cliniche
Sono stati effettuati alcuni prelievi su un gruppo campione di abitanti
asintomatici di regioni non bombardate. Sono stati esaminati tutti i
prelievi inerenti la concentrazione e la percentuale dei quattro
isotopi U234, U235, U236 e U238. A tale scopo abbiamo utilizzato uno
spettrometro di massa multi-collettore a base di ionizzazione
attraverso plasma ad accoppiamento induttivo.
I
primi risultati della provincia di Jalabad hanno provato che
l'eliminazione di uranio totale nell'urina era significativamente più
importante in tutte le persone esposte, rispetto alla popolazione non
esposta. L'analisi delle percentuali isotopiche di uranio ha rivelato
la presenza di uranio non impoverito. Lo studio di prelievi effettuati
nel 2002 ha rivelato, nei distretti di Tora Bora, Yaka Toot, Lal Mal,
Makam Khan Farm, Arda Farm, Bibi Mahre, Poli Cherki ed all'aeroporto di
Kabul concentrazioni di uranio 200 volte più alte della popolazione
campione. I tassi di uranio nei campioni di terra dei siti bombardati
sono da due a tre volte più elevati dei valori limite mondiali di
concentrazione (da 2 a 3 mg/Kg) e le concentrazioni in acqua sono
significativamente superiori ai tassi massimi tollerabili fissati
dall'OMS. Queste prove sempre più numerose fanno della questione della
prevenzione e della risposta alla contaminazione all'UI una priorità.
"Nulla protegge da questa forza fondamentale dell'universo" Albert Einstein
La realtà della guerra
termonucleare si riassume al meglio attraverso l'affermazione di Albert
Einstein per cui questa energia è sufficiente a far saltare la Terra
[1]. Il campo di battaglia nucleare non si limita più ad un paese o ad
un continente; esso oltrepassa di molto le frontiere politiche e
geografiche e fa di ogni regione una grande zona di guerra. Se una guerra
nucleare strategica che implica un arsenale di diecimila megatoni
avesse luogo, un miliardo di persone morirebbe immediatamente per gli
effetti combinati delle ferite dirette (esplosione, calore,
radiazioni), un altro miliardo soccomberebbe per le malattie
dovute alle radiazioni ed i sopravvissuti dovrebbero vivere in un
ambiente esposto ai residui radioattivi che eserciterebbero effetti
somatici e genetici dalle conseguenze probabilmente irreversibili per
la biosfera.[2]
La corsa agli armamenti nucleari
Il primo esperimento di bomba atomica, battezzato Trinità, ha avuto
luogo il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nei dintorni di Los Alamos, nel
Nuovo Messico ( Stati Uniti). In un milionesimo di secondo, il calore
della prima bomba atomica ha raggiunto diversi milioni di gradi
centigradi, poiché questa bomba rilascia più di 400 isotopi radioattivi
ed una grande energia di legame la cui pressione era di diverse
migliaia di tonnellate a centimetro cubo. Durante una frazione di
secondo, il nucleo della bomba è stato undici volte più caldo della
superficie solare. La palla di fuoco ha raggiunto una dimensione di
centinaia di metri, poiché il nucleo della bomba si è mischiato con gli
atomi di ossigeno e di azoto, facendone venire allo scoperto il nucleo
interiore, che ha determinato l'esplosione. In un secondo, la terra
vaporizzata si è trasformata in un fungo atomico di 3000 metri. A 150
miglia da lì, in Arizona, i viaggiatori dell'Union Pacific Railway
hanno potuto vedere la palla di fuoco. I testimoni hanno dato diverse
interpretazioni del fenomeno, alcuni descrivendo i suoi effetti come
quelli della caduta di un bombardiere, altri come un incendio
dell'atmosfera o l'arrivo di un meteorite. Testimoni di Gallup, città
situata a 235 miglia a nord del luogo dell'esplosione, hanno pensato di
assistere all'esplosione di un deposito di munizioni dell'esercito. [3]
Venti giorni dopo la prova Trinità, il 6 agosto 1945 alle 8h15, una
bomba atomica è stata lanciata su Hiroshima. Questa è esplosa a circa
633 metri al di sopra della città, ha oscurato il sole, ucciso 130.000
persone, causato 80.000 invalidi e reso malate 90.000 persone a causa
degli ulteriori residui radioattivi. In qualche ora, è scesa una
pioggia nera, una cenere bianca ha ricoperto l'epicentro e causato
ustioni. La maggior parte delle prime vittime è morta per gli effetti
combinati del calore, della pressione e di una malattia acuta da raggi.
Hiroshima è stata praticamente cancellata dalla carta geografica.[4]
Due giorni dopo, l'8 agosto 1945 alle 11.01, una bomba al plutonio
battezzata Fat Man è stata sganciata su Nagasaki. Come ad Hiroshima il
sole è scomparso quando il fungo atomico si è elevato nel cielo. La
popolazione cancellata dalla faccia del mondo, è morta delle stesse
ferite combinate che a Hiroshima. Ne è risultata la fine della Seconda Guerra
mondiale e ricavi territoriali per l'Unione sovietica. Quando, sotto
Kruscev, una squadra di ricerche sulle armi ha iniziato, nell'autunno
1948, a sviluppare una bomba russa, ciò ha sancito l'inizio della corsa
agli esperimenti nucleari. Le prove venivano eseguite parallelamente
negli Stati Uniti e in Unione sovietica. Dopo la morte di Stalin nel
1953, l'Unione sovietica ha fatto esplodere, il 12 agosto, la prima
bomba mobile ad idrogeno. Si trattava della seconda bomba
termonucleare. Realizzando che i Sovietici stavano vincendo la corsa
agli armamenti nucleari, gli Stati Uniti hanno iniziato ad accelerare i
loro programmi di sperimentazione.
Nel 1955 è diventato evidente che tali esperimenti danneggiavano
irrevocabilmente la biosfera [5]. Più di 400 isotopi mettono in
pericolo la salute umana. Ogni kilo-tonnellata liberata genera qualche
grammo di isotopo radioattivo dalle proprietà tossiche per l'organismo.
A causa della sua lunga emivita, della sua disintegrazione beta e delle
sue proprietà specifiche sulle ossa, lo stronzio 90 costituisce il
rischio principale. Per di più, gli esperimenti di armi nucleari hanno
provocato incidenti. Nel 1958, un B 57 della forze aeree statunitensi
ha lanciato la prima bomba atomica nei dintorni di Florence, in
Carolina del Sud. La bomba, non innescata, non è esplosa ma ha
sparpagliato sul paese materiale radioattivo. Lo stesso anno, un B 52
ha sganciato una bomba atomica di due megatoni nei dintorni di
Goldsboro, in Carolina del Nord. L'aviazione statunitense ha registrato
in seguito altri incidenti, specie a Toula, in Groenlandia, ed a
Palomares, in Spagna. A Palomares, due bombe al plutonio hanno
contaminato una gran parte del territorio e della costa atlantica.
Nel 1958, dopo la catastrofe di Chelyabinsk-40, l'Unione sovietica ha
sospeso i suoi esperimenti nucleari. Tuttavia li ha presto ripresi per
quanto riguarda bombe di diversi megatoni nella regione artica di
Novaya Zemlya ed ha sganciato, il 9 settembre 1961, una bomba di una
potenza esplosiva di 50 megatoni. Intanto, negli Stati Uniti, tra
coloro che avevano lavorato nel nucleare, gli indizi di una
contaminazione dell'ambiente si accumulavano, come quelli dell'aumento
dell'incidenza di cancro, leucemia ed altri disturbi.
Congiuntamente ai problemi posti dalla sicurezza radioattiva,
questi fatti hanno incitato a smantellare l'enorme apparato burocratico
incompetente che costituiva l'Atomic Energy Commission. Esso è stato
rimpiazzato, nel 1974, dall'Energy and Research Administration and
Nuclear Regulatory Agency (NRC).
Nel 1955, Bertrand Russel, Albert Einstein ed altri nove noti
scienziati hanno fondato il Mouvement Pugwash, che si è occupato della
proliferazione e della guerra
atomiche. Organizzando dal 1957 incontri annuali, Pugwash ha iniziato i
suoi lavori che hanno portato ad un trattato di proibizione degli
esperimenti nucleari atomici e la produzione di nuovi arsenali e
sistemi di trasporto. [6] Nel 1969, Pugwash ha contribuito alla messa
in opera delle negoziazioni sulla limitazione delle armi strategiche
(SALT). Questa iniziativa è stata sostenuta dalla campagna che Linus
Pauling ha condotto contro le armi atomiche e l'inquinamento. Dopo la
crisi di Cuba, la minaccia di un conflitto nucleare ha incitato Kennedy
e Kruscev a firmare, nel 1963, un trattato di proibizione degli
esperimenti nucleari. Tuttavia, sono continuati quelli sotterranei,
cosa che ha fatto fallire il Trattato di proibizione degli esperimenti
nucleari nella sua totalità.
L'assassinio di Kennedy, la caduta di Kruscev e la guerra del Vietnam hanno messo fine alla distensione nucleare.
La possibilità, realista, che l'Unione sovietica oltrepassi gli Stati
Uniti nei suoi esperimenti e lo sviluppo di armi nucleari ha condotto,
alla fine, nel 1972, al Trattato SALT I che proibiva parzialmente lo
sviluppo di sistemi di difesa antimissile. L'Unione sovietica aveva già
un tale sistema vicino Mosca e gli Stati Uniti ne avevano già uno nel
Dakota del Nord. Otto anni dopo, il governo Reagan ha iniziato le
negoziazioni SALT I, che hanno comportato una riduzione delle armi
(START), ma non una limitazione. Il presidente del Comitato esecutivo
della Conferenza Pugwash, Bernard Field, ha qualificato questa
situazione con le parole "repetitious stupidity of this futile charade"
["ripetitiva stupidità di questa inutile farsa"]. [7] Paul Warnke,
principale negoziatore del Trattato SALTI I, ha dichiarato:"la storia triste del controllo degli armamenti può diventare l'ultimo capitolo della storia dell'umanità".
[8] Da quando è stato firmato il Trattato di proibizione parziale degli
esperimenti nucleari nel 1963, sono stati effettuati circa 50
esperimenti ogni anno, ovvero il 55% dagli Stati Uniti, il 30% dalla
Russia ed il restante 15% da Francia, Inghilterra, Cina, India e
Pakistan. Come la tecnologia delle comunicazioni via satellite si
sviluppa molto velocemente, la proliferazione di armi nucleari implica
che più del 90% della superficie terrestre costituisca un obiettivo
potenziale. La sicurezza delle nazioni non è più garantita dal numero
di armi nucleari. Anche dopo il crollo dell'Unione Sovietica, le armi
nucleari rimangono un problema di sicurezza essenziale, fatta eccezione
per iniziative di collaborazione tra Washington e Mosca. Gli scenari
politici internazionali comprendono nuovi rischi di conflitti nucleari.
Tra questi rischi figurano il ritiro a breve termine degli Stati Uniti
del Trattato sui sistemi di difesa antimissile, la nuova dottrina della
"prima offensiva" e l'apparizione recente di nuovi Paesi in possesso di
armi nucleari. [9] La minaccia nucleare sussiste in ragione della
proliferazione nucleare, con la sua lista sempre più lunga di casi in
cui è previsto l'uso della forza, attività terroristiche, catastrofi
nucleari ed ecologiche e dottrina della "distruzione reciproca
assicurata".
Terrorismo nucleare e radioattivo
Dopo l'11 settembre la possibilità di attacchi terroristici nucleari e
radioattivi ha suscitato più attenzione. Prima della catastrofe di New
York, tali possibilità erano piuttosto tralasciate. O non esisteva la
formazione in materia di cure da apportare alle vittime delle
catastrofi nucleari e radioattivi, o essa non era effettuata che molto
sporadicamente, anche nelle istituzioni governative incaricate di
preservare le capacità di reazione. Il miglioramento della preparazione
dei paesi a far fronte agli effetti acuti e cronici delle radiazioni,
alla contaminazione dell'ambiente, all'impatto psicologico e sociale e
alle conseguenze finanziarie di un attacco terrorista nucleare,
appaiono di nuovo come una priorità delle nazioni industrializzate.
[10] Certi preconizzano la dottrina di Clausewitz, per cui conviene
incaricare l'esercito di prevenire gli attacchi di nemici esterni o
respingerli e di attaccare altri paesi se si pensa sia nell'interesse
internazionale. [11] I danni cronici causati dalle radiazioni sono
stati rivalutati alla luce delle conseguenze possibili del terrorismo
nucleare per le masse delle vittime. La preparazione ad incidenti ed ad
attacchi nucleari e radioattivi deve anche comprendere le conseguenze
psicologiche in ragione del fatto che, in uno scenario di terrorismo
nucleare, ci sarebbero, per ogni vittima diretta, 500 persone soggette
a turbe psicologiche e psicosomatiche che sarebbero difficile da
distinguere dalle vittime effettivamente contaminate. [12]
Nonostante che vari interventi medici siano stati esaminati a titolo di
protezione contro le radiazioni, i professionisti della salute
dovrebbero essere coscienti delle lamentevoli sconfitte nel settore dei
mezzi di protezione contro le radiazioni. Si studia attualmente il
fatto che le cellule vascolari e parenchimali si rigenerano invece di
morire sotto l'effetto dell'irradiamento, al fine di sviluppare dei
meccanismi miranti a modificare la risposta dell'organismo,
parallelamente ad altre strategie terapeutiche quali i corticosteroidi,
gli inibitori dell'enzima di conversione, la pentossifillina e il
superossido dismutasi. [13] Nella gestione dei danni nucleari e
patologici, si è passati dalle conseguenze ingestibili di un conflitto
nucleare strategico ai mezzi per far fronte ad un gran numero di
vittime. Questa risposta deve comprendere sforzi interdisciplinari.
Bisogna immediatamente fare dei grossi sforzi per sviluppare concetti
di gestione clinica delle vittime delle radiazioni. [14]
Simultaneamente, la ricerca deve continuare a cercare di comprendere e
gestire la contaminazione con radionucleidi, gli effetti radiotossici,
la distruzione dei legami chimici, i radicali liberi, i danni al DNA
cellulare ed agli enzimi. [15] Gli sforzi multidisciplinari devono
comprendere la pianificazione, la cernita dei feriti, la
decontaminazione, la chemioterapia e la gestione tradizionale dei
sintomi dei pazienti.
A causa delle costrizioni finanziarie e della quasi totale mancanza di
formazione e di conoscenze tecniche, un eventuale attacco terrorista
costituisce una seria sfida. [16] Non sono ancora state tratte lezioni
dalla prima guerra
del Golfo e del conflitto dei Balcani per essere preparati ad occuparsi
delle vittime delle radiazioni. [17] Un attacco terrorista improvviso
necessita di una risposta efficace del sistema sanitario. Ora, la
maggior parte dei paesi che potrebbero essere l'obiettivo di un attacco
terrorista non dispone quasi della logistica necessaria, soprattutto
nelle grandi città dove l'assegnazione dei mezzi finanziari
necessiterebbe una ristrutturazione delle priorità al fine di
rispondere alle conseguenze per la società. In uno scenario di
terrorismo nucleare, è particolarmente importante essere coscienti che
i terroristi potrebbero ricorrere ad attinoidi, mettendo l'accento sul
plutonio, agente di contaminazione di massa.
Il plutonio è considerato come la sostanza più pericolosa che ci sia
per gli esseri umani. [18] Se lo si disperde sotto forma di polvere radioattiva
o se arriva nella rete idrica, solo qualche grammo è sufficiente a
contaminare una grande città. Il plutonio è stato venduto illegalmente
sui mercati clandestini, in particolare nella vecchia Unione Sovietica.
Grazie ad un traffico illegale, ha fatto il suo percorso in diverse
parti del mondo. La dispersione di plutonio è considerata come il
peggior scenario terrorista. [19] Se si presenta il caso, i
professionisti della salute dovrebbero mettere l'accento sulla
prevenzione piuttosto che sulla gestione terapeutica della massa di
vittime del terrorismo nucleare. Recentemente alcuni medici di tutto il
mondo hanno aderito ad un gruppo costituito da più di 1000
organizzazioni, per cooperare e sostenere l'eliminazione delle armi
nucleari e ridurre i rischi di terribili conseguenze del terrorismo
nucleare e radioattivo. [20]
Guerra radioattiva
E' nel maggio 1991, nel Golfo Persico, che sono state impiegate per la
prima volta armi radioattive. Esse hanno inaugurato un nuovo scenario
di guerra
CBRN (chimico, biologico, radioattivo e nucleare). Il ricorso alle armi
che colpiscono tanto i soldati che i civili non è nuovo. Alla fine
della Seconda Guerra
mondiale, gli Stati Uniti temevano davvero che i Giapponesi lanciassero
sul territorio statunitense migliaia di palloni pieni d'uranio, per
contaminarne le megalopoli. [21]
Durante la prima guerra del Golfo, le munizioni all'UI hanno sparso nell'atmosfera milioni di grammi di polveri radioattivi. [22]
Le conseguenze per la salute e l'ambiente restano controverse ed il
dibattito oltrepassa di molto il quadro della comunità scientifica.
Tuttavia, numerosi studi recenti hanno confermato due secoli di prove
scientifiche della tossicità somatica e genetica dell'uranio.[23] [24]
[25]
Il costo della decontaminazione dei siti toccati dalle armi all'uranio
impoverito utilizzate dagli eserciti o dai terroristi resta un grave
soggetto d'inquietudine. L'esperienza svedese/canadese della
decontaminazione radioattiva
effettuata recentemente a Urnea, in Svezia, ha mostrato che due metodi
attuali per decontaminare blindati leggeri contaminati esteriormente
dal Na erano inefficaci: il vapore d'acqua ad alta pressione ed il
getto d'acqua ad alta pressione.[26]
Ciò mostra chiaramente la necessità di una migliore capacità delle strutture sanitarie pubbliche per reagire in caso di guerra radioattiva o di attacco terroristico.[27]
L'attuale mancanza di strategia d'insieme per fare fronte ad una minaccia di utilizzo di strumenti a dispersione radioattiva
(RDD) da parte dei terroristi (o bombe sporche) sottolinea la necessità
di un migliore coordinamento della capacità di reazione ai pericoli
chimici, biologici, radioattivi e nucleari, all'incrocio attuale di
armi classiche e di armi inedite. [28]
Nel caso specifico di un attacco radioattivo, il quadro della gestione della guerra
e del terrorismo radioattivo si estende non solo al di là del campo
della salute pubblica, ma ugualmente a quello della riserva delle forze
armate.[29] [30]
La difesa medica contro la guerra radioattiva resta uno degli aspetti più trascurati dell'insegnamento medico attuale.[31]
Il terrorismo radioattivo e nucleare costituisce la più grande minaccia
della società moderna, poiché la proliferazione nucleare ha permesso
alle organizzazioni sovversive di procurarsi facilmente materiale
nucleare. [32]
Solo nel 2000, gli Stati Uniti hanno speso 10 miliardi di dollari per
la lotta contro l'utilizzo terrorista di armi di distruzioni di massa,
e le spese sono aumentate considerevolmente dopo l'11 settembre 2001.
Studi attuali rilevano la vulnerabilità delle società occidentali al
terrorismo nucleare e mettono l'accento sul fatto che le organizzazioni
terroriste che possiedono armi di distruzione di massa possono
provocare più distruzioni con strumenti nucleari e radioattivi che con
altro tipo di armi. La capacità degli Stati Uniti di fare fronte ad un
attacco radioattivo o nucleare dipende da quattro settori: il
miglioramento dello spionaggio sulle organizzazioni terroriste, il
miglioramento della sicurezza delle installazioni nucleari nell'ex
Unione sovietica, la neutralizzazione degli effetti
nucleari e radioattivi ed il miglioramento delle capacità di reazione
alle organizzazioni clandestine già in possesso di armi nucleari e
radioattivi.[33]
Il rischio di un attacco nucleare e radioattivo contro gli Stati Uniti
è accresciuto dalla tecnologia, l'accesso alle materie nucleari e
radioattive, l'instabilità economica della Russia ed il malcontento
suscitato in numerosi paesi dalla politica estera statunitense. Misure
di sicurezza inadeguate nella vecchia Unione Sovietica, combinate ad
un'accresciuta determinazione dei terroristi ed al carattere sempre più
omicida dei loro attacchi aumentano considerevolmente la probabilità
dell'utilizzazione di RDD in un prossimo futuro.[34]
La questione degli effetti sull'ambiente e la salute deve portare ad
affrontare la questione della decontaminazione e dell'assegnazione di
fondi che devono salvare vite umane, a ridurre i rischi sanitari ed a
preservare la cultura, la biodiversità e l'integrità dei siti
contaminati.[35]
Nel passato gli sforzi in questi campi hanno lasciato a desiderare. Si
ha espressamente trascurato d'indennizzare in modo equo le vittime
delle residui radioattivi nello Utah ed il Nevada.
Un depistaggio ed un indennizzo insufficienti alle vittime di cancro
provocato dall'esposizione alle radiazioni e la persistente
controversia sull'interpretazione del governo circa le radiazioni di
debole livello hanno provocato il malcontento delle persone contaminate
durante gli esperimenti nucleari.[36]
Un recente rapporto britannico è ugualmente sospetto circa la sua
analisi sulla mortalità e sull'incidenza di cancro presso quelli che
hanno partecipato alle prove di armi nucleari nell'atmosfera ed ai
programmi sperimentali. Esso contiene una conclusione provocatrice: la
mortalità generale presso i sopravvissuti agli esperimenti nucleari
britannici sarebbe inferiore a quella della popolazione generale. [37]
Dalla comparsa di Galileo davanti l'Inquisizione alle ricerche sull'uranio
Attualmente la libertà della scienza indipendente non è poi tanto
diversa da quella che era nel passato. Ciò che vivono gli scienziati
oggi fa pensare al processo di Galileo, istruito dall'Inquisizione nel
1610.
La controversia concernente i risultati degli studi del Dr. Ernest
Sternglass, relativi ai tassi di mortalità infantile e giovanile nello
Stato di New York influenzati dagli esperimenti nucleari ed ai residui
radioattivi, ha interrotto la sua carriera universitaria e scientifica.
Quando il suo articolo [38] sulla morte dei bambini dovuta alle
conseguenze delle radiazioni fu pubblicato nel 1969 nel Bulletin of
Atomic Scientists, il redattore capo della rivista gli confidò che
Washington aveva esercitato pressioni affinché non lo pubblicasse.
L'eminente fisico Freeman Dyson scrisse una lettera come semplice
lettore, indirizzata alla stessa rivista: "Se le cifre anticipate da Sternglass sono giuste e credo che lo siano, c'è qui un buon argomento contro la difesa antimissile."
Sternglass considerava che la morte dei bambini era dovuta allo
stronzio contenuto nei residui radioattivi. Quando la sua stima di
400.000 morti fu sottoposta al Dr John Gofman, direttore medico del
Lawrence Livermoore National Laboratory, questi rivalutò il suo
rapporto. Avendo corretto alcune cifre, concluse che anche utilizzando
un modello stocastico, le direttive concernenti il rischio da unità di
radiazione erano 20 volte troppo elevate per essere considerate deboli.
Esso concludeva anche che il rischio era più importante in caso di dosi
di radiazioni deboli che non in caso di dosi elevate.
Esso aggiungeva che vi erano oltre 30000 decessi l’anno per cancro
dovuto agli esperimenti nucleari ed ai residui radioattivi. Il suo
rapporto fu rimesso al Committee on Underground Nuclear Testing, di cui
era presidente il senatore E. Muskie. Questo lo trasmise al presidente
del Joint Committee on Atomic Energy, il senatore C. Holifield.
Quest'ultimo fece venire Gofman a Washington e lo minacciò apertamente:
"Le avevamo ( le armi n.d.t) ed avremo lei". Nel 1973, vittima per la
sua integrità, Gofman perse il suo impiego nel laboratorio. L’Atomic
Energy Commission fu sciolta nel 1974. [39]
Soldato statunitense che manipola delle granate da carro armato, provviste di punte all'uranio impoverito(foto)
Riesame della tossicità dell'uranio
Il rischio fatale che presentano gli isotopi per l'ambiente e la salute
umana è stato precisato nel corso di due secoli di ricerche. Tuttavia,
gli specialisti della salute sono informati male sulla radiotossicità e
tossicologia chimica da isotopi di uranio. [40]
Le analisi recenti degli effetti potenziali degli RDD [ordigno a dispersione radioattiva
o bomba sporca] sulla salute si fondano essenzialmente sui dati
riguardanti i sopravvissuti giapponesi alle bombe atomiche, gli
esperimenti nucleari e le ricerche di laboratorio. La letteratura
specializzata, in particolare quella concernente le ricerche di questi
ultimi cinque anni, abbonda in resoconti di lavori interdisciplinari
sugli effetti degli attinoidi e degli isotopi d'uranio. La conferma dei
casi di cancro della tiroide [41], di carcinoma epatocellulare [42], di
leucemia [43] e dei rischi che rappresenta l'esposizione acuta o
cronica all'uranio [44] ha messo in luce l'importanza delle conseguenze
somatiche e genetiche della contaminazione da isotopi d' uranio. La
loro correlazione con gli esperimenti nell'atmosfera con armi nucleari
è stata confermata ancora una volta nei recenti rapporti sui tassi di
attinoidi nei mammiferi marini del nord-Pacifico, che sono nettamente
associati ad anni di esperimenti nucleari e di residui radioattivi. [45]
Il riesame degli studi sui sopravvissuti d'Hiroshima e di Nagasaki
mostra non solo l'impatto fisico, ma anche l'effetto psicologico che
esercitano le armi atomiche sulle persone presenti in queste città al
momento dell'esplosione: disagi psichici, ansietà, somatizzazioni [46].
Questo riesame clinico indica chiaramente che esistono degli effetti
psicologici a lungo termine che bisogna prendere in considerazione
durante la preparazione dei futuri conflitti.
Un altro rapporto recente a proposito dei sopravvissuti di Nagasaki
indica che gli effetti delle radiazioni sui sopravvissuti dovranno
rappresentare un aspetto essenziale della gestione delle cure mediche
durante i futuri conflitti. [47]
I dati attuali sugli esperimenti nucleari mostrano che la mortalità
infantile, le nascite premature e le morti fetali sono associate, negli
Stati Uniti, all'esposizione a radiazioni. [48]
Le conseguenze per la salute e l'ambiente della contaminazione radioattiva
sono stati rivalutati sui numerosi luoghi riservati ad esperimenti nel
mondo intero. Questi studi provano gli effetti negativi della
contaminazione radioattiva
sui luoghi dedicati agli esperimenti nucleari, specie quelli di
Krasnoyarsk, in Siberia [49], del Kazakhstan [50], dei monti Altaï
[51], di Semipalatinsk, in Kasakhstan [52], della Techa, negli Urali
[53], tra il personale del complesso nucleare di Mayak [54], nella
Repubblica di Sakha (Yakutia) [55], sull'isola di Amchitka, in Alaska
[56], in Finlandia ed in Norvegia [57].
Queste informazioni permettono di valutare sconvenevolmente i rischi
quando si tratta di prepararsi a reagire ad una crisi sanitaria
estrema, provocata dall'uso di armi nucleari e radioattivi in caso di guerra o di attacco terrorista. [58]
La conoscenza attuale della dispersione di radionucleidi [59] liberati
nella biosfera, nel mondo intero, oltrepassa di molto il quadro della
ricerca sperimentale e delle cure da apportare alle vittime delle
radiazioni. Essa ha delle implicazioni sull'avvenire del pianeta. [60]
Ricerche attuali sulle conseguenze sanitarie delle armi all'uranio
La maggiore contaminazione da radionucleidi ha avuto luogo nel 1991 durante la prima guerra
del Golfo. L'uranio impoverito (UI) utilizzato nelle armi anticarro ha
contaminato il territorio dell'Iraq esponendo cronicamente la
popolazione ed i soldati alla polvere, ai vapori ed alle particelle in
gas di UI. Un ristretto numero di soldati delle Forze della coalizione
è stato ferito dagli scoppi di granate all'UI.
Le armi all'UI contengono il 99,8% di U238 che emette il 60% delle
radiazioni alfa, beta e gamma dell'uranio naturale. L'UI è un metallo
pesante, 1,6 volte più denso del piombo. E' organotropo, ovvero si
fissa su organi mirati, come il tessuto scheletrico, dove resta a
lungo. Dissolvendosi lentamente, gli isotopi di uranio vengono
eliminati. Se ne sono riscontate tracce nell'urina di vecchi
combattenti della guerra
del Golfo 10 anni dopo che erano state assorbite per inalazione o
ferite da scoppio di granata. Studi sulla loro ripartizione nei tessuti
provano l'accumulo di UI nelle ossa, nei reni, nel sistema
riproduttivo, nel cervello, nei polmoni, cosa che innesca effetti
genotossici, mutageni e cancerogeni, come anche alterazioni
riproduttive e teratogene. [61]
Si è riscontrata una contaminazione interna da isotopi di UI presso
vecchi combattenti britannici, canadesi ed americani della prima guerra del Golfo ancora 9 anni dopo la loro esposizione alla polvere radioattiva.
Si sono ugualmente identificati isotopi da UI nei polmoni, fegato, reni
e ossa di un vecchio combattente canadese nel corso della sua autopsia.
Questi organi contenevano forti concentrazioni di uranio, a causa delle
percentuali isotopiche che rivelano la presenza di UI. Studi effettuati
nel 1991, anno della prima guerra
del Golfo, sulle percentuali su tutto il corpo, suggeriscono la
presenza di uranio nell'organismo e nell'urina di vecchi combattenti
contaminati. [62]
Difficoltà logistiche e la controversia sull'UI hanno ritardato gli
studi approfonditi fino al 1998, data in cui i veterani della prima guerra
del Golfo furono sottoposti ad una analisi attraverso l’attivazione dei
neutroni. Nonostante questo metodo sia dedicato al rintracciamento di
piccole quantità di uranio, il suo uso precoce ha permesso di
constatare una contaminazione importante. Questi studi sono stati
presentati al congresso internazionale della Radiation Research
Society, che ha avuto luogo a Dublino nel 1998.
Le ricerche sperimentali sono continuate ricorrendo al metodo più
moderno, la spettrografia di massa, alla Memorial University of
Newfoundland (St John’s, Terre-Neuve, Canada) e più tardi al British
Geological Survey (Nottingham, Inghilterra).
Le due serie di studi hanno confermato concentrazioni e percentuali
isotopiche di UI più elevate nel 67% dei campioni. La prima
presentazione, basata su dati della spettrometria di massa, è stata
fatta al congresso europeo di medicina nucleare che ha avuto luogo a
Parigi nel 2000. Le ricerche hanno progredito continuamente, dal
riscontro e misura dell'UI nei vecchi combattenti fino alla valutazione
attuale degli effetti clinici della contaminazione da uranio presso i
veterani della prima guerra
del Golfo, dei civili iracheni, dei soldati e dei civili dei Balcani,
dei civili afgani e, più recentemente, della striscia di Gaza e della
Cisgiordania.
L'UI, scoria debolmente radioattiva
dell'arricchimento isotopico dell'uranio naturale, è stato identificato
come agente contaminante presente nelle zone di conflitto militare
menzionate. Il suo ruolo nella genesi della sindrome della guerra
del Golfo è stato oggetto di controversie continue. Le prove ben
documentate della tossicità chimica e radiologica degli isotopi di
uranio sono state oggetto recentemente di un gran numero di ricerche e
di rapporti scientifici sui loro effetti organotossici, mutageni,
teratogeni e cancerogeni. [63]
Studi recenti della biodistribuzione tra gli animali di laboratorio,
nel corpo dei quali erano state impiantate palline di UI, hanno
confermato i risultati dei precedenti studi di biodistribuzione secondo
cui i reni e le ossa sono obiettivi colpiti dagli isotopi di uranio,
come altre zone del sistema linfatico, respiratorio, riproduttivo e
nervoso centrale.[64]
Da quasi due secoli, si conoscono gli effetti tossici dell'uranio in
materia di chemiotossicità renale, che sono stati confermati da studi
recenti sulle cellule renali in vitro.
Gli studi riguardanti gli effetti dell'UI sul sistema nervoso centrale
hanno confermato la sua stagnazione nelle zone dell'ippocampo. In più
si sono osservate modificazioni elettro-fisiologiche del sistema
nervoso nelle aree in cui erano state impiantate palline di UI. [65]
Effetti mutageni potenziali da contaminazione interna da UI sono stati
recentemente suggeriti dalla correlazione temporanea tra uranio
impiantato e espressione oncogena dei tessuti [66], così come da una
instabilità gnomica [67]
La trasformazione neoplastica degli osteoblasti umani in una coltura
cellulare contenente UI conferma il rischio di cancro provocato
dall'UI. [68]
Ciò corrisponde a quello che si sa dei rischi cancerogeni che fa
correre l'UI alle cellule bronchiali, come anche alle valutazioni
quantitative recenti - determinate dal carico polmonare durante
l'inalazione degli aerosol [69] - dei rischi cancerogeni subiti dai
polmoni dei vecchi combattenti della prima guerra
del Golfo. Il rischio era valutato applicando il metodo di Battelle di
simulazione di liquido polmonare interstiziale e l'analisi di campioni
d'urina di 24 ore di un veterano contenente 0,150 mg di UI nove anni
dopo l'esposizione per inalazione. Si è verificato che il carico
polmonare corrispondesse a 1,54 mg di UI al momento dell'esposizione
[70], con una dose di radiazioni alfa di 4,4 millisieverts (mSv)
durante il primo anno e di 22,2 mSv dieci anni dopo l'esposizione.
Questi valori oltrepassano le dosi d'inalazione massimali tollerabili
di UI e giustificano nuove ricerche sulla possibilità di modificazioni
cellulari maligne in seno ai polmoni.
Questi dati umani sono molto importanti quando li si considera alla
luce delle recenti prove degli effetti mutageni delle particelle alfa
sulle cellule della matrice e le instabilità cromosomiche delle cellule
del midollo osseo umano dovute alla radiazioni alfa.[71] [72]
L'instabilità cromosomica dovuta alle particelle alfa spiega
chiaramente gli effetti mutageni osservati nei veterani britannici
della guerra
del Golfo positivi all'UI, come ha mostrato recentemente lo studio su
linfociti periferici presentato all'università di Brema. [73]
Questo risultato corrisponde a quello di studi anteriori sulle
instabilità cromosomiche provocate da una debole dose di particelle
alfa, comparate agli effetti identici all'irradiazione da fotoni. [74]
Gli studi sulle particelle alfa ed i recenti progressi
dell'irradiazione da microfasci delle cellule di mammiferi permettono
di valutare precisamente il percorso di una particella unica attraverso
il nucleo cellulare e di misurare il suo effetto cancerogeno. [75]
Nonostante che i meccanismi di mutagenesi e gli effetti cancerogeni
delle particelle alfa inalate restino oscuri, si è osservato che basse
dosi di particelle alfa possono provocare modificazioni cromosomiche
nelle cellule umane normali. [76]
Le implicazioni pratiche di questi studi sono importanti, tenuto conto
del fatto che più del 10% di tutti i decessi per cancro negli Stati
Uniti sono dovuti ad un deposito polmonare di particelle alfa.[77]
E sono particolarmente importanti a ragione dell'instabilità genomica
delle cellule bronchiali umane provocata dalle cellule alfa, che è ben
documentata. [78]
Le cellule polmonari umane si sono rivelate più sensibili agli effetti
nocivi delle particelle alfa che quelle della maggior parte degli
animali di laboratorio. La valutazione quantitativa del rischio
radiologico consecutivo all'inalazione di gas disperso in particelle
liquide di uranio deve prendere in conto sia i meccanismi di deposito
delle particelle e la loro eliminazione attraverso il trasporto nei
linfonodi polmonari e tracheobronchiali, attraverso la barriera
alveolo-capillare o l’espettorazione, attraverso il sistema
rinofaringeo o gastrointestinale.
Il modello di eliminazione delle particelle (ICRP-66) permette la
valutazione più moderna del deposito delle particelle di uranio e della
loro eliminazione così come la valutazione degli aerosol di uranio
inalato e la loro dosimetria interna. Lo studio situa l'incertezza al
massimo ad una misura di particelle da 0.5-0.6_m. [79]
I polmoni restano la porta d'entrata principale degli isotopi di uranio
nell'organismo, i tessuti scheletrici essendo l'obiettivo finale. Studi
molto recenti sull'esposizione cronica al minerale d'uranio naturale
apportano argomenti a favore dei rischi di tumori polmonari benigni
come anche maligni. [80]
Studi attuali indicano ugualmente che l'UI può causare danni ossidativi
al DNA catalizzando il perossido d'idrogeno e comportando reazioni
dell'acido ascorbico. [81]
La morte cellulare provocata dalle radiazioni, le alterazioni
cromosomiche, le trasformazioni cellulari, le mutazioni e la
carcinogenesi sono essenzialmente la conseguenza delle radiazioni
depositate nel nucleo cellulare. Le radiazioni di debole livello
potrebbero provocare un'instabilità genomica senza effetti d'incremento
di dose evidenti, rendendo impossibile un'estrapolazione da effetto di
dose elevata ed accentuando l'importanza delle conseguenze in
prossimità delle radiazioni di particelle alfa di debole livello. [82]
[83]
Scambi di segmenti di cromosomi omologhi a dosi variabili possono
provocare modificazioni del nucleo, che si traducono in mutazioni
genetiche interagendo col citoplasma cellulare. Questi effetti nocivi
sono contro l'idea per cui deboli dosi non possono provocare
alterazioni genetiche.
Tutti i calibri di munizioni all'uranio impoverito sono disponibili
e correntemente utilizzati dalle forze della Nato sui teatri di
operazione.
Sindrome delle guerre del Golfo e dei Balcani
Nel corso della prima guerra
del Golfo, almeno 350 tonnellate di UI si sono depositate nell'ambiente
e tra i 3 ed i 6 milioni di grammi di gas disperso in particelle
liquide di UI sono stati liberati nell'atmosfera. Il risultato, la
sindrome della guerra
del Golfo, è un disturbo multiorganico, invalidante e complesso. Da
allora, esso è stato l'oggetto di varie descrizioni e denominazioni, di
cui il numero sembra inversamente proporzionale alle conoscenze reali
che abbiamo della malattia.
I sintomi di questa malattia progressiva sono tanto numerosi quanto i
loro nomi. Si tratta specialmente di fatica invalidante, di dolori
muscolo-scheletrici ed articolari, di mal di testa, disturbi
neuropsichiatrici, sbalzi d'umore, confusione mentale, disturbi visivi,
dell'andatura, perdite di memoria, linfadenopatie, deficienza
respiratoria, impotenza, alterazioni morfologiche e funzionali del
sistema urinario.
Questa sindrome è stata all'inizio sottostimata, poi riconosciuta in
quanto sindrome progressiva. Talvolta considerata malattia immaginaria,
essa è stata successivamente qualificata come una variante cronica
dalla sindrome della fatica cronica, da stress post- traumatico, per
essere finalmente riconosciuta come entità distinta per alcuni paesi,
ma non per altri.
Si sono scoraggiate le ricerche obiettive in materia di eziologia e di patogenesi della sindrome da guerra
del Golfo ritardando gli studi clinici, orientandoli male, per la
verità opponendovisi, cosa che ha avuto numerosi effetti nefasti sulle
carriere scientifiche, perché esse non corrispondevano agli interessi
industriali o politici. La nostra attuale comprensione della sua
eziologia è lungi da essere soddisfacente.
Certi altri suppongono che le cause comprendano le maree nere e gli
incendi dei pozzi di petrolio, altri mettono in causa i vaccini
preventivi ed altri ancora pensano ad agenti biologici o chimici, come
anche a modificazioni multifattoriali e aspecifiche del sistema
immunitario ed all'esposizione agli aerosol di UI [84].
La mancanza di coordinamento degli sforzi per le ricerche
interdisciplinari fanno in modo che questa sindrome complessa, chiamata
provvisoriamente "sindrome della guerra
del Golfo" e "sindrome dei Balcani" entri nel suo secondo decennio di
confusione. La questione dei criteri che permettono di classificarla
non è ancora risolta.[85]
Il miglior esempio di diversificazione delle sue classificazioni è la
diversità dei suoi nomi. L'analisi fattoriale di Haley conduce a 6
categorie dominanti che comprendono 3 sindromi importanti e non meno di
17 sindromi minori. [86]
Altri esperimenti di classificazione comprendono molte denominazioni
tra cui, sindrome neuro-immunitaria, sindrome
mucocutanea-intestinale-reumatologica del deserto, sindrome da stress
post traumatico, ecc. [87]
Nonostante qualcuna delle cause ipotizzate, come le maree nere, gli
incendi dei pozzi di petrolio e le polveri di sabbia potrebbero molto
bene applicarsi alla prima guerra
del Golfo, esse non possono quasi essere considerate come fattori
eziologici nel conflitto dei Balcani. Ciononostante le armi
anti-carroarmato sono state utilizzate nei due conflitti. Le prove,
sempre più numerose, nella recente letteratura, di una contaminazione
interna dei veterani della prima guerra
del Golfo da UI nei due casi vanno incontro a continui tentativi di
minimizzare la loro esistenza. L'eliminazione di isotopi di UI nei
soldati contaminati e malati prosegue oltre i dieci anni dopo
l'esposizione durante la prima guerra
del Golfo e i 7 anni dal conflitto dei Balcani. La maggior parte degli
altri fattori suggeriti dovrebbe essere riesaminata nel quadro di una
stima dell’emivita biologica dell'UI e dei possibili impatti sanitari
progressivi sull'organismo. [88]
Questi fattori comprendono specialmente gli agenti chimici di debole
intensità, gli incendi dei pozzi di petrolio, l'immunizzazione, il
botulino, le aflatossine, i micoplasmi. La lunga emivita fisica e
biologica, la disintegrazione delle particelle alfa e la prova ben
stabilita della tossicità radioattiva somatica e genetica lasciano supporre che l'UI giochi un ruolo importante nella genesi delle sindromi della guerra del Golfo e dei Balcani.
Si deplora l'assenza flagrante di serie ed esaustive ricerche sulla
correlazione tra queste sindromi e la contaminazione da UI. La maggior
parte degli studi che suggeriscono l'assenza di effetti somatici
dell'UI nelle zone del conflitto della Bosnia Erzegovina [89] non
comprovano i tassi reali d'isotopi di uranio nei campioni ambientali o
umani. Così, le loro conclusioni non possono essere valutate in maniera
oggettiva in assenza di quantificazione della concentrazione e della
percentuale d'isotopi di uranio. Ugualmente, non esiste spiegazione
credibile del forte aumento dei tassi di cancro nei veterani della
prima guerra del Golfo. [90]
E non esistono programmi di ricerche oggettive ed indipendenti su
queste questioni che non quelle dell' Uranium Medical Research Center
(UMRC). L'UMRC è la sola istituzione ad avere effettuato continue
ricerche concernenti la contaminazione interna da UI su cui essa non ha
cessato di comunicare in modo scientifico e professionale. Esso è
ricorso a metodi ultra moderni di ionizzazione termica e di
spettrografia di massa-plasma. Questi metodi hanno permesso
d'identificare da 0,2 a 0,33% di U235 presso i veterani della prima guerra
del Golfo, cosa che indica una concentrazione urinaria di uranio di 150
ng/l al momento dell'esposizione, quando la popolazione non esposta del
Golfo aveva tassi situati tra lo 0,7 e l'1,0% di U235, cosa che
indicava una concentrazione urinaria di uranio di 14 ng/l solamente.
Studi condotti in Afghanistan
Nonostante gli studi dell'UMRC sull'analisi dell'urina dei vecchi combattenti della prima guerra
del Golfo siano stati effettuati parecchi anni dopo l'esposizione, le
ricerche più recenti, fondate sull'esame di campioni biologici ed
ambientali, hanno coinciso con l'Operazione Enduring Freedom (EF)
condotta in Afghanistan dal 2001. Questo paese offriva l'occasione di
condurre uno studio in un momento vicino a quello del conflitto.
L'operazione Anaconda finì giusto nel momento in cui la prima squadra
dell'UMRC entrava ad Est dell'Afghanistan. Essa ha dato accesso ad
installazioni stazionarie poiché gli equipaggiamenti militari mobili
non erano stati né spostati né messi al sicuro. Gli studi dell’UMRC
sulla popolazione delle zone di Jalalabad, Spin Gar, Tora Bora e
dell’aeroporto di Kabul hanno identificato civili che soffrivano degli
stessi sintomi multiorganici aspecifici osservati durante la prima guerra
del Golfo e quella dei Balcani: debolezza fisica, mal di testa, dolori
muscolari ed alle ossa, modificazioni respiratorie, tosse secca
persistente, dolori toracici, disturbi gastro-intestinali, sintomi
neurologici, perdite di memoria, ansietà e depressione. Campioni di
urina delle 24 ore di soggetti sintomatici e di soggetti di confronto
asintomatici sono stati raccolti secondo i criteri seguenti:
1. Apparizione di sintomi coincidenti con i bombardamenti
2. Soggetti presenti nella zona dei bombardamenti
3. Manifestazioni cliniche.
I soggetti del gruppo campione sono stati scelti tra i residenti
asintomatici delle zone non bombardate. Una stima della contaminazione
ambientale era stata effettuata grazie ad un'analisi dei campioni di
suolo, polvere [91], macerie e acqua potabile [92], secondo criteri
stabiliti per la valutazione della dispersione, dei pericoli di
attinoidi e della raccolta, dopo l'impatto, di campioni ambientali.
Tutti i soggetti, compresi quelli del gruppo campione, sono stati
informati a proposito del protocollo e della raccolta di campioni nelle
lingue locali, ed hanno firmato un documento di consenso. Tutti i
campioni sono stati oggetto di un'analisi della concentrazione e della
percentuale di 4 isotopi di uranio: U234, U235, U236, U238 con uno
spettrometro di massa multicollettore a base di ionizzazione al plasma
a coppia induttiva, nel laboratorio del British Geological Survey di
Nottingham (Inghilterra).
I primi risultati concernenti la provincia del Nangarhar hanno rilevato
un aumento significativo (più di 20 volte che nei soggetti non esposti)
di eliminazione urinaria di uranio totale in tutti i soggetti.
L'analisi delle percentuali isotopiche ha rivelato la presenza di UI
[93].
Analisi di campioni effettuate nel corso di un secondo viaggio
scientifico, nel 2002, hanno rivelato concentrazioni di uranio fino a
200 volte più elevate che nei soggetti campione. Questi tassi elevati
di uranio totale sono stati misurati nei distretti di Tora Bora, Yaka
Toot, Lal Mal, Makam Khan Farm, Arda Farm, Bibi Mahro, Poli Cherki e
all'aeroporto di Kabul. I due viaggi hanno rivelato forme identiche di
uranio non impoverito UNI in tutte le zone studiate dell'Est
dell'Afghanistan. I tassi di uranio registrati nei campioni di suolo
prelevati sui siti dell'operazione Enduring Freedom erano da 2 a 3
volte superiori che i tassi di concentrazione di 2-3 mg/kg osservati
nel mondo. Le concentrazioni nell'acqua erano significativamente più
elevate dei massimali tollerati dall'OMS. Le ricerche dell'UMRC si
estendono al Centro, ad Ovest ed al Nord dell'Afghanistan. Oltre il
proseguimento degli studi sull'analisi delle urine per misurare gli
isotopi di uranio, una collaborazione interdisciplinare dedicata
all'esame clinico approfondito delle funzioni renali e polmonari, degli
studi fitogenici delle aberrazioni cromosomiche nel sangue periferico
dei soggetti contaminati, degli studi al microscopio elettronico e
nanopatologico di campioni di tessuto proveniente da biopsie ed
autopsie sono stati messi a punto. Studi longitudinali di vecchi
combattenti della prima guerra del Golfo e della popolazione dell'Est dell'Afghanistan proseguiranno, come anche le ricerche sulle malattie non spiegate dei veterani della seconda guerra
del Golfo. Studi clinici organizzati nei centri medici universitari
internazionali e nelle istituzioni di ricerche valuteranno gli effetti
dell'UI e dell’UNI sui sistemi renale e respiratorio ricorrendo ai
metodi moderni della morfologia funzionale e computer grafica. Le
ricerche verteranno soprattutto sulla trasformazione neoplastica [94],
l'apoptosi cellulare, la mutagenesi [95] ed il rischio cancerogeno
[96]. Studi di contaminazione ambientale e di biodistribuzione
verteranno sugli effetti acuti e cronici dei composti d'isotopi di
uranio e valuteranno le dosi cumulative di radiazioni ed i loro effetti
biologici dall'introduzione della guerra radioattiva.
Gli studi sul terreno sono attualmente estesi alla popolazione civile
dell'Iraq, della striscia di Gaza, dei Balcani e in nuove zone
dell'Afghanistan. I nostri studi confermano la scoperta di U236 nei
campioni di terra dei siti bombardati del Kosovo e la presenza di
particelle di UI. Questi campioni contenevano centinaia di particelle
per milligrammo di suolo contaminato, di cui il 50% di particelle di
diametro inferiore a 1,5_m e la maggior parte di diametro inferiore a
5_m. [97]
Noi cerchiamo di valutare questi risultati durante i nostri viaggi
scientifici nelle zone dove i combattimenti hanno avuto luogo.
Conclusione
La guerra
CBRN moderna e la possibilità che i terroristi utilizzino
clandestinamente dei mezzi di dispersione di materie radioattivi danno
una nuova dimensione alla gestione delle masse di vittime. Il ruolo
della medicina nella guerra nucleare e radiologica è limitato dalla totale mancanza di capacità di reagire alle conseguenze complesse della sindrome radioattiva acuta, delle ferite combinate e della contaminazione della biosfera e della popolazione umana. Dalle recenti malattie
ad eziologia non spiegata, la patogenesi e le manifestazioni cliniche
costringono i medici ad intervenire quando le modalità del trattamento
pongono problemi insoluti. Gli effetti nocivi dei radionuclidi che si
sono depositati nell'organismo a seguito dei conflitti militari degli
ultimi decenni, in particolare gli effetti degli isotopi di uranio,
sono trattati abbondantemente nella letteratura recente. La necessità
di analisi interdisciplinari ben preparate e coordinate sulle
conseguenze ambientali e mediche della guerra
CBRN, portando inevitabilmente progressi nella ricerca oggettiva e non
fondata su chiacchiere, con l'obiettivo di fare luce sulle malattie
non spiegate che hanno fatto seguito ai conflitti, genererà conoscenze
approfondite in questo capitolo importante della scienza medica.
Asaf Durakovic
Uranium Medical Research Center (Washington D.C.)
Fonte: www.voltairenet.org
Link: www.voltairenet.org/article151597.html
12.09.07
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da DRACULIA
Per le note nel testo, vedi l'articolo originale.
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